Minori stranieri soli, 18mila nelle strutture: emergenza tra fondi bloccati

La gestione dell’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati continua a mettere in difficoltà i Comuni, tra ritardi nei rimborsi statali e posti disponibili insufficienti: al 31 ottobre risultavano presenti nelle strutture dedicate 18.038 minori.

La maggior parte dei giovani ha tra i 16 e i 17 anni ed è di sesso maschile; la quota femminile è circa il 12%, ma le ragazze sono spesso tra le più vulnerabili, avendo subìto in molti casi violenze o torture prima dell’arrivo in Italia.

I dati sulle presenze, aggiornati mensilmente dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, riguardano esclusivamente i minori ospitati nelle strutture del sistema di accoglienza o collocati presso famiglie. A questi vanno aggiunti i ragazzi che si allontanano volontariamente dai centri e che rientrano solo parzialmente nelle reti di protezione, talvolta trasferendosi in altre aree del Paese.

Distribuzione regionale

La collocazione dei minori sul territorio nazionale è caratterizzata da forti squilibri: alcune regioni e province si trovano sotto pressione per gli arrivi via mare e via terra, mentre altre ospitano numeri molto più contenuti. Questo squilibrio dipende da fattori logistici e amministrativi, come la vicinanza ai punti di ingresso, la capacità di accoglienza già attiva e le procedure di smistamento coordinate dalle Prefetture e dagli enti locali.

Per attenuare le disomogeneità è necessaria una pianificazione congiunta tra Stato, Regioni e Comuni, che includa il potenziamento dei posti e una distribuzione più equilibrata delle risorse, oltre a misure per rafforzare i servizi a tutela dei minori più vulnerabili.

Posti e risorse

Nel 2024 i 5.977 posti disponibili nei centri Sai — il sistema di accoglienza e integrazione gestito dai Comuni, che fornisce non solo vitto e alloggio ma anche percorsi scolastici e formativi — hanno ospitato complessivamente 9.510 minori. Il numero di ospiti supera dunque i posti disponibili perché, nell’arco dell’anno, lo stesso posto può essere occupato da più persone a causa del compimento della maggiore età o di uscite volontarie.

A marzo il ministero dell’Interno ha autorizzato il finanziamento di ulteriori 1.000 posti Sai, ma la capacità resta insufficiente rispetto al fabbisogno. Di conseguenza molti minori rimangono nelle strutture di prima accoglienza, comprese le temporanee, che spesso garantiscono soltanto vitto e alloggio e non i servizi di seconda accoglienza necessari per l’integrazione.

I posti in prima accoglienza sono progettati per permanenze brevi in attesa del trasferimento in strutture di seconda accoglienza; tuttavia, la carenza di ricettività e la gestione disomogenea sul territorio prolungano i tempi di permanenza in strutture non idonee.

Al 30 giugno la ripartizione era la seguente: il 16% dei minori si trovava in centri di prima accoglienza (incluse strutture miste temporanee che ospitano anche adulti), il 63% era in strutture di seconda accoglienza (oltre ai centri Sai, comunità educative e servizi analoghi) e il 21% era collocato in famiglia, con una presenza significativa di nuclei ucraini.

La scarsità di posti in prima accoglienza obbliga frequentemente i Comuni a farsi carico di situazioni di emergenza, trovando soluzioni spesso non sostenibili nel medio termine.

Leonardo Arcidiacono, responsabile area minori del Comune di Catania, ha detto:

“Spesso ci viene chiesto di ospitare minori anche a seguito di rintracci notturni, ma non disponiamo di strutture adeguate. Siamo costretti a inserirli nei centri Sai, dove però i ragazzi già presenti hanno avviato percorsi di integrazione: l’arrivo di nuovi minori crea problemi organizzativi e relazionali. Attualmente nei centri Sai del nostro territorio ospitiamo 285 giovani, tra minori e over 18 che hanno ottenuto una proroga amministrativa, ossia la possibilità di restare ancora per un periodo limitato.”

Il Governo si è impegnato a rimborsare ai Comuni le spese sostenute per l’accoglienza: sono previsti rimborsi per il 2023 (80 milioni), per il 2024 (120 milioni) e per il 2025. La questione era esplosa la scorsa estate, quando i sindaci avevano segnalato un buco finanziario stimato intorno ai 200 milioni che stava mettendo a rischio la capacità degli enti locali di garantire i servizi.

Resta però aperta la necessità di interventi strutturali: oltre a coprire le risorse arretrate, servono investimenti significativi per ampliare i posti in prima e seconda accoglienza, potenziare l’accoglienza in famiglia e in affido, rafforzare i servizi di tutela (identificazione, tutela legale, assistenza psicologica) e promuovere percorsi di integrazione scolastica e lavorativa per ridurre il rischio di esclusione sociale e sfruttamento.

Una strategia efficace richiede coordinamento tra Stato, Regioni, Prefetture e Comuni, con piani di medio periodo che bilancino la distribuzione territoriale delle responsabilità e prevedano misure specifiche per le categorie più fragili, in particolare le ragazze vittime di violenze.



Author: Tony
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