Bitcoin potrebbe crollare a $65.000 e travolgere gli altcoin
- 2 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La tarda serata di lunedì ha visto Bitcoin scendere sotto i 83.000 dollari per un breve periodo, innescando una correzione rapida e disordinata alimentata da scarsa liquidità, un allarme macroeconomico proveniente dal Giappone durante il weekend e preoccupazioni crescenti su una possibile modifica della metodologia di MSCI.
Movimenti di mercato e condizioni di liquidità
Nei primi scambi in Asia, i prezzi si sono stabilizzati sopra gli 85.000 dollari, mentre altre criptovalute hanno registrato perdite fino al 2%: XRP, Ether (ETH), Cardano (ADA), Solana (SOL) e BNB Chain (BNB).
Operatori di mercato hanno osservato che la caduta non è stata determinata principalmente dai soliti fattori macro, ma piuttosto dall’incapacità del mercato di assorbire anche stress moderati in un contesto di profondità degli ordini ridotta.
Farzam Ehsani ha detto:
“La discesa di Bitcoin sotto i 90.000 dollari è il risultato della collisione tra una struttura di mercato fragile e condizioni di liquidità deboli osservate nel weekend.”
Farzam Ehsani ha aggiunto:
“La pressione sui mercati si è intensificata perché il book degli ordini era poco profondo e il mercato non disponeva della profondità necessaria per resistere a un ulteriore shock di liquidità macroeconomica.”
Possibile revisione di MSCI e scenari per le società interessate
Un ulteriore elemento strutturale che preoccupa gli operatori è la decisione in attesa da parte di MSCI circa l’esclusione dagli indici globali delle società il cui bilancio risulta fortemente concentrato in asset digitali.
La proposta riguarda gruppi che detengono complessivamente oltre 137 miliardi di dollari in attività digitali, tra cui Strategy, Marathon, Riot, Metaplanet e American Bitcoin, equivalenti a circa il 5% di tutto il Bitcoin esistente.
Nel caso di una riclassificazione, le regole degli indici richiederebbero una revisione delle partecipazioni che potrebbe tradursi in vendite forzate delle azioni di tali società, con flussi di capitale significativi e impatti sui prezzi.
Farzam Ehsani ha detto:
“Qualsiasi cambiamento normativo attiverebbe automaticamente una revisione delle partecipazioni, potenzialmente portando a vendite forzate delle azioni di queste società e innescando rilevanti flussi di capitale.”
Gli investitori si preparano quindi a possibili squilibri di breve periodo legati a tali movimenti forzati, che potrebbero amplificare volatilità e pressioni sui mercati correlati alle criptovalute.
Prospettive tecniche e livelli da osservare
La debolezza di dicembre ha fatto seguito a un novembre negativo per Bitcoin, che ha chiuso il mese con una perdita del 17,5%, una delle flessioni mensili più marcate degli ultimi tre anni.
Un calo sostenuto al di sotto della soglia di circa 80.500 dollari potrebbe aprire la strada a un movimento più profondo verso l’obiettivo tecnico di circa 64.000 dollari indicato da alcuni trader.
Farzam Ehsani ha detto:
“Se il mercato continuerà a scendere, Bitcoin potrebbe testare la fascia 60.000-65.000 dollari. A tali livelli, grandi operatori istituzionali potrebbero mostrare interesse ad acquisire volumi significativi.”
Lo scenario tecnico evidenzia quindi livelli chiave di supporto che, se violati, potrebbero attirare sia vendite di panico sia ordini di acquisto su larga scala da parte di investitori istituzionali che cercano esposizione a prezzi scontati.
Flussi degli ETF statunitensi e segnali on-chain
Al di fuori di Bitcoin, gli ETF sulle criptovalute quotati negli Stati Uniti hanno continuato a registrare afflussi selettivi: i fondi su Solana hanno messo a segno cinque settimane consecutive di acquisti netti, per oltre 600 milioni di dollari dall’ultima parte di ottobre, mentre gli ETF spot su XRP hanno cumulato oltre 666 milioni di dollari di flussi.
I dati on-chain provenienti da CryptoQuant e Glassnode mostrano un graduale drenaggio della leva finanziaria nel sistema, un segnale che riduce alcuni rischi strutturali ma non compensa completamente le incertezze macroeconomiche e quelle legate agli indici.
In sintesi, il mercato rimane vulnerabile a shock di liquidità e a possibili movimenti forzati legati a cambiamenti nella composizione degli indici, mentre i flussi selettivi negli ETF e la diminuzione della leva offrono indizi contrastanti sul livello di rischio a breve termine.