La Russa: entro natale serve un decreto per far scontare la pena a casa

Un appello per intervenire subito sul tema del sovraffollamento carcerario è stato lanciato dal presidente del Senato Ignazio La Russa in occasione della presentazione del libro L’emergenza negata, scritto da Gianni Alemanno e Fabio Falbo, detenuti nel carcere di Rebibbia. La proposta concreta evocata è quella di un decreto che consenta a chi ha già scontato la maggior parte della pena di completarla «in altro modo», per dare immediato sollievo a strutture prossime al collasso.

L’appello per un decreto sul sovraffollamento

Secondo il presidente del Senato, servono misure rapide che alleggeriscano la pressione sulle carceri, anche prima di intervenire su progetti strutturali come nuove costruzioni o ammodernamenti che richiederebbero tempi lunghi.

Ignazio La Russa ha affermato:

«Bisogna fare qualcosa subito con un decreto, per dare un po’ di respiro alle carceri al collasso, lasciando che chi ha quasi interamente scontato la pena possa finirla dentro di sé o in un altro luogo.»

La proposta mira a trovare un equilibrio tra la tutela dell’ordine pubblico e la necessità di garantire condizioni detentive compatibili con i diritti fondamentali. Si tratta di un intervento orientato a misure individualizzate, come l’affidamento in prova, la detenzione domiciliare o forme di sorveglianza elettronica, per casi selezionati.

La presentazione del libro e l’uso degli avatar

La presentazione del volume ha assunto toni particolari perché agli autori, entrambi detenuti, è stato negato il permesso di partecipare in presenza e non è stato autorizzato neppure un collegamento da remoto. Per questo motivo i loro interventi sono stati letti da avatar creati con l’Intelligenza artificiale.

Gianni Alemanno ha denunciato la situazione abitativa all’interno della casa circondariale:

«La condizione nel carcere non è nemmeno paragonabile a quella dei campi rom o dei ricoveri per persone senza dimora.»

L’uso di avatar ha riacceso il dibattito su diritti dei detenuti e sulle modalità di partecipazione a iniziative culturali: da un lato il rispetto delle norme di sicurezza, dall’altro la necessità di ascoltare voci che provengono dall’interno del sistema penitenziario.

Esperienza professionale e proposta graduale

Il presidente del Senato ha ricordato la propria esperienza come avvocato penalista per giustificare la scelta di proporre interventi progressivi piuttosto che soluzioni immediate esclusivamente infrastrutturali.

Ignazio La Russa ha osservato:

«Più che pensare alla soluzione ideale del rapporto tra società e detenzione, dobbiamo passo passo verificare ciò che è realizzabile; se l’edilizia carceraria fosse la soluzione del sovraffollamento ci vorrebbero anni, ma in questo periodo qualcosa di praticabile si può attuare.»

Con queste parole si è voluta sottolineare l’urgenza di misure temporanee e selettive, capaci di ridurre in tempi brevi la pressione su personale e strutture, pur nell’ambito delle garanzie processuali e dei vincoli legislativi esistenti.

Il dibattito sulla carcerazione preventiva

La proposta di intervenire con provvedimenti d’urgenza si inserisce in un confronto più ampio sul ruolo della carcerazione preventiva e sulla durata dei processi. Sul tema si è espresso anche il Guardasigilli Carlo Nordio, indicando nella regolamentazione della custodia cautelare una possibile strada per ridurre il numero dei detenuti in attesa di giudizio.

Carlo Nordio ha dichiarato:

«Abbiamo circa il 25% della popolazione carceraria costituita da persone in attesa della condanna definitiva; una parte è stata ingiustamente detenuta. Quest’anno abbiamo pagato 24 milioni di euro per detenzioni ingiuste.»

Le osservazioni del Ministro della Giustizia riaprono il tema della necessità di bilanciare le esigenze cautelari con la tutela dei diritti individuali e con l’efficienza del sistema processuale. Quanto proposto comporta implicazioni legislative e operative che richiederebbero confronti tra magistratura, avvocatura e istituzioni politiche.

Possibili misure alternative e impatto istituzionale

Un decreto mirato potrebbe prevedere criteri selettivi per misure alternative alla detenzione per coloro che hanno già scontato la maggior parte della pena: misure come l’affidamento in prova, la detenzione domiciliare con controllo elettronico, programmi di reinserimento sociale e monitoraggio psicologico. Tali misure dovrebbero però essere accompagnate da protocolli di valutazione del rischio e garanzie per le parti lese.

Dal punto di vista istituzionale, ogni intervento richiede un coordinamento tra il Ministero della Giustizia, gli uffici giudiziari, le amministrazioni penitenziarie e gli enti locali, oltre a un confronto con le organizzazioni che si occupano di esecuzione penale e reinserimento. La politica dovrà valutare il bilanciamento tra efficacia delle misure e il consenso sociale su temi sensibili come sicurezza e giustizia.

In sintesi, la proposta lanciata durante la presentazione del libro evidenzia l’urgenza di interventi praticabili nel breve termine, ma apre anche un dibattito più ampio su riforme strutturali del sistema penitenziario, tempi processuali e tutela dei diritti fondamentali delle persone detenute.



Author: Tony
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