Piano transizione 5.0 per una manovra più semplice e efficace
- 2 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Semplificato nell’impianto ma ancora incerto nelle coperture finanziarie: il nuovo piano di incentivi Transizione 5.0, inserito nel Ddl di bilancio, è destinato a subire modifiche durante l’esame parlamentare, con l’obiettivo di alleggerire gli oneri documentali per le imprese e consentire l’autocertificazione sugli obiettivi di risparmio energetico associati agli investimenti.
La lista dei beni strumentali ammessi all’iperammortamento è sostanzialmente pronta e punta a includere settori tecnologici emergenti come intelligenza artificiale e cybersecurity. Per accelerare l’entrata in vigore delle norme si valuta di inserire le disposizioni applicative direttamente in emendamento, evitando il complicato iter del decreto interministeriale e prevedendo al massimo un decreto direttoriale di dettaglio.
Nel frattempo, però, il confronto tra il ministero dell’Economia, il ministero delle Imprese e del made in Italy e il ministero degli Affari Ue, del Pnrr e della coesione si concentra sul problema più complesso: come finanziare contemporaneamente i progetti rimasti in lista d’attesa per il 2025 e il prolungamento del nuovo piano oltre il 2026.
Le procedure semplificate
Per ridurre la complessità normativa dell’attuale Transizione 5.0, il testo inserito nel Ddl di bilancio prevede la trasmissione telematica delle comunicazioni e delle certificazioni tramite una piattaforma gestita dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), con modelli standardizzati. Questo dovrebbe razionalizzare gli adempimenti e ridurre i tempi di gestione.
In particolare, è allo studio l’eliminazione dell’obbligo di una certificazione «ex ante» rilasciata da un soggetto terzo che attestasse la riduzione dei consumi conseguibile grazie agli investimenti. Al suo posto si sta valutando di ammettere l’autocertificazione da parte dell’impresa, mantenendo però l’obbligo di una certificazione «ex post» per verificare la reale conformità degli interventi dichiarati.
Gli allegati con i beni strumentali
Il lavoro tecnico condotto dal ministero delle Imprese prevede l’aggiornamento dell’elenco dei beni, originariamente inserito nella legge di bilancio 2017 che avviò il piano Industria 4.0, attraverso due allegati distinti (allegato A per i beni materiali e allegato B per i beni immateriali).
La proposta di aggiornamento amplia il perimetro includendo tecnologie che, all’epoca dell’avvio del piano, erano ancora in fase iniziale. Tra le voci citate nei testi di modifica si segnalano sistemi di misura e ispezione in linea basati su machine vision avanzata e intelligenza artificiale/edge per il controllo qualità; apparecchiature indossabili (wearable) per assistenza e formazione; sistemi di gestione energetica di sito (EMS) e soluzioni per l’integrazione di fonti rinnovabili e accumuli.
Per l’allegato B, dedicato ai beni immateriali, sono previste aperture verso piattaforme di intelligenza artificiale avanzata e generativa, piattaforme di cybersecurity per l’IT, sistemi per la tutela della privacy riguardanti l’accesso e la portabilità dei dati dei prodotti connessi e soluzioni di multiaccess edge computing.
Il problema delle risorse
La principale criticità resta la copertura finanziaria. Dopo lo stop al piano comunicato il 7 novembre, quando la spesa ha superato i 2,5 miliardi concordati con la Ue nella rimodulazione del Pnrr, le imprese hanno continuato a presentare domande, creando una lista d’attesa consistente.
Alla chiusura delle prenotazioni, fissata al 27 novembre, gli importi richiesti hanno raggiunto i 4,8 miliardi, generando un disavanzo di circa 2,3 miliardi rispetto al plafond previsto. Considerando anche che la misura Transizione 4.0 ha superato di 100 milioni il tetto di 2,2 miliardi, il gap complessivo da coprire è stimato attorno a 2,4 miliardi.
Per mitigare la pressione sui conti pubblici il MIMIT ha imposto l’opzione obbligatoria per chi aveva prenotato sia i crediti d’imposta 4.0 sia quelli 5.0, e parte dei progetti presentati potrebbero decadere per mancanza di requisiti. Tuttavia anche in uno scenario prudente, che preveda la decadenza di una quota rilevante delle domande, il Tesoro si troverebbe comunque a dover reperire tra gli 800 milioni e 1 miliardo di euro.
Tra le ipotesi in discussione per affrontare il problema figurano il differimento di alcune spese, la riallocazione di risorse interne al bilancio e l’allungamento temporale del piano oltre il 2026, ma ogni soluzione richiede scelte politiche e tecniche coordinate tra ministeri e Parlamento.
L’esito delle modifiche parlamentari e la definizione delle coperture saranno determinanti per la capacità delle imprese di pianificare gli investimenti in tecnologie abilitanti, e per l’efficacia complessiva degli strumenti di modernizzazione produttiva volti a sostenere la competitività e la transizione energetica.