Censis: il 30% degli italiani ritiene i regimi autocratici più adatti a governare oggi
- 5 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il 59° rapporto del Censis offre una sintesi dell’umore e delle preoccupazioni degli italiani in una fase caratterizzata da incertezze geopolitiche, fragilità economica e trasformazioni sociali profonde.
Censis osserva:
“Ci siamo inoltrati in un’età selvaggia, del ferro e del fuoco, di predatori e di prede. E il grande gioco politico cambia le sue regole, privilegiando ora la sfida, ora la prevaricazione illimitata. Perciò il 62% degli italiani ritiene che l’Unione europea non abbia un ruolo decisivo nelle partite globali. Il 53% crede che sia destinata alla marginalità in un mondo in cui vincono la forza e l’aggressività, anziché il diritto e l’autorità degli organismi internazionali. Per il 74% l’american way of life non è più un modello socio‑culturale, un tempo da imitare e oggi irriconoscibile. Il 55% è convinto che la spinta del progresso in Occidente si sia esaurita e adesso appartenga a Cina e India. Il 39% ritiene che le controversie tra le grandi potenze si risolvano ormai mediante i conflitti armati, i cui esiti fisseranno i confini del nuovo ordine mondiale. Infine, il 30% condivide una convinzione inaudita: le autocrazie sono più adatte allo spirito dei tempi.”
Percezione dell’Europa e del contesto internazionale
Secondo il rapporto, una quota significativa della popolazione esprime sfiducia nell’efficacia dell’Unione europea e degli organismi multilaterali nel governare le grandi trasformazioni globali. Questo clima cognitivo può condurre a pressioni politiche interne per strategie nazionaliste o per scelte di politica estera più autonome, con impatti sulle alleanze e sulle politiche commerciali.
La percezione che la leadership economica si stia spostando verso Cina e India ha ripercussioni anche sulle priorità di politica industriale e sulle misure per attirare investimenti e innovazione. Lo scetticismo verso il modello statunitense riflette inoltre una ridefinizione dei riferimenti culturali e sociali nel Paese.
Debito pubblico, costi degli interessi e rischio per il welfare
Il Censis richiama l’attenzione sul livello elevato del debito pubblico italiano e sui costi degli interessi, che superano la spesa per servizi ospedalieri e incidono pesantemente sugli investimenti pubblici. Questa dinamica, unita al rallentamento della crescita dovuto all’invecchiamento demografico e alla contrazione della popolazione attiva, prospetta un ridimensionamento dei servizi sociali.
La combinazione di alti oneri finanziari e bassa crescita aumenta il rischio di tagli al welfare o di riallocazioni di spesa che possono alimentare tensioni sociali. Come reazione, l’81% degli intervistati ritiene opportuno tassare i giganti del web che eludono la giusta contribuzione fiscale, indicando una forte domanda di equità fiscale e risorse aggiuntive per le politiche pubbliche.
Industria in sofferenza e segnali di riconversione
La produzione industriale italiana ha mostrato una tendenza negativa prolungata: l’indice resta in calo per oltre due anni con poche e deboli riprese. La produzione manifatturiera è diminuita nel 2023 e nel 2024 e ha proseguito il segno negativo nei primi nove mesi dell’anno in corso.
Alcuni settori risultano particolarmente colpiti: tessile e abbigliamento, mezzi di trasporto, meccanica e metallurgia registrano flessioni rilevanti, mentre solo pochi comparti come elettronica, alimentare, farmaceutica e legno e carta mostrano segnali di ripresa nel 2025. Parallelamente si osserva un aumento marcato della produzione di armamenti, segnale di domanda legata sia alla geopolitica sia a politiche di riarmo che influiscono sull’industria nazionale.
Il rischio è che il cosiddetto “lungo autunno industriale” degeneri in un processo di deindustrializzazione, con conseguenze permanenti per l’occupazione, la capacità d’innovazione e la tenuta territoriale. Ciò richiede interventi pubblici mirati per la riconversione, gli investimenti in ricerca e il sostegno alle filiere strategiche.
Allarme sul futuro della protezione sociale e comportamenti individuali
La preoccupazione per un welfare debole è diffusa: il 78,5% teme di non poter contare su servizi sanitari e assistenziali adeguati in caso di non autosufficienza, mentre il 72,3% giudica insufficiente l’intervento dello Stato di fronte a eventi estremi legati al cambiamento climatico o a catastrofi naturali.
Questa percezione spinge una parte della popolazione a considerare forme di protezione privata: il 54,7% sarebbe disposto a pagare fino a 70 euro al mese per tutelarsi contro i rischi di non autosufficienza o danni climatici, e il 52,3% dichiara l’intenzione di rimodulare i consumi per destinare risorse a assicurazioni (vita, salute, non autosufficienza).
Tuttavia, la disponibilità dichiarata non sempre si traduce in azioni concrete: il 70% degli italiani non ha intrapreso misure finanziarie o assicurative per proteggersi, mentre solo il 10,7% ha effettivamente scelto polizze specifiche. Molti si affidano a soluzioni informali: il 37,2% rimanda il problema, il 34,5% conta sui risparmi, il 22,0% spera nel welfare pubblico, il 19,9% si appoggia alla famiglia e il 14,7% a reti di volontariato o amici.
Pensionati come rete di sostegno e disciplina finanziaria degli anziani
Il rapporto evidenzia il ruolo cruciale dei pensionati nella solidarietà famigliare: il 43,2% eroga regolarmente aiuti economici a figli, nipoti o parenti, e il 61,8% ha offerto o prevede di offrire contributi per spese importanti, come l’acquisto della prima casa.
Una quota maggioritaria (54,2%) ritiene giusto indicizzare all’inflazione anche le pensioni oltre i 2.500 euro lordi, segnalando una visione delle pensioni non come rendite privilegiate ma come risorse che spesso sostengono più generazioni. I pensionati mostrano inoltre comportamenti prudenti: il 94,2% è cauto nelle spese, l’89,7% gestisce con attenzione i risparmi e l’82,2% controlla scrupolosamente il bilancio familiare.
Una larga parte degli anziani desidera rimanere attiva: il 72,6% dei pensionati vorrebbe continuare a lavorare se possibile, ma chiede che tale attività non comporti penalizzazioni fiscali o di altro tipo. Questa disponibilità apre a riflessioni su politiche del lavoro flessibili e misure che valorizzino competenze ed esperienza.
Conclusioni e implicazioni per le politiche
Il rapporto del Censis dipinge un Paese preoccupato per la tenuta delle protezioni sociali, la competitività industriale e la collocazione internazionale. Le risultanze indicano priorità chiare per le politiche pubbliche: rafforzare il welfare in modo sostenibile, promuovere investimenti produttivi e innovativi, ridefinire la strategia fiscale nei confronti delle grandi piattaforme digitali e gestire le conseguenze sociali di un possibile riassetto geopolitico.
Le indicazioni emergenti dal rapporto offrono una base informativa per il dibattito pubblico e per le decisioni di governo, chiamati a conciliare vincoli di bilancio e bisogni crescenti di protezione e sviluppo.