Sigarette, proposta danese: rincari fino a 2 euro a pacchetto
- 4 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La Europa rilancia la stretta sul tabacco: la proposta più recente, promossa dalla presidenza dannegese del Consiglio, sarà discussa il 4 dicembre al Working Party on Tax Questions e introduce aumenti fiscali molto più incisivi rispetto alla bozza iniziale della Commissione europea.
Contesto e origine della proposta
La prima versione della revisione della direttiva sulle accise del tabacco (nota come Ted) elaborata dalla Commissione europea nel luglio 2025 prevedeva già aumenti significativi dei prezzi al consumo: stime preliminari indicavano incrementi medi fino al 20% e rincari molto elevati per singole categorie, con impatti importanti su sigarette, tabacco trinciato e sigari.
Risultato della consultazione pubblica
Dopo la pubblicazione della bozza, è stata svolta una consultazione pubblica cui hanno risposto circa 17.000 cittadini europei, di cui circa 3.000 provenienti dall’Italia. Il 92% dei partecipanti si è dichiarato contrario agli aumenti ritenuti eccessivi e punitivi per tutti i prodotti da fumo, esprimendo preoccupazioni su occupazione, accesso a alternative a minor rischio e incremento del mercato illecito.
La versione danese: maggiori impatti
La proposta rivista dalla presidenza dannegese aggrava ulteriormente i profili tassativi: tra le misure più rilevanti figurano aumenti fino al 132% per il tabacco riscaldato rispetto alla proposta iniziale (pari a quasi 2 euro a confezione in alcune stime) e rincari che arrivano fino al 1.000% per le bustine di nicotina. Per i prodotti innovativi senza combustione è previsto un livello minimo di tassazione ben superiore a quello applicato ad alcuni tabacchi tradizionali: circa 360 euro al kg contro i 215 euro al kg del tabacco trinciato destinato al consumo fumato.
Destinazione del gettito e obiezioni degli Stati
Uno degli aspetti più contestati riguarda la destinazione del maggior gettito: diversi Paesi membri hanno espresso dissenso sulla possibilità che parte consistente delle entrate non resti agli Stati nazionali ma venga incamerata a livello comunitario. Stati come Italia, Grecia, Svezia e Bulgaria hanno manifestato riserve formali, mentre stime preliminari diffuse in sede politica indicano un potenziale introito aggregato nell’ordine di circa 15 miliardi di euro, qualora le misure fossero approvate senza modifiche.
Effetti sulla filiera e sul mercato illegale
Le organizzazioni del settore e alcuni analisti segnalano rischi concreti per la filiera del tabacco: investimenti in prodotti alternativi e processi di innovazione potrebbero essere penalizzati, mettendo a rischio posti di lavoro tra agricoltori, trasformatori e industrie. Un aumento significativo del prezzo al dettaglio, per esempio vicino a 2 euro a confezione, potrebbe inoltre incentivare il mercato illegale e il contrabbando, con effetti avversi su entrate fiscali effettive e tutela della salute pubblica.
Implicazioni per l’innovazione e la salute pubblica
Un punto rilevante del dibattito riguarda il trattamento fiscale delle alternative a minor rischio: equiparare la tassazione di prodotti senza combustione a quella dei prodotti combustibili potrebbe disincentivare lo sviluppo e la diffusione di soluzioni meno dannose, bloccando processi di rinnovamento industriale volti a ridurre l’impatto sanitario del fumo.
Prossime tappe e quadro istituzionale
La discussione del 4 dicembre al Working Party on Tax Questions rappresenta una fase iniziale del confronto tra governi nazionali su emendamenti e possibili mediazioni. Successivamente la proposta, se modificata o approvata, dovrà attraversare le procedure del Consiglio dell’Unione europea, con possibili negoziati tra Stati membri e ulteriori consultazioni istituzionali prima di diventare normativa vincolante.
Conclusioni
La riforma delle accise sul tabacco è destinata a influenzare in modo rilevante mercati, entrate pubbliche e politiche di salute pubblica. Il bilanciamento tra obiettivi fiscali, tutela dell’occupazione, contrasto al contrabbando e promozione dell’innovazione nelle alternative meno dannose rimane al centro del confronto tra istituzioni e Stati membri nelle prossime fasi legislative.