Boom in Italia: e-commerce, pay tv e contenuti on demand, acquisti sul web +273% in 10 anni
- 23 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Con l’avvicinarsi del Black Friday e le spese legate alle festività, lo shopping online continua a radicarsi nelle abitudini degli italiani, determinando una crescita costante del fatturato digitale nel Paese. Alla voce complessiva degli acquisti via web si aggiungono oggi anche le spese per pay-tv e contenuti on demand: si stima che, nell’ultimo anno, la spesa combinata delle famiglie italiane per e-commerce, pay-tv e intrattenimento digitale raggiungerà circa 66 miliardi di euro.
I dati sono stati elaborati dal Consumers’ Forum, organismo che riunisce associazioni di consumatori, imprese del settore industriale e dei servizi e le loro rappresentanze di categoria, con l’obiettivo di monitorare i trend di mercato e gli effetti sulle famiglie.
Il ruolo del food delivery
Nel giro di un decennio l’uso dell’e-commerce è raddoppiato: se nel 2015 gli italiani che acquistavano online beni e servizi erano circa 17,7 milioni, oggi si contano oltre 35,2 milioni di utenti che ricorrono al web per shopping, prenotazioni turistiche e servizi vari. In dieci anni la spesa complessiva dei cittadini è salita da 16,6 miliardi di euro a 62 miliardi, con una crescita pari al +273%.
Il peso dell’e-commerce sul totale delle vendite al dettaglio è aumentato, passando da una quota del 4% nel 2015 a oltre l’11% nel 2025. Tra i settori che hanno registrato l’incremento più marcato c’è il comparto Food & Grocery (ristorazione, alimentare, cura della persona): la spesa online per questo segmento è cresciuta da 377 milioni di euro nel 2015 a una previsione di 4,9 miliardi nel 2025, un aumento vicino al +1.200%, trainato in larga parte dal food delivery, che rappresenta oggi quasi la metà degli acquisti alimentari effettuati su internet.
Questa evoluzione è stata favorita da una combinazione di fattori: miglioramento delle infrastrutture logistiche, diffusione dei pagamenti digitali, crescita delle app dedicate e, in misura significativa, un’accelerazione dei comportamenti di consumo avvenuta durante periodi di limitazioni alla mobilità. L’offerta si è quindi diversificata, con servizi in abbonamento, consegne in giornata e soluzioni integrate per la spesa e la ristorazione.
L’espansione degli abbonamenti alla pay-tv
Anche le modalità di fruizione televisiva sono cambiate profondamente: se nel 2015 gli abbonati a servizi televisivi a pagamento erano attorno ai 7 milioni, oggi si stima che gli abbonamenti in Italia abbiano raggiunto circa 21 milioni, con un incremento di circa il +200% in dieci anni. L’arrivo di nuove piattaforme e offerte multiformato ha ampliato le scelte per il pubblico e favorito la diffusione dei servizi in abbonamento.
La spesa delle famiglie italiane per i contenuti digitali di intrattenimento è oggi stimata intorno a 3,7 miliardi di euro l’anno. La competizione tra operatori tradizionali, piattaforme streaming e telecom ha portato a pacchetti combinati, offerte convergenti e campagne promozionali che hanno inciso sia sui consumi che sulle strategie commerciali degli operatori.
Multe alle big tech e concentrazione di mercato
Parallela alla crescita dei consumi digitali è aumentata anche la centralità delle piattaforme che dominano il mercato globale. Tra il 2022 e il 2025 le principali big tech — Google, Meta, Apple e Amazon — hanno ricevuto sanzioni complessive superiori a 22,5 miliardi di dollari (circa 19,4 miliardi di euro) da autorità di vigilanza nel mondo per questioni legate alla tutela dei dati, alla concorrenza, a posizioni dominanti e a pratiche commerciali ritenute scorrette o ingannevoli.
Tali sanzioni, pur rilevanti in valore assoluto, restano spesso marginali rispetto ai volumi di ricavo di queste aziende: dati di periodo riferiti al terzo trimestre 2025 mostrano ricavi aggregati pari a circa 436 miliardi di euro e utili netti trimestrali intorno agli 86,4 miliardi. Questo rapporto tra sanzioni e ricavi solleva questioni sulla efficacia deterrente delle misure pecuniarie e sul bisogno di strumenti regolatori più incisivi.
La crescente concentrazione ha effetti su consumatori, imprese concorrenti e mercati pubblicitari, oltre a sollevare interrogativi su trasparenza degli algoritmi, portabilità dei dati e accesso equo alle piattaforme. Per questo motivo si discute sempre più di misure che rafforzino la tutela della privacy, la libertà di concorrenza e i poteri delle istituzioni di vigilanza a livello nazionale e sovranazionale.
Furio Truzzi, presidente di Consumers’ Forum, ha dichiarato:
“I dati mostrano chiaramente come le grandi piattaforme abbiano modificato le quotidianità di milioni di italiani, diventando strumenti indispensabili per operazioni semplici come acquistare, prenotare o guardare contenuti. Benché siano state imposte multe significative, è necessario rafforzare le norme a tutela dei consumatori, delle imprese, della privacy e della concorrenza, attribuendo allo stesso tempo maggiori poteri alle authority di settore che vigilano su queste piattaforme.”
Oltre alla necessità di nuove regole, il dibattito pubblico si concentra su interventi pratici: migliorare la cooperazione tra autorità regolatorie internazionali, aumentare la trasparenza degli algoritmi di raccomandazione, garantire interoperabilità tra servizi e promuovere strumenti di empowerment per i consumatori, come l’alfabetizzazione digitale e meccanismi di reclamo più efficaci.
In conclusione, la crescita dell’e-commerce e dei servizi digitali offre opportunità rilevanti per consumatori e imprese, ma impone anche una riflessione sulle modalità di regolamentazione e sul rafforzamento delle tutele, affinché i benefici della trasformazione digitale siano sostenibili e diffusi per l’intera collettività.