La strategia di Michael Saylor (MSTR) conquista un deciso rimbalzo dopo il tracollo di lunedì mattina

Un forte calo notturno del prezzo del bitcoin, accentuato da un’operazione di raccolta di capitale difficile da digerire, ha fatto precipitare le azioni di Strategy (MSTR), che nella sessione mattutina statunitense di lunedì hanno perso il 12,5% arrivando al livello più basso da quasi quindici mesi.

Nonostante il bitcoin sia rimasto vicino ai minimi di sessione — intorno a 86.710,99 $ con punte verso i 85.000 $ — Strategy (MSTR) è riuscita quasi a cancellare l’intera perdita, chiudendo la giornata «solo» in calo del 3,25%.

Al momento non ci sono indicazioni evidenti che il movimento sia altro rispetto a una copertura di posizioni corte da parte di ribassisti che avevano già preso profitto; al minimo di giornata a 155,61 $ il titolo segnava una perdita di quasi il 40% nel solo ultimo mese e di circa il 66% rispetto al massimo raggiunto a metà luglio 2025.

In questi contesti, chi mantiene posizioni ribassiste oltre quei livelli rischia di trovarsi in una situazione molto svantaggiosa, considerata la volatilità intrinseca sia del titolo che del bitcoin.

Dollaro dominante e scelta di finanziamento

Alle pressioni di mercato e alle domande degli investitori sulla capacità di finanziare i dividendi delle azioni privilegiate, Michael Saylor e il team di Strategy hanno annunciato la scorsa settimana di aver venduto azioni ordinarie per mettere da parte una riserva di 1,44 miliardi di dollari. Questa liquidità servirà a coprire i dividendi delle azioni privilegiate per i prossimi 21 mesi, con l’obiettivo di raggiungere una copertura minima di 24 mesi.

La mossa è stata interpretata come un drastico cambiamento tattico per la società che ha fatto del bitcoin la sua principale riserva patrimoniale: il forte calo del prezzo della criptovaluta e la conseguente compressione della capitalizzazione di mercato rispetto alla dotazione in bitcoin hanno probabilmente ridotto le alternative disponibili senza ricorrere alla vendita del consistente portafoglio di monete (circa 650.000 BTC alla verifica più recente).

Molti azionisti ordinari, preoccupati per l’effetto diluitivo della nuova emissione, hanno reagito vendendo massicciamente, contribuendo al calo del titolo durante la giornata.

Nel comunicato la società ha spiegato che l’intento è creare una riserva finanziaria che permetta di onorare obblighi di dividendi e interessi senza dover monetizzare immediatamente gli asset in criptovalute, riducendo così il rischio di vendite forzate in un mercato volatile.

Critiche esterne e reazioni

Peter Schiff ha commentato la decisione con durezza, sottolineando le presunte contraddizioni del modello adottato.

“Il nuovo modello di business di Strategy è vendere azioni per raccogliere liquidità, poi comprare Treasury statunitensi che rendono circa il 4% per finanziare debito e azioni privilegiate con costi dell’8%–10%.”

Peter Schiff ha aggiunto:

“Oggi inizia la fine di Strategy. Saylor è stato costretto a vendere azioni non per comprare Bitcoin, ma per ottenere dollari che coprano interessi e dividendi. Il titolo è compromesso, il modello è discutibile e la leadership è sotto accusa.”

Le critiche sottolineano il rischio percepito dagli investitori che la strategia finanziaria possa trasformarsi in un circolo vizioso di emissione di capitale per coprire obblighi correnti, con ricadute sulla valutazione e sulla fiducia del mercato.

Prospettive e contenuto per gli investitori

Resta incerto se il rimbalzo intraday possa rappresentare un minimo strutturale per le azioni di Strategy o semplicemente una ripresa temporanea legata alla chiusura di posizioni corte. Gli investitori dovranno valutare la tenuta del bilancio aziendale, la capacità di mantenere le riserve dichiarate e l’evoluzione del prezzo del bitcoin, che rimane il fattore esogeno dominante.

Storicamente, sono numerose le occasioni in cui osservatori esterni hanno previsto il collasso del comparto delle criptovalute e delle società collegate, per poi vedere inversioni del mercato nell’arco di settimane o mesi. Questo ricorda come, in mercati altamente volatili, i giudizi definitivi debbano arrivare solo dopo una valutazione approfondita dei fondamentali e della liquidità aziendale.

Per gli stakeholder istituzionali e gli analisti, la vicenda pone nuovamente il tema del bilanciamento tra esposizione a asset volatili e la necessità di garanzie liquide per onorare obbligazioni finanziarie, un nodo centrale per la governance e il rating di società che adottano strategie non convenzionali di tesoreria.