Il freno dell’export trascina la meccanica varia nel rosso del 2025
- 2 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il 2025 per la meccanica varia rappresentata dalla Federazione Anima si chiude con una flessione contenuta: la produzione cala dell’1,4%, pari a poco oltre 800 milioni, portando il valore totale a 59,1 miliardi di euro. La contrazione riguarda soprattutto l’export, in calo dell’1,7% a 32,9 miliardi, in un contesto globale complicato dall’aumento delle barriere commerciali e da una serie di dazi che hanno rallentato gli scambi e sospeso numerosi piani di investimento.
Struttura del comparto e performance settoriali
La rilevazione dell’ufficio studi della Federazione Anima copre un’area ampia e diversificata, comprendente settori quali movimentazione, lavorazione alimentare, valvole e rubinetteria, caldaie e impianti per l’edilizia, nonché apparati per la sicurezza e la logistica. Questa eterogeneità, pur attenuando in parte gli scostamenti, non ha evitato la maggior parte delle diminuzioni: soltanto il comparto degli impianti per la sicurezza chiude il 2025 in pareggio, mentre gli altri settori perdono terreno rispetto al 2024.
La contrazione più marcata si registra nel macrosettore legato all’edilizia, dove persiste l’effetto del rallentamento delle attività legate agli incentivi precedenti, con impatti sulla domanda interna e sui tempi di investimento delle imprese fornitrici di impianti e componentistica.
Richieste delle imprese e misure di policy
Pietro Almici ha commentato:
“Il momento è complesso e ciò che serve innanzitutto è chiarezza e stabilità normativa. Il piano Transizione 5.0, finora poco utilizzabile nella sua formulazione attuale, andrebbe ripensato per consentire alle aziende di programmare con orizzonte pluriennale: proponiamo una misura di durata triennale e di semplice applicazione. Le imprese devono poter pianificare gli investimenti, non trasformarsi in consulenti legali.”
La richiesta sottolinea l’importanza di strumenti prevedibili e operativi per favorire la transizione tecnologica e digitale del tessuto industriale, riducendo gli oneri amministrativi che ostacolano l’accesso agli incentivi.
Critiche alle norme europee e impatto del CBAM
Le imprese associate esprimono inoltre preoccupazione per l’aumento della burocrazia a livello comunitario e per l’implementazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism). Tale strumento, pensato per evitare illecito spostamento delle emissioni e per allineare i prezzi del carbonio in ingresso, comporta però oneri amministrativi e costi aggiuntivi per molte filiere, con possibile perdita di competitività per specifici comparti.
Gli operatori segnalano il rischio che, senza adeguati tempi di transizione e misure di accompagnamento, il CBAM possa amplificare gli effetti negativi derivanti dalle turbolenze del commercio internazionale, colpendo soprattutto le imprese che operano su mercati con forti pressioni sui costi e margini ridotti.
Dinamica dell’export e prospettive per gli investimenti
La diminuzione complessiva della produzione è trainata principalmente dalla contrazione delle vendite oltreconfine: nessuno dei macrocomparti monitorati registra un incremento dell’export rispetto al 2024. Le tecnologie per l’industria subiscono la riduzione più significativa, prossima al 3%.
Il quadro riflette diverse cause: irrigidimento delle catene di fornitura, incertezza normativa, rialzo dei dazi e prudenza degli investimenti sia da parte dei clienti finali sia degli operatori industriali. Per mitigare l’impatto sono necessari interventi che favoriscano la stabilità fiscale e normativae, semplifichino l’accesso agli incentivi e accompagnino le imprese nella transizione energetica e digitale, consentendo loro di pianificare e sostenere programmi di investimento pluriennali.