Russia: entrate da gas e petrolio crollano del 33,8% a novembre
- 3 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Gli ultimi contatti tra Russia e Stati Uniti hanno posto nuovamente al centro il tema dell’adesione dell’Ucraina alla Nato, considerata uno dei nodi principali nelle trattative diplomatiche. I colloqui, svoltisi al Cremlino con la partecipazione di delegati statunitensi, hanno toccato inoltre questioni di sicurezza territoriale e garanzie per il futuro.
Yuri Ushakov ha dichiarato:
“L’adesione dell’Ucraina alla NATO è una delle questioni chiave”.
Posizioni statunitensi e punti di frizione sul terreno
Nel dibattito è emersa anche una lettura distinta dei confini di controllo nel Donbass: secondo esponenti statunitensi il contendere riguarda porzioni limitate del territorio, mentre la discussione più ampia verte sulle garanzie di sicurezza che possano assicurare all’Ucraina la protezione da future aggressioni.
Marco Rubio ha osservato:
“Lo scontro tra russi e ucraini è sul 20% del Donetsk e sulle garanzie di sicurezza da fornire a Kiev per rassicurarla che non sarà mai più invasa.”
Nel contesto interno italiano, il gruppo politico della Lega ha manifestato riserve sul decreto che prevede la proroga degli aiuti militari all’Ucraina, rinviando il voto e chiedendo ulteriori chiarimenti sulle modalità e sui tempi dell’assistenza.
Supporto militare e iniziativa PURL
Alla ministeriale degli esteri della Nato è stato fatto il punto sulle forniture e sul coordinamento tra alleati. Diversi Paesi hanno già contribuito a un programma mirato di supporto militare per l’Ucraina, volto a soddisfare esigenze prioritarie sul campo.
Mark Rutte ha dichiarato al termine della riunione:
“Ora oltre due terzi degli alleati hanno contribuito all’iniziativa PURL, per un totale di 4 miliardi, e siamo in marcia per 5 miliardi entro la fine dell’anno: solo una manciata di alleati non lo hanno fatto ed è una buona notizia”.
La sigla PURL indica la Prioritized Ukraine Requirements List, un meccanismo pensato per coordinare le forniture di equipaggiamenti e materiali militari verso l’Ucraina, ottimizzando consegne, interoperabilità e scorte strategiche tra gli alleati.
Andamento delle entrate energetiche russe
I ricavi derivanti dalla vendita di gas e petrolio verso le casse dello Stato russo hanno registrato un calo significativo, con potenziali effetti sul bilancio centrale e sulle possibilità di finanziamento della spesa pubblica e militare.
Secondo i dati diffusi dal Ministero delle Finanze della Federazione Russa, il gettito di novembre si è attestato a 530,9 miliardi di rubli, in diminuzione del 33,8% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Nel periodo gennaio-novembre la flessione complessiva risulta del 21,4%.
Questo calo riflette fattori multipli, tra cui il mutato panorama delle esportazioni energetiche, le variazioni dei prezzi internazionali e l’effetto delle sanzioni e delle contromisure adottate da diversi Paesi. La contrazione delle entrate energetiche pone sfide di medio termine per la gestione fiscale e la capacità di sostenere programmi statali prioritari.
Posizione della Bce sui fondi congelati e limiti giuridici
Il ruolo della Bce nella gestione dei cosiddetti “frozen asset” e nella possibilità di impiegare tali risorse a favore dell’Ucraina è stato oggetto di dibattito istituzionale. La questione coinvolge aspetti legali e il confine tra politiche monetarie e responsabilità degli Stati membri.
Christine Lagarde ha detto:
“Come Bce faremo tutto ciò che possiamo, ma non violeremo il Trattato: non possiamo monetizzare le obbligazioni degli Stati membri. Fare da ‘backstop’ per sostituire gli impegni degli Stati sarebbe una violazione dell’articolo 123 del Trattato.”
La richiamata clausola del Trattato impedisce alla banca centrale di finanziare direttamente i deficit pubblici degli Stati membri, una limitazione che determina i confini operativi dell’istituto europeo rispetto a misure straordinarie di sostegno finanziario. Le dichiarazioni sottolineano la necessità di soluzioni coordinate tra governi e istituzioni comunitarie per usare risorse congelate nel rispetto del quadro giuridico europeo.
Nel complesso, gli sviluppi descritti mettono in evidenza come le trattative diplomatiche, la mobilitazione degli alleati e le dinamiche economiche si intreccino, influenzando le opzioni strategiche disponibili per gestire il conflitto e le sue ricadute regionali e globali.