Sostenitori della strategia avvertono: il prodotto Bitcoin di JPMorgan penalizza i dats
- 28 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La comunità di sostenitori del Bitcoin e gli investitori legati a Strategy, il maggiore detentore aziendale di BTC, hanno criticato con forza l’annuncio di un nuovo prodotto strutturato proposto da JPMorgan, accusando la banca di creare incertezza e diffondere dubbi sul ruolo delle società con tesorerie in criptovalute.
Il prodotto in esame è una nota d’investimento con leva legata al prezzo del Bitcoin (BTC), concepita per amplificare i risultati del mercato: gli investitori otterranno 1,5 volte l’andamento del sottostante, sia in guadagni sia in perdite, fino a dicembre 2028. Secondo un deposito presso la SEC, il lancio è previsto per dicembre 2025.
Molti membri della comunità ritengono che, offrendo uno strumento concorrente, JPMorgan abbia un incentivo a sminuire o marginalizzare società come Strategy e altre imprese che mantengono riserve in criptovalute, per favorire la diffusione del proprio prodotto strutturato.
Un sostenitore di Bitcoin su X ha commentato:
“Saylor ha aperto la porta al mercato obbligazionario da 300 trilioni di dollari e al mercato del reddito fisso da 145 trilioni. Ora JPMorgan lancia obbligazioni garantite da Bitcoin per competere; le stesse istituzioni che attaccano MSTR stanno copiando la strategia.”
Simon Dixon ha osservato:
“Questo tipo di prodotto esiste anche per innescare margin call su prestiti garantiti da Bitcoin, generando vendite forzate da parte delle società con tesorerie in criptovalute nei mercati in ribasso.”
Tra gli effetti pratici segnalati dagli osservatori vi sono appelli al boicottaggio di JPMorgan, con inviti agli utenti a chiudere conti presso la banca e a vendere eventuali azioni possedute del gruppo finanziario.
La proposta di modifica di MSCI e le possibili conseguenze
La reazione verso JPMorgan si è intensificata parallelamente a una proposta di politica di MSCI (originariamente nota come Morgan Stanley Capital International) che potrebbe escludere le società con tesorerie in criptovalute dagli indici utilizzati dai gestori passivi.
Secondo la proposta, che dovrebbe entrare in vigore a gennaio, le società che detengono il 50% o più dei propri attivi in criptovalute non sarebbero incluse negli indici. Questa esclusione può privare tali società dei flussi di capitale passivo collegati agli indici, con impatti sulle quotazioni e sulla liquidità dei loro asset digitali.
L’inclusione negli indici è spesso cruciale per le aziende perché attiva investimenti automatici da parte di fondi indicizzati, ETF e altri prodotti gestiti passivamente. L’esclusione potrebbe quindi costringere alcune società a ridurre le riserve in criptovalute per soddisfare i criteri degli indici, esercitando pressione al ribasso sui prezzi degli asset digitali.
Dal punto di vista di mercato, la combinazione di prodotti a leva sui prezzi del Bitcoin e la potenziale esclusione dagli indici crea un quadro di rischio aumentato: strumenti che amplificano la volatilità possono provocare movimenti più bruschi dei prezzi e, in presenza di vendite forzate da parte di grandi detentori, contribuire a fasi di discesa accelerata.
Per gli operatori istituzionali e per gli organismi di vigilanza, la situazione pone questioni rilevanti sulla trasparenza dei prodotti strutturati, sulla gestione del rischio sistemico e sulle interazioni tra mercati delle criptovalute e mercati finanziari tradizionali come quello obbligazionario.
In assenza di misure coordinative, gli sviluppi potrebbero aumentare la frammentazione tra strumenti finanziari convenzionali e riserve in criptovalute, accelerando il dibattito su come regolare e integrare questi asset nei portafogli istituzionali senza compromettere la stabilità dei mercati.