Ucraina, Kellogg: la pace è vicina, occhi su Donbass e Zaporizhzhia

Keith Kellogg, inviato speciale uscente del presidente Donald Trump per l’Ucraina, ha affermato che un accordo per porre fine alla guerra è «davvero vicino» e che la sua concretizzazione dipende dalla risoluzione di due questioni ancora aperte: il destino del Donbass e la situazione della centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Keith Kellogg ha detto:

“Siamo negli ultimi dieci metri: è lì che nascono le difficoltà maggiori.”

Nel corso di un intervento alla Ronald Reagan Presidential Library and Museum a Simi Valley (California), Kellogg — il cui mandato si concluderà a gennaio — ha spiegato che i negoziati si sono concentrati sulle fasi finali dell’accordo, quelle più complesse da risolvere.

Le questioni centrali: Donbass e centrale di Zaporizhzhia

Secondo Kellogg, le due questioni che rimangono fondamentali riguardano innanzitutto il quadro territoriale, con particolare riferimento al futuro del Donbass, e poi la sorte della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, attualmente sotto il controllo russo.

Keith Kellogg ha detto:

“Se risolviamo queste due questioni, penso che il resto si risolverà abbastanza bene.”

La questione del controllo territoriale tocca temi sensibili come lo status politico delle aree contese, la sicurezza delle popolazioni civili e garanzie di non aggressione future, mentre la centrale di Zaporizhzhia solleva preoccupazioni internazionali per i rischi radiologici e per la stabilità degli approvvigionamenti energetici nella regione.

Bilancio delle vittime e impatto umanitario

Kellogg ha descritto l’entità delle perdite umane come senza precedenti per un conflitto regionale, sostenendo che, secondo le sue valutazioni, Russia e Ucraina avrebbero insieme subito oltre due milioni di vittime tra morti e feriti dall’inizio dell’invasione. Ha anche sottolineato la difficoltà di ottenere dati verificabili, poiché né RussiaUcraina pubblicano stime ritenute pienamente attendibili.

Keith Kellogg ha detto:

“La portata delle morti e dei feriti è orribile.”

Questa valutazione ha implicazioni sia sul piano umanitario, con la necessità di assistenza sanitaria e aiuti per i civili, sia su quello politico, perché numeri così elevati complicano la riconciliazione e la ricostruzione post-conflitto.

Stato del controllo territoriale

Secondo le ricostruzioni più diffuse, attualmente la Russia controlla una porzione significativa del territorio ucraino, stimata intorno al 19,2%: questo include la penisola di Crimea annessa nel 2014, l’intera regione di Lugansk, oltre l’80% di Donetsk, circa il 75% di Kherson e di Zaporizhzhia, oltre a frammenti delle regioni di Kharkiv, Sumy, Mykolaiv e Dnipropetrovsk.

La distribuzione del controllo territoriale è un elemento chiave per qualsiasi accordo politico, poiché determina sia i confini concreti sia le condizioni di sicurezza e di governance che dovranno essere negoziate.

Attacco notturno e obiettivi energetici

Nella notte successiva alle dichiarazioni, le forze armate ucraine hanno riferito che le operazioni belliche russe hanno incluso un massiccio attacco con droni e missili volto a colpire infrastrutture in diverse aree del Paese, comprese regioni occidentali distanti centinaia di chilometri dal fronte.

Le segnalazioni parlano dell’impiego di oltre 650 droni e di 51 missili nel corso della notte. Le sirene d’allarme sono suonate anche in parti orientali della Polonia, vicino al confine con l’Ucraina, mentre in alcune aree ucraine si registrano danni e feriti.

Almeno tre persone sono rimaste ferite nella regione di Kiev, e l’operatore di rete elettrica nazionale, Ukrenergo, ha segnalato che una parte consistente dell’attacco ha preso di mira centrali elettriche e altri impianti energetici.

Negli ultimi mesi gli attacchi alle infrastrutture energetiche si sono intensificati: questo tipo di operazioni mira sia a degradare la capacità di fornitura di elettricità, riscaldamento e acqua sia a aumentare la pressione su istituzioni e popolazioni civili in vista dell’imminente stagione invernale.

Conseguenze politiche e considerazioni internazionali

La combinazione di questioni territoriali, rischi per la sicurezza nucleare e attacchi alle infrastrutture civili rende i negoziati estremamente complessi. Ogni possibile soluzione dovrà contemperare esigenze di sicurezza, garanzie internazionali e misure di protezione per i civili e gli impianti critici.

Un accordo, se raggiunto, richiederà inoltre meccanismi di monitoraggio e verifica credibili, il coinvolgimento di attori internazionali e forme di assistenza per la ricostruzione e il ritorno delle persone sfollate. Le questioni energetiche e nucleari, in particolare, richiederanno supervisione tecnica indipendente per evitare ulteriori escalation e per garantire la sicurezza a lungo termine.

Nel frattempo la situazione umanitaria resta gravemente compromessa e la priorità per le istituzioni e gli attori internazionali rimane la tutela delle popolazioni civili e la prevenzione di incidenti che possano avere conseguenze su scala regionale.



Author: Tony
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