Ponte sullo Stretto, Corte dei Conti: violazioni europee su ambiente e appalti
- 27 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La decisione della sezione centrale della Corte dei conti segna una bocciatura significativa dell’impianto amministrativo predisposto per il progetto del Ponte sullo Stretto, con effetti diretti sulla delibera Cipess 41 e sull’insieme delle procedure adottate negli ultimi due anni per riallineare contratti originari e superare il pronunciamento ambientale negativo.
L’adunanza del 29 ottobre ha concluso un’istruttoria articolata, caratterizzata da più richieste di chiarimenti, uno scambio di documenti con Bruxelles e l’invio di atti da parte del Dipe e dei vari ministeri. La relazione della Corte evidenzia che la documentazione trasmessa presenta lacune e incoerenze che ne compromettono la validità sotto il profilo tecnico e procedurale.
Corte dei conti ha osservato:
“la documentazione risulta, in più punti, incoerente, incompleta e priva dei necessari presupposti tecnici.”
La procedura Iropi e le criticità emerse
Uno dei profili centrali di rilievo riguarda la procedura relativa ai Iropi — i «motivi imperativi di rilevante interesse pubblico» che, se adeguatamente motivati, possono consentire di superare un parere negativo della VIA-VAS (Valutazione di Impatto Ambientale e Valutazione Ambientale Strategica). Nella valutazione della Corte, quella procedura non è stata accompagnata da un’istruttoria tecnica sufficientemente documentata.
La relazione sui Iropi, che è stata adottata in sede di Consiglio dei ministri, è stata contestata perché concepita come un documento di natura prevalentemente amministrativa e privo di una corrispondente articolazione tecnica autonoma e sottoscritta dai dirigenti competenti.
Corte dei conti ha rilevato in proposito:
“l’involucro formale nel quale sono ricomprese anche valutazioni sostanzialmente di natura amministrativa”
La Corte ha altresì censurato l’assenza di validazione formale da parte degli uffici tecnici competenti, in particolare del Mit e del Mase. Per chiarezza istituzionale, il Mit è il Ministero con competenze sulle infrastrutture e sui trasporti, mentre il Mase gestisce le materie ambientali e la sicurezza energetica: il ruolo di questi uffici tecnico-amministrativi è essenziale per fornire i presupposti scientifici e normativi che legittimino scelte così rilevanti.
Secondo la Corte, le assunzioni con cui sono giustificate le diverse ragioni di interesse pubblico non risultano adeguatamente validate dagli organi tecnici né supportate da documentazione tecnica coerente e completa.
In particolare, anche le argomentazioni che richiamano esigenze di tutela della salute e della sicurezza pubblica — utilizzate per evitare il coinvolgimento formale della Commissione europea — sono state considerate insufficientemente motivate.
Corte dei conti ha sottolineato:
“le ragioni di tutela della salute e della sicurezza pubblica risultano prive di adeguate e circostanziate valutazioni.”
Implicazioni amministrative e giuridiche
La decisione della Corte comporta conseguenze operative e procedurali immediate: mette in discussione la base giuridica adottata per aggirare il diniego ambientale, incrina la sicurezza dei provvedimenti amministrativi già emanati e rende più probabile il riavvio di procedimenti integrativi o di verifica dinanzi alle autorità nazionali ed europee.
Sul piano giuridico, la pronuncia apre la strada a possibili ricorsi e rimette in primo piano la necessità di atti tecnici robusti. Sul piano amministrativo, potrebbe rendersi necessario ripetere valutationi tecniche, acquisire pareri formalmente conformi e rimodulare il cronoprogramma del progetto, con impatti sui contratti risalenti al 2006 e sulle risorse finanziarie previste.
Prossime fasi amministrative richieste
Per ricostituire la legittimità dell’intero iter, le amministrazioni coinvolte dovranno produrre atti tecnici distinti, firmati e validati dagli uffici competenti; integrare le valutazioni ambientali e sanitarie con studi circostanziati; e chiarire in modo documentale le ragioni che giustificherebbero il ricorso ai Iropi.
In caso di persistenza di elementi che incidano su interessi comunitari, potrebbe rendersi necessaria una consultazione più formale con la Commissione europea. Una documentazione trasparente, completa e aderente alle prassi tecniche è essenziale per ridurre il rischio di ulteriori contestazioni giurisdizionali e per assicurare la sostenibilità amministrativa dell’intervento.
Valutazione finale e contesto politico
La pronuncia della Corte dei conti rappresenta un freno significativo a un progetto di grande impatto simbolico e infrastrutturale. Oltre alle ricadute tecniche, la vicenda avrà riflessi sul piano politico e sulle relazioni fra amministrazioni centrali, richiedendo coordinamento, responsabilità e ulteriore sforzo documentale per procedere in conformità al quadro normativo nazionale ed europeo.
In conclusione, il percorso per riportare avanti il progetto richiederà una ricostruzione rigorosa delle basi tecniche e amministrative, con un’attenzione particolare alla validazione da parte degli uffici tecnici competenti e alla trasparenza nei rapporti con le istituzioni europee.