Bitcoin diventa la via di fuga di Méliuz dai tassi al 22% in Brasile
- 30 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Durante una revisione del bilancio a fine 2024 la fintech brasiliana Méliuz (CASH3) ha scoperto qualcosa di sorprendente: l’azienda era redditizia, priva di debiti e in crescita, ma il mercato attribuiva valore zero al suo business operativo.
Diego Kolling ha spiegato:
“Se si escludeva la liquidità in cassa, l’azienda non valeva nulla.”
La liquidità — all’epoca circa R$250 milioni — era prevalentemente investita in obbligazioni governative. Dopo imposte e inflazione, i rendimenti risultavano negativi, erodendo il valore reale del tesoro societario.
Diego Kolling ha osservato:
“Stavamo subendo una confisca.”
Di fronte a questa erosione del capitale, Méliuz ha adottato una soluzione inusuale nel contesto delle società quotate brasiliane: una strategia di tesoreria focalizzata su Bitcoin. L’iniziativa è stata sottoposta al voto degli azionisti e ha ricevuto un consenso netto, con il 66% dei titolari di diritti che ha partecipato alla consultazione — la maggior affluenza nella storia dell’azienda.
Scelte di finanziamento e vincoli dei mercati emergenti
Contrariamente ad alcune società che hanno emesso debito in dollari per acquistare Bitcoin, Méliuz ha evitato questa strada. In mercati emergenti come il Brasile, i tassi di riferimento si collocano vicino al 15% e il credito privato può superare il 20%, rendendo costoso il ricorso al mercato del debito rispetto ad alternative come l’emissione di azioni o l’uso di strumenti derivati.
Diego Kolling ha aggiunto:
“Le strategie competono con i tassi del 4% della Federal Reserve. Qui affrontiamo il 22%.”
In sostanza, la leva tipica e il finanziamento in dollari che possono funzionare in economie a tassi bassi risultano inadeguati quando il costo del capitale locale è così elevato.
Modelli di rendimento ispirati al Giappone
Per generare rendimento sulla liquidità destinata all’acquisto di Bitcoin, Méliuz si è ispirata al modello utilizzato dalla società giapponese Metaplanet, che vende cash-secured puts per ottenere ritorni. In pratica, mediante la vendita di opzioni l’azienda incassa premi che vengono poi reinvestiti in Bitcoin, conservando al contempo il capitale principale riservato all’acquisto.
Questa strategia di generazione di rendimento è stata adottata con prudenza: è stato introdotto un tetto operativo (hard cap) secondo cui non più del 20% delle posizioni in Bitcoin può essere impiegato in strategie che generano yield, e i test iniziali sono stati condotti con importi contenuti prima di eventuali ampliamenti.
Dal punto di vista della custodia, Méliuz mantiene l’80% delle riserve in cold storage, riservando solo piccole porzioni alla produzione di rendimento tramite derivati. L’azienda ha inoltre indicato possibili sviluppi futuri, tra cui l’esplorazione di strumenti come Lightning o forme di indebitamento garantite da Bitcoin.
Obiettivo: preservare il valore piuttosto che speculare
La motivazione alla base della conversione non è stata la speculazione ma la protezione della tesoreria. In un contesto dove la valuta locale perde potere d’acquisto più velocemente di quanto l’azienda possa accumulare risorse, la strategicità di detenere Bitcoin è stata sintetizzata dal management come una via di salvezza.
Diego Kolling ha riassunto:
“Bitcoin è diventata la via d’uscita quando mantenere fiat significava sciogliere il nostro tesoro più velocemente di quanto potessimo ricostruirlo.”
La scelta di Méliuz evidenzia alcune questioni più ampie: come le aziende in economie ad alta inflazione e tassi reali elevati rivedono le politiche di tesoreria, quale governance interna e limiti di rischio sono necessari per gestire asset volatili come Bitcoin, e quali implicazioni normative e contabili questo tipo di strategia comporta nel lungo periodo. Questi aspetti restano centrali per gli investitori e per le autorità di vigilanza che valutano la sostenibilità di approcci non tradizionali alla gestione della liquidità.