Media: tre attivisti italiani feriti da coloni in Cisgiordania; Netanyahu chiede la grazia al presidente Herzog
- 30 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Quattro attivisti internazionali, di cui tre di nazionalità italiana e uno di Canada, sono rimasti feriti domenica 30 novembre durante un attacco condotto da coloni israeliani nella comunità di Ein al-Duyuk, nelle vicinanze di Gerico, in Cisgiordania, dopo che i responsabili hanno fatto irruzione nell’abitazione dove alloggiavano gli attivisti.
Secondo le testimonianze raccolte sul posto, un gruppo di circa dieci individui travisati si sarebbe introdotto nella residenza all’alba, aggredendo gli occupanti e sottraendo effetti personali, tra cui passaporti e telefoni cellulari.
Le forze mediche e le autorità locali hanno soccorso i feriti e provveduto al loro trasferimento presso il ospedale di Gerico per le cure del caso; non risultano, al momento, condizioni compatibili con un pericolo di vita.
Condizioni dei tre attivisti italiani
Due delle attiviste hanno riportato escoriazioni e ferite lievi, mentre il terzo cittadino italiano ha avuto lesioni tali da richiedere un periodo di riposo di circa tre giorni secondo quanto riferito dal personale sanitario.
Dopo le prime cure, gli attivisti sono stati assistiti dal sindaco di Gerico e hanno sporto denuncia alla polizia palestinese; in seguito sono stati dimessi dall’ospedale con indicazioni di recupero e monitoraggio.
Intervento diplomatico e aggiornamenti istituzionali
Il consolato generale con sede a Gerusalemme ha seguito l’accaduto e mantenuto contatti con le autorità locali e con i connazionali coinvolti, garantendo supporto consolare e assistenza nelle fasi iniziali della denuncia e delle cure mediche.
Antonio Tajani, ministro degli Esteri, è rimasto in contatto con il console generale per aggiornamenti costanti sulla situazione e sulle condizioni dei cittadini italiani coinvolti.
Richiesta di grazia e quadro giudiziario
Sempre nella stessa giornata il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, attualmente sottoposto a procedimento penale, ha presentato al presidente una richiesta formale di grazia. La mossa ha riacceso il dibattito pubblico sulle implicazioni costituzionali e politiche di un provvedimento di clemenza nei confronti di un capo di governo sotto processo.
I procedimenti nei confronti di Benyamin Netanyahu riguardano tre casi distinti avviati nel 2019, con accuse che comprendono frode, violazione della fiducia e accettazione di tangenti. I processi, iniziati il 24 maggio 2020, hanno subito ritardi anche a causa delle crisi e dei conflitti verificatisi nella regione, con ripercussioni sull’attività giudiziaria e politica nazionale.
La richiesta di grazia solleva questioni riguardanti l’autonomia del potere esecutivo rispetto al sistema giudiziario, la trasparenza nelle procedure di clemenza e il possibile impatto sulla stabilità dell’esecutivo e sui rapporti con le istituzioni democratiche.
Dal punto di vista procedurale, la decisione spetta al presidente, che è tenuto a valutare la domanda avvalendosi dei pareri legali e amministrativi competenti prima di assumere una scelta che può avere rilevanti conseguenze politiche e giuridiche.
Isaac Herzog ha dichiarato:
“Esaminerò la richiesta di grazia con responsabilità e sincerità, dopo aver ricevuto tutti i pareri pertinenti.”
L’ufficio presidenziale ha sottolineato che la questione è eccezionale e comporta riflessioni approfondite sugli effetti istituzionali di una misura di clemenza nei confronti di un esponente politico di rilievo.