Come mettere a confronto l’attuale corsa all’ia con le bolle del passato

Ci si chiede se la diffusione dell’intelligenza artificiale sarà una bolla analoga a quella che accompagnò il boom dell’Internet di venticinque anni fa.

Phil Rosen mi ha chiesto un’opinione durante il suo programma Full Signal.

Il giudizio è duplice: occorre mantenere un atteggiamento ottimista sulle potenzialità future, ma anche prudente rispetto ai rischi legati al percorso che porterà a quegli sviluppi.

La dinamica degli investimenti

Ogni volta che emerge una tecnologia in grado di cambiare profondamente i modelli produttivi, l’entusiasmo verso le opportunità tende a generare una sovraesposizione di capitali.

L’AI promette consistenti aumenti di efficienza: molte aziende stanno individuando modi per svolgere compiti più rapidamente e, spesso, a costi inferiori.

Questa è la caratteristica fondamentale delle tecnologie che migliorano la produttività: permettono di risparmiare tempo e denaro, risorse per cui il mercato è disposto a pagare.

Dove esiste domanda, arriva l’offerta: si osserva un massiccio afflusso di capitale sotto forma di investimenti in capex, di flussi di venture capital verso nuove start-up e di riallocazione dei risparmi verso le società quotate che sviluppano soluzioni basate sull’AI.

Le lezioni della storia

Questa dinamica non è nuova: importanti innovazioni hanno in passato attirato una moltitudine di operatori e capitali, con esiti differenti.

Warren Buffett osservò a proposito della rivoluzione dell’automobile nei primi del Novecento:

“Ha trasformato il paese. Ci furono almeno 2.000 aziende che entrarono nel settore automobilistico perché sembrava avere un futuro incredibile. E, naturalmente, ricorderete che nel 2009 ne rimasero tre.”

All’inizio del XX secolo le ferrovie dominavano i mercati: rappresentavano una quota molto significativa del valore complessivo delle borse, sia nei Stati Uniti sia nel Regno Unito, e attirarono centinaia di società e ingenti finanziamenti.

Il proliferare di imprese e l’ampio indebitamento furono accompagnati da diversi episodi di crisi finanziaria, ma nel tempo il settore portò effettivi miglioramenti di produttività e trasformazioni durature nelle infrastrutture e nei trasporti.

In sintesi, sia il settore ferroviario sia l’industria automobilistica mantennero le promesse di ridurre tempi e costi, ma lo sviluppo effettivo passò attraverso fasi di eccesso di investimenti e di correzioni dolorose.

Cosa significa per gli investitori oggi

È realistico attendersi che molte delle attuali puntate sullo sviluppo dell’AI si riveleranno redditizie, mentre altre falliranno: la selezione del mercato è parte del processo.

La comparsa di una tecnologia dirompente è spesso accompagnata da una maggiore volatilità nei mercati finanziari e nell’economia reale, ma non esiste una certezza su tempi e intensità delle correzioni.

Alan Greenspan mise in guardia contro il fenomeno che chiamò:

“esuberanza irrazionale”

Anche esempi storici mostrano che avvisi pubblici possono precedere l’apice di una bolla di diversi anni, e che i minimi successivi a una correzione possono comunque trovarsi a livelli superiori a quelli precedenti all’allerta.

Prima di una correzione collegata all’AI è difficile prevedere profondità e durata: potrebbe già essersi manifestata, potrebbe verificarsi in più ondate o potrebbe rivelarsi meno intensa del previsto.

Per gran parte degli investitori la strategia più prudente rimane restare investiti nel lungo periodo, poiché la piena realizzazione dei guadagni e la ripresa dalle fasi avverse possono richiedere anni.

Chi non ha tempo, non vuole affrontare la volatilità o non può sostenere perdite temporanee dovrebbe valutare alternative alla sola esposizione diretta ai mercati azionari.

In definitiva, l’AI rappresenta un’opportunità significativa, ma la sua diffusione porterà con sé sia successi che insuccessi: una gestione basata su orizzonti temporali coerenti e su una valutazione del rischio rimane essenziale.



Author: Tony
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