L’amministrazione Trump sottovaluta bitcoin e blockchain nella strategia di sicurezza nazionale

Donald Trump è entrato in carica all’inizio dell’anno e parte del suo consenso elettorale del 2024 è stato attribuito a promesse di amministrazione favorevole alle criptovalute, che hanno convinto molti elettori interessati al settore digitale.

Nei primi mesi il governo ha adottato misure nette a favore delle crypto: è stato firmato un ordine esecutivo che ha annullato alcune politiche dell’era precedente, è stato istituito il President’s Working Group on Digital Asset Markets e l’amministrazione ha esplicitamente vietato l’introduzione di una CBDC statunitense.

Contestualmente, l’esecutivo ha sostenuto il progetto di legge noto come GENIUS Act, destinato a fornire il primo quadro federale significativo per la regolazione degli stablecoin, e sono state ridotte o ritirate alcune azioni di enforcement contro società del settore crypto.

Tra le iniziative simboliche, l’amministrazione ha anche costituito una riserva strategica in bitcoin, suscitando però critiche da chi auspicava che la dotazione venisse incrementata con acquisti sul mercato anziché con bitcoin confiscati.

Mancata menzione nella strategia di sicurezza nazionale

Nel documento più recente sulla strategia di sicurezza nazionale gli asset digitali e la tecnologia blockchain non compaiono tra le priorità esplicite, mentre vengono invece indicati come cruciali settori quali intelligenza artificiale, biotecnologie e calcolo quantistico.

La strategia di sicurezza nazionale afferma:

“Vogliamo assicurarci che la tecnologia statunitense e gli standard degli Stati Uniti — in particolare nell’intelligenza artificiale, nelle biotecnologie e nel calcolo quantistico — guidino il progresso mondiale.”

L’assenza di riferimenti alle criptovalute suggerisce che l’amministrazione e l’apparato statale continuino a percepire le crypto principalmente come strumenti finanziari, non come leve tecnologiche strategiche in grado di consolidare la leadership nazionale nel campo digitale.

Implicazioni politiche e di mercato

La scelta di non inserire esplicitamente le criptovalute nella strategia centrale può avere diverse conseguenze: influire sulle priorità regolamentari, ridurre l’allocazione di risorse pubbliche per ricerca e sviluppo in ambiti collegati e orientare l’attenzione legislativa verso tecnologie considerate più rilevanti per la sicurezza nazionale.

Strutture come il President’s Working Group on Digital Asset Markets hanno un ruolo di coordinamento tra enti regolatori e ministeri; tuttavia, senza una chiara collocazione strategica nel documento di sicurezza, il loro peso politico e la portata delle proposte (ad esempio quelle contenute nel GENIUS Act) potrebbero risultare limitati.

Anche gli organi di vigilanza finanziaria, come il Dipartimento del Tesoro e la SEC, continueranno a giocare un ruolo centrale nel definire regole e forme di enforcement: la loro azione operativa rimane uno degli elementi che più incidono sull’evoluzione del mercato delle criptovalute e sulla fiducia degli investitori.

Dal punto di vista dei mercati, l’effetto immediato dell’omissione nella strategia potrebbe essere di incertezza: la percezione che le crypto non siano un asset tecnologico strategico può attenuare gli impulsi di adozione istituzionale e influenzare la volatilità di strumenti come il bitcoin, oltre a orientare gli investimenti verso settori indicati come prioritari.

Per comprendere gli sviluppi futuri sarà importante monitorare evoluzioni legislative, eventuali nuovi ordini esecutivi, decisioni di enforcement e segnali di policy da parte delle principali agenzie federali, oltre alle reazioni dei mercati finanziari e degli operatori del settore.