Perdite totali dell’offerta per BTC, ETH e SOL sovrastimate: i dati lo dimostrano
- 25 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Negli ultimi rilevamenti è emerso che percentuali record di token come Bitcoin, Ether e Solana risultano detenute in perdita, ma un’analisi più approfondita della quota bloccata, delle detenzioni istituzionali e delle strutture di staking mostra che la parte effettivamente liquida e sottoposta a pressione è molto inferiore rispetto alle percentuali indicate in prima battuta.
Punti principali
Una porzione rilevante di ETH e SOL contabilizzata come “in perdita” non è immediatamente liquidabile: oltre il 40% di ETH e più del 75% di SOL risultano impegnati in staking, prodotti istituzionali o riserve strategiche.
Nel caso di Bitcoin, la percentuale di offerta registrata in perdita sembra elevata, ma detenzioni istituzionali e stime di monete perse riducono notevolmente la vera offerta liquida a disposizione del mercato.
In generale, le posizioni in perdita sovrastimano la pressione di vendita potenziale: una volta considerate le quote bloccate, le riserve istituzionali e le monete permanentemente fuori mercato, la porzione liquida effettivamente a rischio è più contenuta.
Bitcoin: percentuali in perdita e offerta liquida effettiva
Al momento si stima che circa il 35% della fornitura di Bitcoin sia detenuta in perdita, una cifra che si era vista l’ultima volta quando il prezzo si aggirava intorno ai 27.000 dollari. Tuttavia, anche senza meccanismi di staking diretti, la quantità di BTC veramente fluida è significativamente più bassa.
Alcuni dati chiave che riducono la fornitura liquida effettiva sono i seguenti: offerta circolante stimata in 19.953.406 BTC; circa 3.725.013 BTC detenuti da società pubbliche o private, da tesorerie aziendali, da prodotti come gli ETF o da stati; e un numero stimato di monete perdute compreso tra 3.000.000 e 3.800.000 BTC, cioè tra il 15% e il 19% dell’offerta circolante.
Complessivamente, questi elementi sottraggono all’ordine di grandezza del 33% dell’offerta di Bitcoin dalla circolazione liquida. Le detenzioni istituzionali e le riserve legate a prodotti indicizzati o mandate di lungo termine tendono infatti a non reagire alla volatilità di breve periodo, mentre le monete perdute sono, per definizione, irreperibili e non influenzano la dinamica di vendita.
Ether: impatto di staking e riserve istituzionali
Per Ether l’interpretazione richiede maggiore cautela. Circa il 37% dell’offerta risulta in perdita, ma una porzione significativa della fornitura è vincolata.
Complessivamente più del 40% di tutto l’ETH è, secondo le stime, effettivamente bloccato in staking, in prodotti istituzionali come gli ETF o in riserve a lungo termine. Tali categorie storicamente non rispondono con vendite rapide alle oscillazioni di prezzo, perché operano seguendo mandati di accumulo o di custodia per orizzonti temporali estesi.
Di conseguenza, la quota liquida di ETH esposta a una pressione di vendita dettata da posizioni in perdita è notevolmente inferiore rispetto al 37% riportato dalle metriche di superficie.
Solana: forte discrepanza dovuta allo staking
La divergenza più marcata si osserva su Solana. Sebbene circa il 70% dell’offerta circolante risulti detenuta in perdita, la rete presenta uno dei più alti tassi di staking tra le grandi blockchain.
Dati indicativi mostrano un’offerta circolante di circa 559.262.268 SOL, con circa 411.395.790,5 SOL in staking, pari al 73,6% dell’offerta. A questi si aggiungono quote istituzionali e prodotti di custodia per una percentuale aggiuntiva (nell’ordine dell’1% per alcuni prodotti), il che porta oltre tre quarti dell’offerta a essere difficilmente liquidabile nel brevissimo termine.
Questa concentrazione rende il dato “percentuale in perdita” particolarmente sensibile alle rapide variazioni di prezzo. Ad esempio, quando il prezzo di SOL è sceso a 121 dollari la quota in perdita si era ridotta al 80% rispetto al picco registrato, un comportamento che riflette più la velocità del riprezzamento che una capitolazione strutturale degli investitori.
Implicazioni per il mercato e interpretazione delle metriche
Le metriche “supply held at a loss” sono utili per catturare lo stato storico delle posizioni rispetto al prezzo corrente, ma non dovrebbero essere interpretate da sole come misura diretta della pressione di vendita imminente.
Fattori come il vincolo temporale dello staking, le politiche di accumulo degli strumenti istituzionali, i tempi di sblocco e le monete perse rendono una parte significativa dell’offerta meno reattiva ai movimenti di breve periodo. Questo è particolarmente vero per ETH e SOL, dove gli impegni in staking rappresentano una porzione rilevante dell’offerta totale.
Per i decisori di investimento e per gli analisti ciò implica che, nell’analisi della pressione di vendita potenziale, è necessario separare la quota “teoricamente in perdita” dalla quota effettivamente disponibile a reagire al mercato nel breve termine.
Metodo, limiti e considerazioni aggiuntive
Le stime sulla quantità di monete perse, sulle detenzioni di tesoreria e sulle quote istituzionali derivano da aggregazioni di dati on‑chain e da osservazioni di mercato e sono soggette a incertezza. In molti casi non è possibile determinare con precisione la mobilità futura di alcune detenzioni istituzionali o la tempistica di sblocco dello staking.
Inoltre, la risposta degli investitori a perdite non realizzate può dipendere da fattori esterni come la liquidità complessiva degli scambi, la presenza di market maker, e le condizioni macroeconomiche, pertanto l’interpretazione richiede un approccio sfaccettato.
Conclusioni
Le percentuali record di offerta “in perdita” non si traducono automaticamente in una corrispondente pressione di vendita. Valutare il rischio reale richiede di isolare la porzione bloccata o non disponibile dell’offerta, tenendo conto di staking, prodotti istituzionali e monete permanentemente fuori mercato.
Solo integrando queste variabili si ottiene una stima più accurata della fornitura liquida effettivamente esposta alla volatilità e alle potenziali vendite forzate.
Questo articolo ha finalità informativa e non costituisce consulenza di investimento. Ogni decisione finanziaria comporta rischi: è consigliabile effettuare analisi indipendenti o rivolgersi a consulenti professionali prima di assumere posizioni di mercato.