Esg: aziende familiari più vulnerabili nei report di sostenibilità sul mercato
- 26 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Uno studio presentato durante la conferenza di ricerca della ESMA a Parigi analizza come la proprietà influisca sulle comunicazioni di sostenibilità delle imprese e introduce nuovi strumenti per individuare affermazioni fuorvianti. La ricerca, intitolata “Smoke and Mirrors in Esg Reporting: Does Ownership Matter?”, è stata condotta da Marina Brogi, docente di Economia degli intermediari finanziari presso la Università degli Studi di Milano‑Bicocca, e da Valentina Lagasio, docente associata alla Università Sapienza di Roma, su un campione di 1.622 società quotate statunitensi, europee e asiatiche operanti in vari settori.
Le novità dello studio
Gli autori individuano tre contributi principali. Il primo è l’ampliamento del concetto tradizionale di greenwashing verso un concetto più comprensivo, indicato come Esg-washing, che considera insieme gli aspetti ambientali, sociali e di governance. Il secondo è l’introduzione di un indicatore quantitativo, il Esg Severity index (indicizzato come Esgsi), pensato per misurare la discrepanza tra il tono narrativo positivo dei report e la sostanza effettiva delle pratiche dichiarate.
Attraverso tecniche di analisi del testo e strumenti di intelligenza artificiale, l’indicatore mette in evidenza scostamenti tra le parole usate nelle comunicazioni di sostenibilità e la densità di contenuti misurabili e verificabili. La metodologia combina rilevazione semantica e misure di contenuto fattuale per segnalare linguaggi vaghi o eccessivamente retorici rispetto a impegni concreti.
Dal punto di vista pratico, i risultati sottolineano come descrizioni emotive e ottimistiche possano sostituire l’enunciazione di target misurabili, aumentando il rischio di asimmetrie informative nel mercato dei dati ESG e potenzialmente inducendo in errore gli investitori, in particolare gli attori che gestiscono fondi e prodotti finanziari basati su valutazioni di sostenibilità.
Il fattore famiglia
La terza e più significativa evidenza riguarda la struttura proprietaria: le imprese a controllo familiare mostrano una maggiore probabilità di adottare una narrativa ESG più positiva rispetto al contenuto oggettivo delle loro azioni. Non si tratta necessariamente di imprese meno sostenibili, bensì di società per le quali la reputazione ha un peso tale da indurre una comunicazione più ampia o più ottimistica rispetto ai risultati concreti.
Secondo l’analisi, la presenza di investitori istituzionali, un azionariato più diffuso e dimensioni aziendali maggiori tendono a ridurre queste discrepanze, incentivando una disclosure più aderente ai fatti attraverso meccanismi di controllo e pressione esterna.
Marina Brogi osserva che in molti casi la retorica ottimistica può nascere più come un tentativo di allinearsi alle aspettative normative e di mercato — un fenomeno che gli autori definiscono anche come Esg-wishing — piuttosto che come un intento esplicito di ingannare. Per questo motivo è importante che le aziende identifichino priorità concrete nel proprio percorso di sostenibilità e ne rendano conto con disclosure focalizzate su azioni misurabili.
Per il mondo finanziario e regolamentare, le implicazioni sono rilevanti: i gestori di fondi, i provider di dati e le autorità di vigilanza devono migliorare gli standard di misurazione e verifica delle informazioni ESG, promuovendo metriche comparabili, verifiche indipendenti e l’uso di strumenti analitici avanzati per individuare linguaggi potenzialmente fuorvianti.
Lo studio sottolinea inoltre il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nell’analisi dei report di sostenibilità: se correttamente impiegata, questa tecnologia può supportare controlli più sistematici e tempestivi, ma richiede anche trasparenza metodologica e governance dei dati per evitare nuove fonti di bias.
Dal punto di vista metodologico, la ricerca utilizza strumenti di text mining su un ampio campione transnazionale e propone indicatori replicabili che possono essere adottati da ricercatori, operatori finanziari e regolatori per migliorare la qualità dell’informazione ESG e ridurre il rischio di comunicazioni non aderenti alla realtà.
In sintesi, la ricerca evidenzia come la proprietà e la struttura del capitale influenzino la narrativa di sostenibilità e indica percorsi pratici per rendere la disclosure più affidabile, proteggendo investitori e mercati dall’effetto distorsivo di comunicazioni eccessivamente ottimistiche.