Dai partner e dagli ex nasce la maggior parte delle violenze fisiche

La bassa incidenza delle denunce da parte delle vittime di violenza domestica resta un dato significativo: circa il 10% delle donne che subiscono aggressioni o abusi da partner o ex partner presenta formalmente denuncia. Questo numero, stabile nel tempo, non va interpretato unicamente come sfiducia nelle istituzioni, ma richiede un’analisi più sfumata dei percorsi di uscita dalla violenza.

La dirigente di ricerca dell’Istat ha spiegato:

“Il dato delle denunce — che rimane stabile — può indicare che molte donne hanno individuato strumenti alternativi alla denuncia, più adeguati alle loro condizioni, come dimostrano l’esperienza e le indagini svolte dai centri antiviolenza.”

Questa osservazione sottolinea il ruolo cruciale dei centri antiviolenza e di altri servizi di tutela: alle donne possono servire interventi di protezione, percorsi di accompagnamento, supporto legale e soluzioni abitative che non coincidono necessariamente con la via giudiziaria immediata.

Muratore ha evidenziato l’importanza della formazione per prevenire la violenza e modificare atteggiamenti stereotipati:

“Lo osserviamo soprattutto nelle indagini sugli stereotipi: le donne, nel loro percorso di consapevolezza, mostrano progressi nel superare i modelli di genere, mentre gli uomini appaiono ancora indietro, senza cambiamenti apprezzabili.”

Le ricerche indicano inoltre che il livello di istruzione delle figure di riferimento familiari incide sui pregiudizi: una maggiore formazione della madre è associata a una riduzione degli stereotipi di genere tra i figli, sia maschi sia femmine. Questo elemento suggerisce che investire nell’istruzione e nei percorsi formativi può avere un effetto preventivo a lungo termine.

I femminicidi: la casa rimane il luogo più pericoloso

Per valutare l’entità della violenza occorre considerare anche il numero tragico dei femminicidi. I dati trimestrali forniti dal Servizio analisi criminale del ministero dell’Interno mostrano, fino a settembre, una diminuzione annua degli omicidi complessivi e di quelli che riguardano le donne, ma con dinamiche diverse per contesto e controparti.

Nel periodo considerato gli omicidi totali sono diminuiti di circa il 12% e quelli di donne del 20%, mentre le uccisioni commesse da partner o ex partner sono calate solo del 4%. I numeri segnalano che, sebbene il quadro generale possa migliorare, la violenza in ambito affettivo resta un elemento persistente e concentrato.

Analizzando i singoli casi, emerge che tra gli uomini uccisi una quota limitata (intorno al 6%) è vittima di partner o ex partner, mentre la porzione di donne uccise dal compagno o dall’ex compagno è assai più rilevante: circa il 60% dei femminicidi è riconducibile a rapporti di coppia. Inoltre, la maggior parte delle vittime femminili perde la vita all’interno della casa o in ambito familiare.

Dati e analisi dal Rapporto Eures 2025

Il XII Rapporto Eures 2025, aggiornato ai dati raccolti fino al 20 ottobre, evidenzia che le donne vittime di omicidio volontario (85 casi dall’inizio dell’anno) hanno rappresentato il 39% del totale: la quota più alta mai registrata nel periodo considerato. Il rapporto contribuisce a tracciare un quadro demografico e territoriale degli autori e delle vittime.

Secondo il Rapporto, una vittima su tre è di nazionalità straniera; il rischio di essere uccisa risulta stimato fino a cinque volte superiore per le donne straniere rispetto alle italiane. L’identikit dell’autore indica una prevalenza di uomini di mezza età e cittadini italiani in circa sette casi su dieci.

Per quanto concerne il contesto, il Rapporto mostra che il 93% delle donne uccise è avvenuto in ambito familiare e affettivo, e in particolare il 71% è ascrivibile a rapporti di coppia. Si registra inoltre un incremento del 50% delle vittime uccise da ex coniugi o ex partner, passate da 10 a 15 casi, segnalando una maggiore difficoltà, per alcuni uomini, ad accettare la fine della relazione.

Eures ha osservato:

“L’aumento dei casi attribuibili a ex partner evidenzia una crescente difficoltà, da parte di alcuni uomini, ad accettare la fine della relazione.”

Questi dati sollevano questioni rilevanti per le politiche pubbliche: l’importanza di rafforzare i servizi di prevenzione, il coordinamento tra forze dell’ordine, sistema giudiziario, servizi sociali e centri antiviolenza, nonché di implementare percorsi di educazione e sensibilizzazione sui ruoli di genere e sulla gestione non violenta dei conflitti relazionali.

Verso risposte integrate e formazione

Per ridurre la vulnerabilità delle vittime è fondamentale adottare un approccio integrato che combini protezione immediata, sostegno socio-economico, assistenza legale e percorsi di empowerment. La formazione rivolta a operatori pubblici, forze dell’ordine e personale sanitario può contribuire a riconoscere segnali di rischio e offrire risposte tempestive.

Parallelamente, interventi educativi nelle scuole e azioni rivolte alle famiglie volte a contrastare gli stereotipi di genere e promuovere relazioni rispetto reciproco rappresentano strumenti di lungo periodo per prevenire escalation di violenza e favorire una società più sicura per donne e ragazze.

Infine, il miglioramento dei percorsi di segnalazione e l’ampliamento di soluzioni abitative protette, insieme a protocolli operativi più efficaci tra istituzioni, possono facilitare l’accesso alle tutele da parte delle donne che decidono di uscire da relazioni pericolose.



Author: Tony
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