Carlo Messina (Intesa Sanpaolo): perché dovrebbero pagare solo le banche? altre 13 aziende con utili miliardari devono contribuire
- 27 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Editoriale
L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha lanciato un appello rivolto al governo e al sistema Paese invitando a non concentrare esclusivamente sul settore bancario e assicurativo il peso delle misure fiscali necessarie a riequilibrare i conti pubblici. In un’intervista estesa il dirigente chiarisce che le istituzioni finanziarie sono pronte a contribuire, ma avverte sui rischi di indebolire le basi della crescita.
Una platea più ampia per sostenere i conti pubblici
Carlo Messina ha detto:
“Perché dobbiamo essere soltanto noi a pagare quando è necessario far quadrare i conti pubblici?”
Nel suo ragionamento invita a guardare oltre il perimetro di banche e assicurazioni e a considerare una più ampia base contributiva per far fronte alle esigenze fiscali straordinarie. Secondo il ceo, individuare un unico settore come fonte primaria di gettito rischia di avere effetti controproducenti sulla crescita economica.
Carlo Messina ha detto:
“Ci sono oggi in Italia 22 aziende con oltre 1 miliardo di utile netto all’anno. E soltanto nove sono banche e assicurazioni. Metà delle altre sono a partecipazione pubblica.”
Partendo da questo dato, Messina sollecita la valutazione di strumenti che coinvolgano anche grandi imprese non finanziarie e soggetti a controllo pubblico, proponendo una redistribuzione più equa dell’onere straordinario necessario per sostenere i conti dello Stato.
Banche risorsa del Paese, non un problema
Carlo Messina ha detto:
“Si trascura il fatto che siamo il pilastro del Paese e che il nostro settore rappresenta un’eccellenza in Europa.”
Il manager sottolinea il ruolo sistemico delle istituzioni di credito nel finanziare imprese e famiglie, evidenziando come un peso fiscale eccessivo potrebbe ridurre la capacità di intermediazione e gli investimenti produttivi. Per sostenere l’argomentazione, cita l’impegno della propria banca nella lotta alle disuguaglianze e nel presidio della coesione sociale.
Carlo Messina ha detto:
“Intesa Sanpaolo è un grande promotore della coesione sociale: nel quinquennio 2023-2027 trasferiremo 1,5 miliardi di euro dagli utili alla comunità.”
Messina avverte che tale capacità redistributiva potrebbe essere compromessa da misure fiscali straordinarie applicate in modo indiscriminato, con effetti negativi sia sul welfare che sulla funzione di supporto all’economia reale svolta dal settore bancario.
Pnrr non basta: incentivi e sburocratizzazione
Carlo Messina ha detto:
“L’uscita dalla procedura d’infrazione europea, con il deficit sotto il 3%, è una priorità strategica per il Paese.”
Nella visione del ceo, il rispetto dei vincoli europei permetterebbe di liberare risorse utili a ridurre le disuguaglianze e a sostenere gli investimenti. Tuttavia, sottolinea che il Pnrr ha dato impulso al Paese ma non è sufficiente per garantire una crescita stabile e duratura senza politiche complementari.
Carlo Messina ha detto:
“Il Pnrr è servito e serve ancora ma non basta. Servono incentivi pubblici per sostenere gli investimenti delle imprese, come avviene in tutto il mondo: dagli Stati Uniti alla Cina, dalla Germania alla Francia.”
Tra le proposte concrete indicate per la prossima manovra ci sono strumenti di incentivazione fiscale per stimolare gli investimenti privati, interventi per ridurre i costi energetici e misure incisive di sburocratizzazione, considerate essenziali per migliorare il clima di investimento e la competitività delle imprese.
L’allarme Golden Power e le implicazioni europee
Carlo Messina ha detto:
“Troverei paradossale che il risultato fosse la vendita di una tra le principali banche italiane a un gruppo bancario francese, dopo averne bloccato l’acquisto da parte di un’altra banca italiana.”
Il richiamo riguarda il provvedimento europeo sul Golden Power, ancora in fase di definizione, che introduce strumenti per tutelare gli asset strategici nazionali. Messina segnala il rischio di effetti non intenzionali: restrizioni mal calibrate potrebbero portare a conseguenze opposte a quelle volute, indebolendo operatori nazionali e favorendo acquisizioni dall’estero.
Dal punto di vista istituzionale, il Golden Power viene utilizzato per salvaguardare interessi strategici come sicurezza nazionale, infrastrutture critiche e tecnologie sensibili. La discussione in corso richiede quindi equilibrio tra tutela degli asset e apertura ai flussi di capitale che possono essere utili per lo sviluppo industriale.
Contesto e possibili ricadute politiche ed economiche
Le osservazioni del ceo si inseriscono in un dibattito più ampio sulle scelte di politica economica e fiscale del Paese, che coinvolgono il governo, il Parlamento e le istituzioni europee. Le decisioni su base imponibile, incentivi e regolazione degli investimenti avranno impatti sul credito, sugli investimenti privati e sulla capacità dello Stato di finanziare interventi sociali.
Per i policy maker la sfida è trovare un equilibrio: garantire gettito sufficiente a ridurre il deficit e sostenere la spesa pubblica, senza compromettere la solidità delle istituzioni finanziarie o disincentivare l’attività d’impresa. Sul piano europeo, la coerenza normativa e la cooperazione tra Stati membri rimangono elementi chiave per evitare distorsioni competitive.
Conclusione
L’intervento di Carlo Messina richiama l’attenzione sulla necessità di soluzioni articolate e condivise per affrontare le sfide fiscali ed economiche dell’Italia. Pur riconoscendo la disponibilità del settore finanziario a contribuire, il messaggio centrale è un invito a distribuire responsabilità e misure in modo da preservare la capacità di sostegno all’economia reale e la competitività del sistema paese.