Taxi e ncc, la riforma spinge licenze per 2,4 miliardi e crea 85mila posti di lavoro
- 23 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Uno studio promosso da Muoviti Italia e curato dal suo portavoce, l’economista dei trasporti e docente Andrea Giuricin dell’Università di Milano-Bicocca, quantifica in circa 2,4 miliardi di euro il potenziale fatturato di una riforma della mobilità urbana non di linea basata su una maggiore apertura del mercato, con la prospettiva di generare 85mila nuovi addetti e un gettito erariale stimato in 500 milioni di euro annui.
I numeri e le premesse della proposta
Lo studio valuta l’effetto dell’aumento di licenze per taxi e Ncc nei principali centri urbani, sostenendo che l’allargamento dell’offerta migliorerebbe la disponibilità del servizio e ridurrebbe i tempi di attesa: secondo gli autori, la domanda esiste ma l’offerta è spesso insufficiente a causa di vincoli normativi consolidati.
Nel modello italiano sono presenti rigidità stratificate nel tempo, come limiti numerici alle licenze, vincoli territoriali e regolazioni introdotte prima dell’avvento della mobilità on demand, che oggi risultano in parte obsolete rispetto alle esigenze dei cittadini.
Quadro regolatorio e indirizzi delle autorità
Secondo lo studio, la dimensione regolatoria è al centro del problema: la Corte costituzionale ha più volte richiamato la necessità di bilanciare interesse pubblico e concorrenza, mentre Antitrust e Autorità dei trasporti hanno sollecitato un ampliamento dell’offerta per migliorare qualità, efficienza e tutela dei consumatori.
L’analisi proposta mette in relazione queste indicazioni con esperienze internazionali, sostenendo che la questione è soprattutto economica oltre che giuridica: una maggiore concorrenza potrebbe ridurre distorsioni e carenze di servizio nelle aree metropolitane.
Confronto con Francia e Portogallo
Il lavoro confronta i dati italiani con quelli di altri Paesi europei: in Francia si contano circa 60mila licenze per taxi, in Portogallo circa 21mila, mentre in Italia le licenze sono circa 28mila.
Più significativo è il rapporto con la popolazione: in Portogallo c’è un taxi ogni 526 abitanti, in Francia uno ogni 1.111, mentre in Italia il rapporto supera una macchina ogni 2.000 abitanti, evidenziando una minore capillarità del servizio.
Ne consegue che nelle metropoli italiane la domanda inevasa nei picchi di traffico può arrivare a toccare, in città come Roma e Napoli, fino al 50% delle richieste, con evidenti ripercussioni sulla mobilità urbana e sull’accessibilità dei servizi.
Lo studio sottolinea inoltre il ruolo crescente del comparto Ncc: in Francia e in Portogallo le riforme recenti hanno favorito l’ingresso rispettivamente di circa 56mila e 36mila nuovi operatori, mentre in Italia i numeri risultano ancora frammentati e attorno ai 6mila driver registrati.
Se si replicassero nei prossimi anni i modelli adottati da quei Paesi, lo studio stima che l’Italia potrebbe arrivare ad avere almeno 40mila nuovi operatori Ncc in tempi relativamente brevi.
Impatto economico e fiscale
Lo scenario ipotizzato dallo studio prevede che una riforma mirata ai soli Ncc, senza intervenire direttamente sul settore dei taxi, potrebbe generare un incremento di fatturato pari a circa 2,4 miliardi di euro.
Gli effetti sul mercato del lavoro includerebbero la creazione di oltre 40mila posti di lavoro diretti e altri 45mila posti indiretti e indotti, con ricadute sull’occupazione locale e sulle filiere connesse.
Dal punto di vista fiscale, applicando un’aliquota media ipotetica attorno al 20%, l’espansione della nuova economia del settore potrebbe tradursi in un aumento delle entrate per lo Stato di circa 500 milioni di euro all’anno, una cifra che lo studio definisce superiore ai ricavi complessivamente dichiarati oggi dall’intero comparto dei tassisti in Italia.
Effetti sull’industria automobilistica e sul turismo
Una maggiore domanda di servizi di mobilità su strada determinerebbe anche un ricambio più frequente del parco veicolare, stimato in circa 12mila nuove immatricolazioni l’anno, con un valore industriale compreso tra 400 e 600 milioni di euro annui.
Per il settore turistico lo studio prospetta un incremento dell’indotto diretto e indiretto valutato intorno a 1,5 miliardi di euro, derivante da una maggiore accessibilità e da servizi più efficienti nelle aree urbane e nei principali poli di attrazione.
Questioni aperte e possibili soluzioni regolatorie
La proposta solleva una serie di questioni che richiedono attenzione politica e regolatoria: come garantire la transizione dei titolari di licenze esistenti, quali tutele assicurare ai lavoratori e come integrare l’espansione privata con la pianificazione del trasporto pubblico locale.
Tra le misure di accompagnamento ipotizzabili vi sono interventi di formazione professionale, strumenti di compensazione per gli operatori incumbenti, sistemi di monitoraggio della qualità del servizio, e incentivi alla transizione verso flotte a basse emissioni per coniugare l’apertura del mercato con obiettivi ambientali.
Un approccio graduale e coordinato tra amministrazioni locali, autorità di regolazione e operatori privati potrebbe ridurre i rischi di conflitti sociali, preservare gli standard di sicurezza e migliorare nel complesso l’efficienza della mobilità urbana.
Conclusioni
Lo studio promosso da Muoviti Italia mette in luce un potenziale economico significativo legato all’apertura regolata del mercato dei servizi di trasporto privato e a chiamata, evidenziando benefici fiscali, occupazionali e di servizio.
La realizzazione di tali benefici dipenderà però dalla qualità delle scelte normative e dalla capacità delle istituzioni di bilanciare concorrenza, interesse pubblico, diritti dei lavoratori e obiettivi ambientali, in modo da rendere la mobilità urbana più efficiente, accessibile e sostenibile.