Ex Ilva Genova, lavoratori tornano in sciopero e bloccano la produzione

La protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Genova – stabilimento di Cornigliano è ripresa questa mattina dopo una sospensione avvenuta giovedì, alla vigilia di un incontro previsto al ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Situazione e mobilitazione

A seguito di un’assemblea, i lavoratori hanno proclamato uno sciopero immediato e si sono mossi in corteo con alcuni mezzi pesanti lasciando lo stabilimento. Il presidio si è concentrato presso la stazione di Cornigliano, dove i lavoratori hanno dichiarato di non volersi spostare fino a nuove comunicazioni ufficiali.

La decisione nasce dall’insoddisfazione verso gli esiti dell’ultimo confronto istituzionale e dalla preoccupazione per ipotesi di fermata degli impianti nel Nord, con ricadute occupazionali e produttive sull’intero territorio coinvolto.

Le richieste dei sindacati

Stefano Bonazzi ha dichiarato:

“I lavoratori dell’Ilva di Genova riprendono la lotta esattamente dove l’hanno lasciata: l’incontro di venerdì è andato molto male. Non c’è la riapertura degli impianti del Nord e resta la prospettiva di una fermata per gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi. I lavoratori non sono disposti ad accettare questa ipotesi. La richiesta è netta: ritiro del piano corto, ovvero evitare che Taranto produca poco e quel poco non venga inviato al Nord per essere lavorato.”

Armando Palombo ha dichiarato:

“Ci hanno tolto 200mila tonnellate di zincato, non ci sarà nessun aumento della cassa: dovremmo stare quattro mesi senza fare niente. A un cinquantenne prospettare uno scenario del genere non è accettabile. Se il Governo avesse deciso di chiudere, il prezzo che gli faremo pagare sarebbe altissimo. Per questo oggi riprendiamo quanto interrotto giovedì: non molleremo, siamo dalla parte della ragione e abbiamo mantenuto in funzione gli impianti.”

Antonio Apa ha dichiarato:

“Si tolgano dalla testa qualsiasi ipotesi di chiusura di Cornigliano e dell’intero complesso siderurgico. L’incontro di venerdì a Roma con il ministro è stato del tutto insoddisfacente. Non ci convincono le rassicurazioni del ministro Urso su ulteriori trattative con operatori internazionali e una possibile cordata italiana: sono favole, perché da 15 mesi non si è concretizzata la cessione dell’ex Ilva. Il Governo ha oggi una finestra di stabilità e conti pubblici in ordine, quindi è necessario individuare una cordata italiana con partecipazione diretta dello Stato.”

Ruolo delle istituzioni e prospettive

La vertenza coinvolge oltre alle sigle sindacali anche la Regione e il governo centrale: il confronto riguarda sia la continuità produttiva sia la ricerca di un compratore o di una soluzione industriale in grado di garantire occupazione e filiere di fornitura. Per ‘cordata italiana’ si intende un insieme di operatori nazionali — con possibile partecipazione pubblica — che rilevino e rilancino l’attività industriale, operazione che comporta scelte di politica industriale e ricadute sul mercato del lavoro locale.

Marco Bucci ha dichiarato:

“Venerdì siamo riusciti a ottenere, perlomeno, la latta e ora stiamo lavorando per la zincatura; proseguiremo su questo fronte. Sono previsti ulteriori incontri con il ministro Urso nel corso della settimana. Ci sarà da negoziare e continueremo a farlo, ma restiamo in attesa del compratore finale e faremo il possibile affinché la vicenda si concluda entro il 28 febbraio.”

Nei prossimi giorni sono attese nuove riunioni istituzionali. L’esito delle trattative determinerà le misure da adottare per la gestione degli impianti e per la tutela dell’occupazione, con possibili scenari che vanno dal rilancio produttivo a riorganizzazioni più complesse. Le parti coinvolte sottolineano l’importanza di trovare soluzioni che salvaguardino sia la continuità produttiva sia i posti di lavoro.



Author: Tony
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