Reggio Calabria, i dati svelano l’amara verità
- 1 Dicembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Reggio Calabria si conferma ultima, per il secondo anno consecutivo, nella classifica sulla Qualità della vita, con un peggioramento marcato di molti indicatori: se nel 2024 la provincia era oltre la centesima posizione in 16 parametri su 90, nel 2025 i casi sono saliti a 27, segnale di un deterioramento diffuso delle condizioni di vita locali.
Lla bellezza del lungomare, tuttavia, offre un contrasto netto con la realtà quotidiana: entrando in città dalla bretella del porto si apre uno scorcio che sembra promettere opportunità. Lo Stretto di Messina, l’Etna innevato all’orizzonte e il mare che riflette la vicina Sicilia, alimentano un immaginario turistico e paesaggistico che però non si estende oltre il primo chilometro e mezzo della città.
Su quel tratto si affacciano il giardino botanico e l’eleganza del Corso Garibaldi, ma appena oltre emergono periferie segnate dal degrado: strade dissestate, incuria diffusa e un parco auto invecchiato e rumoroso. Lo squilibrio non riguarda soltanto il capoluogo, ma l’intera provincia, composta dalle aree della Locride sullo Ionio, della Piana di Gioia Tauro sul Tirreno e dell’Aspromonte che divide i due versanti.
La posizione generale, la 107ª nella graduatoria complessiva, è la somma di risultati bassi in più ambiti: 107° per Affari e lavoro, 107° per Ambiente e servizi e 101° per Ricchezza e consumi. Si tratta di un territorio a basso reddito: il 40,6% delle famiglie ha un Isee sotto i 7.000 euro, il reddito medio pro capite si aggira poco sopra i 15.000 euro, mentre la pensione di vecchiaia si colloca intorno ai 21.000 euro. Allo stesso tempo l’inflazione locale, al 2%, risulta superiore alla media nazionale, comprimendo ulteriormente il potere d’acquisto.
Nella componente Affari e lavoro la provincia si trova nelle ultime 15 posizioni per quasi tutti gli indicatori: si segnala comunque una posizione relativamente migliore per le start up innovative (30ª), mentre le pensioni di vecchiaia occupano il 22° posto come voce che, in assenza di forme estese di welfare, fornisce spesso un sostegno al reddito delle famiglie.
Nonostante un tasso di natalità che colloca la provincia al 7° posto in classifica, il fenomeno migratorio è rilevante: il saldo migratorio totale è negativo (-2,5) e la provincia si posiziona 106ª, praticamente agli ultimi posti. Secondo dati Istat per il 2025, a emigrare non sono soltanto i giovani in cerca di lavoro, ma anche pensionati che si trasferiscono al Nord per ricongiungersi ai figli e per accedere a servizi sanitari percepiti come più efficaci; la provincia risulta 102ª per l’emigrazione ospedaliera.
La tornata elettorale locale, prevista per la prossima primavera, arriva in questo contesto. L’attuale sindaco, Giuseppe Falcomatà, recentemente eleggibile al Consiglio regionale e figlio di Italo, non è più in corsa per il Comune, e il centrosinistra che ha governato per dodici anni si presenta indebolito. Alle ultime elezioni regionali la forza politica più votata in città e provincia è stata Forza Italia, ma la competizione rimane aperta.
Contrasti territoriali e criticità dei servizi
Dietro i numeri si profilano criticità strutturali: una rete sanitaria percepita come inefficiente in alcune aree, problemi infrastrutturali e di trasporto, un welfare locale non integrato e servizi pubblici in sofferenza. In alcuni casi la carenza di personale e di risorse ha portato a ricorrere a misure temporanee o a personale proveniente dall’estero, ma tale approccio non sostituisce una programmazione sanitaria organica e sostenibile nel medio-lungo periodo.
Un elemento ricorrente nel dibattito pubblico è la grande opera simbolo che incide sull’immaginario e sulle strategie di sviluppo: il Ponte sullo Stretto. Al di là delle polarizzazioni politiche, la sua realizzazione o meno non risolve da sola problemi di coesione territoriale, mobilità integrata, logistica portuale e sviluppo economico, che richiedono piani complessivi e coerenti.
Prospettive e interventi necessari
Per invertire la tendenza serve un progetto di sviluppo unitario, assente in modo strutturale dagli anni Novanta. Le politiche efficaci dovrebbero combinare investimenti in infrastrutture fisiche e digitali, il rafforzamento dei servizi sanitari territoriali, interventi mirati per la riqualificazione urbana delle periferie e misure per incentivare l’imprenditoria locale e l’attrazione di capitale umano.
Il coinvolgimento coordinato di istituzioni nazionali, regionali e locali, insieme a una programmazione che sappia utilizzare risorse nazionali ed europee in modo trasparente e orientato a risultati misurabili, è un elemento imprescindibile. Rafforzare la formazione professionale, promuovere filiere produttive strategiche (logistica del porto, agricoltura di qualità, turismo sostenibile) e sostenere start up e innovazione possono contribuire a creare lavoro qualificato sul territorio.
Infine, le prossime elezioni comunali rappresentano un’occasione per impostare una strategia condivisa e pragmatica, capace di affrontare crisi immediate e di gettare le basi per una ripresa strutturale: serve governance, visione e coesione tra attori pubblici e privati per trasformare le potenzialità paesaggistiche e logistiche in opportunità economiche e sociali durature.