Rischio di sfruttamento e illegalità per chi si allontana in cerca di lavoro
- 3 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Nei primi sei mesi di quest’anno sono stati 2.572 i minori che si sono allontanati volontariamente dal sistema di accoglienza; nello stesso periodo del 2024 il numero era stato di 7.357.
Dimensione del fenomeno e profilo dei minori
Si tratta in prevalenza di adolescenti che, dopo essere entrati in contatto con i servizi d’accoglienza, decidono di allontanarsi senza lasciare tracce cert e: in alcuni casi ricompaiono in altre zone del Paese, in altri casi invece scompaiono dai circuiti protetti.
Questi ragazzi sono particolarmente vulnerabili alla marginalità e allo sfruttamento: rischiano di entrare nel lavoro nero, di commettere reati per sopravvivere o di essere reclutati da reti criminali che li considerano molto appetibili per la loro minore età.
Cause degli allontanamenti
La ragione più frequente è la volontà di spostarsi dai luoghi di sbarco verso centri cittadini dove sono presenti comunità nazionali di riferimento, servizi più strutturati e maggiori opportunità di lavoro informale.
Altri minori mirano a raggiungere parenti o connazionali che vivono in altri Paesi europei, soprattutto nel Nord Europa, seguendo percorsi migratori già pianificati prima della partenza.
Oliviero Forti ha detto:
“Molti arrivano con l’idea precisa di lavorare: hanno affrontato viaggi pericolosi e trovano i tempi del nostro sistema troppo lunghi. Sono per lo più sedicenni o diciassettenni che scelgono la via più rapida, ma uscire dai circuiti protetti li espone a derive pericolose.”
Problemi del sistema di accoglienza
Le difficoltà di accesso ai Sai (il sistema di accoglienza integrato e più articolato) e la prolungata permanenza nei Cas (i centri di assistenza straordinaria, spesso orientati a vitto e alloggio di prima emergenza) aggravano la situazione.
Ritardi nelle procedure, lungaggini burocratiche e tempi prolungati per l’inserimento scolastico riducono le possibilità di integrazione e spingono i ragazzi verso soluzioni autonome e non protette.
Un rafforzamento dei Sai, una migliore gestione della transizione dalla prima accoglienza alla seconda e la semplificazione delle procedure amministrative sono misure indicate sia dagli operatori che dalle organizzazioni che lavorano sul campo.
Composizione nazionale e rischi specifici
Nei primi sei mesi dell’anno, la maggior parte degli allontanamenti ha riguardato minori di nazionalità eritrea (circa il 28% del totale), seguiti da giovani provenienti dall’Egitto e da altri paesi nordafricani e sub-sahariani.
La combinazione di età giovane, assenza di reti familiari stabili e difficoltà di accesso a percorsi formali di istruzione e lavoro aumenta l’esposizione a sfruttamento lavorativo, abuso e criminalità organizzata.
Piero Mangano ha detto:
“Se i minori stranieri soli non vengono accolti adeguatamente, il pericolo è lo sfruttamento e l’esclusione sociale. Investire in un’accoglienza efficace è una scelta preventiva di sicurezza e sviluppo.”
Implicazioni politiche e proposte operative
Il fenomeno richiede interventi coordinati tra i diversi livelli istituzionali: ministeri dell’Interno, dell’Istruzione e del Lavoro, enti locali e soggetti del terzo settore. È necessario accelerare le procedure di tutela, nominare tutori con tempi certi e attivare percorsi formativi rapidi.
Misure pratiche includono l’ampliamento dei posti nei Sai, l’implementazione di sportelli dedicati per l’inserimento scolastico e il lavoro legale, nonché campagne informative rivolte a minori e famiglie sui rischi del lavoro irregolare.
Un approccio preventivo e basato sui diritti dei minori contribuisce non solo a ridurre lo sfruttamento ma anche a migliorare la coesione sociale e la sicurezza delle comunità in cui questi ragazzi vivono o transitano.