Lega inasprisce le regole per la cittadinanza: obbligatorio l’esame di integrazione
- 7 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La proposta di legge presentata dalla Lega alla Camera introduce una stretta sui criteri di attribuzione e revoca della cittadinanza italiana: il testo prevede che lo straniero nato in Italia debba superare, al compimento dei 18 anni, un esame di integrazione e non abbia condanne o procedimenti penali per delitti non colposi per ottenere la cittadinanza.
Tra le novità più rilevanti figurano nuove cause di revoca: una condanna definitiva superiore a cinque anni oppure superiore a tre anni per reati di violenza di genere, stupro, maltrattamenti contro familiari e conviventi, stalking, revenge porn, nonché per reati “culturalmente motivati” quali la costrizione o l’induzione al matrimonio, le pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili e la tratta di esseri umani.
Motivazioni e posizionamento politico
I firmatari spiegano che l’intervento legislativo mira a rendere più selettivo l’accesso allo status di cittadino, ritenuto un riconoscimento da conferire solo a chi dimostri di meritarlo, anche alla luce di recenti consultazioni popolari.
Riccardo Molinari e i deputati Jacopo Morrone, Giorgia Andreuzza, Ingrid Bisa ed Elena Maccanti hanno affermato:
“Unitamente ai sondaggi e all’ascolto quotidiano dei cittadini nelle strade e nelle piazze, si può affermare che gli italiani considerano lo status di cittadino come un riconoscimento importante, da attribuire solo agli stranieri residenti nel territorio nazionale che dimostrino di meritarlo.”
Esame di integrazione e requisiti per i maggiorenni
Secondo il disegno di legge, l’esame per ottenere la cittadinanza serve a verificare l’effettiva integrazione e la conoscenza delle regole sociali e giuridiche essenziali. Contenuti e modalità della prova saranno stabiliti dal Ministero dell’interno, che definirà criteri formali e standard valutativi.
Il testo propone inoltre di raddoppiare il periodo di residenza legale minimo richiesto per i minori figli o discendenti di secondo grado di cittadini italiani: si passerebbe da due a quattro anni di residenza prima di poter chiedere la cittadinanza al raggiungimento della maggiore età.
Tempi amministrativi e revoca della cittadinanza
Sul piano procedurale il progetto di legge mira a ridurre i tempi di conclusione delle pratiche: i termini per il riconoscimento verrebbero accorciati da 24 a 12 mesi, con possibilità di proroga fino a 24 mesi anziché 36.
Per quanto riguarda la revoca della cittadinanza, il testo abbassa da 10 a 2 anni il termine per l’adozione del provvedimento e sopprime la norma che oggi impedisce la revoca qualora l’interessato non possieda o non possa acquisire un’altra cittadinanza, soluzione che secondo i proponenti in molti casi rende di fatto non applicabile la revoca.
Modifiche ai criteri di ricongiungimento familiare
La proposta introduce anche una fase di selezione più rigorosa per i ricongiungimenti familiari, escludendo la possibilità di ingresso a chi, nella vita attiva, non abbia fornito alcun contributo al progresso della comunità nazionale e possa determinare un incremento degli oneri per le prestazioni sociali piuttosto che rappresentare un sostegno per la collettività.
Nel dettaglio il testo precisa che tale esclusione riguarda in particolare genitori a carico o persone ultracinquantenni, con un chiaro riferimento alla necessità di evitare oneri eccessivi per il sistema di welfare.
Viene anche proposto di aumentare la soglia di reddito minimo annuo richiesta per il ricongiungimento: si passerebbe dall’attuale parametro basato sull’assegno sociale maggiorato di una quota per ogni familiare, a una soglia pari al triplo dell’assegno sociale incrementato dell’intero importo per ciascun familiare da ricongiungere. Infine, è previsto l’obbligo di assicurazione sanitaria per ogni familiare oggetto di ricongiungimento.
Implicazioni operative e possibili criticità
Se approvato, il nuovo impianto normativo avrebbe impatti significativi su diversi livelli amministrativi: dagli uffici comunali che gestiscono le pratiche di cittadinanza, al Ministero dell’interno per la definizione delle prove d’esame, fino ai tribunali chiamati a valutare i casi di revoca. L’accorciamento dei tempi e l’introduzione di nuovi criteri selettivi richiederanno risorse formative e organizzative per assicurare applicazione uniforme.
Dal punto di vista giuridico, alcune disposizioni potrebbero essere oggetto di valutazioni rispetto agli obblighi internazionali contro la statelessness e ai principi di proporzionalità e tutela dei diritti fondamentali. Sul piano politico, la proposta si inserisce nel dibattito più ampio su immigrazione, integrazione e ruolo dello Stato nella definizione delle condizioni di accesso alla cittadinanza.
Effetti sulle comunità e sulle politiche locali
Le modifiche previste potrebbero influire sulle strategie di inclusione sociale e sui percorsi di integrazione delle seconde generazioni, con possibili ricadute sul mercato del lavoro, sull’accesso ai servizi e sul tessuto associativo locale che spesso svolge attività di mediazione culturale e supporto legale.
Per questo motivo, l’attuazione della riforma richiederebbe coordinamento tra livelli di governo, risorse aggiuntive per formazione e assistenza, e possibili linee guida per uniformare l’applicazione dei criteri nelle diverse realtà territoriali.