Smascherare gli allarmi sulla chiusura del carry trade in yen
- 7 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Con il prevedibile aumento dei tassi da parte della Bank of Japan (BOJ) la prossima settimana, alcuni osservatori temono un rafforzamento repentino del yen che possa scatenare lo smantellamento dei carry trade e mettere sotto pressione attività rischiose come il Bitcoin.
Tuttavia, questa lettura trascura elementi chiave dei posizionamenti valutari e obbligazionari, e non coglie il rischio più probabile: un aumento dei rendimenti giapponesi che, ancorando e potenzialmente alzando i rendimenti globali, finirebbe per gravare sulle attività rischiose più che sul yen stesso.
Il ruolo del yen e del carry trade
Il meccanismo del cosiddetto yen carry trade consiste nel prendere in prestito yen a costi molto bassi in Giappone per investire in attività con rendimenti più alti all’estero. Per decenni i tassi giapponesi sono rimasti vicini allo zero, spingendo operatori e fondi a finanziare posizioni in azioni tecnologiche statunitensi e titoli del Treasury degli Stati Uniti.
Questa strategia è stata molto diffusa perché, per lunghi periodi, il yen è stato una delle valute di finanziamento più economiche tra le valute principali, mentre alcune asset class estere offrivano rendimenti o performance superiori.
Perché lo scenario di panico è probabilmente sovrastimato
Anche dopo l’aumento atteso, i tassi nominali in Giappone rimarrebbero relativamente bassi rispetto ad altre economie: si prevede un livello intorno allo 0,75% contro circa il 3,75% negli Stati Uniti. Questo divario di rendimento continua a rendere attraenti gli asset statunitensi e riduce l’incentivo a un disimpegno di massa dai carry trade.
Inoltre, gran parte dell’effetto è già stata assorbita dai mercati: i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni (i JGB) sono saliti a livelli che riflettono l’aspettativa di normalizzazione della politica monetaria, riducendo l’impatto immediato di un singolo rialzo dei tassi sullo yen.
Posizionamento degli investitori sul yen
Un fattore critico è la posizione netta degli speculatori sul yen, che negli ultimi mesi è risultata sensibilmente meno esposta alla vendita della valuta rispetto a periodi precedenti. Questo significa che, dopo il rialzo atteso, lo spazio per un acquisto di panico del yen appare limitato.
Nella precedente crisi valutaria si è verificata una vendita massiccia di attività rischiose quando il BOJ aumentò i tassi dallo 0,25% allo 0,5% il 31 luglio 2024, con conseguente irrigidimento dei mercati. In quel frangente il rendimento a 10 anni stava per superare lo 1% per la prima volta da decenni, amplificando la reazione. Oggi i rendimenti sono già saliti e l’effetto sorpresa è meno probabile.
Vale inoltre la pena considerare che la funzione del yen come barometro di rischio globale è stata messa in discussione, con valute come il franco svizzero che talvolta offrono alternative di rifugio a volatilità relativa più contenuta.
I rischi reali per i mercati globali
Il pericolo più concreto non è tanto un improvviso e duraturo rafforzamento del yen, quanto l’effetto che una normalizzazione prolungata dei tassi giapponesi potrebbe avere sui rendimenti globali. Se i rendimenti dei JGB contribuissero a sostenere livelli elevati dei rendimenti del Treasury statunitense, ciò potrebbe annullare le attese di tagli dei tassi da parte della Fed e mantenere costi di finanziamento elevati a livello mondiale.
Rendimenti persistentemente alti aumentano il costo del capitale, comprimono valutazioni e riducono la propensione al rischio degli investitori, incidendo negativamente su azioni e criptovalute. Questo canale operativo è più probabile che determini un rallentamento dei mercati rischiosi rispetto a un semplice ritorno del yen.
Un ulteriore fattore di rischio macroeconomico è la spinta verso un’espansione fiscale globale promossa da alcuni leader politici: un aumento coordinato della spesa pubblica potrebbe incrementare i timori sul debito e spingere al rialzo i rendimenti obbligazionari, favorendo un clima di avversione al rischio.
Conclusioni e punti di attenzione
È plausibile aspettarsi una fase di maggiore volatilità in corrispondenza del rialzo dei tassi della BOJ, ma la probabilità che si ripeta uno shock di pari intensità a quanto osservato in agosto 2025 sembra ridotta: i mercati hanno già parzialmente prezzato la normalizzazione e i posizionamenti sul yen non favoriscono un’ondata di acquisti speculativi incontrollati.
Gli operatori dovrebbero però monitorare con attenzione l’interazione tra i rendimenti dei JGB e quelli dei Treasury: se la normalizzazione giapponese dovesse sostenere livelli elevati dei rendimenti globali, l’impatto sui mercati azionari e sulle criptovalute potrebbe essere significativo, indipendentemente dall’andamento del yen.