Bitcoin non è come credi

Se cercate un grafico spaventoso sul Bitcoin, non limitatevi a guardare quello che mostra il calo del prezzo recente. C’è un grafico che potrebbe inquietarvi ancora di più: una comparazione, realizzata con strumenti di analisi finanziaria, che confronta l’andamento mensile dal 1° gennaio 2023 di due ipotesi di investimento da 10.000 dollari, una in Bitcoin e l’altra nell’ETF ProShares UltraPro QQQ (TQQQ).

TQQQ è un fondo negoziato in borsa ad alta leva che utilizza derivati per replicare, nella misura di tre volte, la performance giornaliera dell’indice Nasdaq-100. In pratica, se l’indice sale dell’1% in una giornata, TQQQ mira a salire del 3%; se l’indice scende dell’1%, TQQQ dovrebbe scendere del 3%.

Il dato più sorprendente è che, nell’arco di quasi tre anni, le due linee di rendimento risultano sostanzialmente sovrapponibili. Ci sono fluttuazioni mensili, ma il ritorno per un investitore che avesse puntato su Bitcoin sarebbe stato molto simile a quello ottenibile scommettendo su questo ETF fortemente leva sul paniere tecnologico.

Questo risultato mette in discussione l’idea che Bitcoin sia un asset davvero non correlato, utile per diversificare il portafoglio. Negli ultimi anni la criptovaluta ha sempre più assunto il ruolo di scommessa sullo stesso impulso che muove le azioni tecnologiche e le aziende legate all’intelligenza artificiale: il periodo considerato coincide grosso modo con l’esplosione dell’interesse per ChatGPT e per i titoli legati all’AI. Inoltre, il lancio, a inizio 2024, di ETF che hanno consentito di detenere criptovalute anche in conti di investimento ordinari e in IRAs ha modificato profondamente la composizione degli investitori in Bitcoin.

Secondo ricerche accademiche, l’introduzione di questi prodotti quotati ha aumentato la correlazione tra i rendimenti delle criptovalute e quelli del mercato azionario statunitense, riducendo i potenziali benefici di diversificazione che molti attribuivano alle cripto. In sostanza, l’esposizione di un numero crescente di investitori istituzionali e retail è diventata simile a quella degli altri strumenti di mercato.

Studi condotti presso la Cornell University e altri centri accademici hanno evidenziato come, dalla comparsa degli ETF regolamentati, i rendimenti delle cripto si siano mossi in simmetria con il mercato USA. Ricercatori della Temple University hanno inoltre osservato che, a partire dall’inizio del 2024, il comportamento di Bitcoin si è sempre più avvicinato a quello di un titolo a piccola capitalizzazione.

Questo non significa automaticamente che Bitcoin sia un cattivo investimento, ma pone un interrogativo chiave: quale valore aggiunge all’interno di un portafoglio rispetto a investimenti alternativi come i titoli tecnologici, le small cap o persino opzioni call sul Nasdaq?

Come funzionano gli ETF a leva e perché differiscono nel medio-lungo periodo

Gli ETF a leva, come TQQQ, sono progettati per replicare un multiplo della performance giornaliera di un indice. Hanno meccanismi di ribilanciamento quotidiano e utilizzano derivati per ottenere l’esposizione voluta. Questo approccio può amplificare i rendimenti in periodi brevi, ma su orizzonti temporali più lunghi l’effetto della volatilità e del ribilanciamento può produrre risultati inattesi rispetto alla semplice moltiplicazione delle performance cumulative dell’indice sottostante.

Inoltre, il confronto tra Bitcoin e un ETF a leva non è banale: mentre il primo era presentato come una nuova classe di attività, il secondo è un prodotto che trasferisce esposizione all’andamento delle azioni tecnologiche con rischi e costi specifici legati alla leva e all’uso di derivati.

Cause del crollo e ruolo delle margin call

Un fattore ricorrente nelle crisi finanziarie è la «carenza di liquidità» in valuta corrente, qui espressa in dollari statunitensi: quando mancano contanti, gli operatori costretti a coprire posizioni in perdita liquidano attività provocando vendite a prezzi bassi. Questo meccanismo si è ripetuto anche nel mercato crypto durante il recente sell-off.

Joachim Klement ha dichiarato:

“Si tratta semplicemente dello smantellamento delle posizioni retail. Molti investitori al dettaglio detenevano contemporaneamente azioni tecnologiche, criptovalute e posizioni a leva. Ora che i titoli tecnologici scendono, la leva si rivela contro chi la usa, così la gente è costretta a vendere criptovalute per coprire le margin call. È la solita dinamica: e se la situazione peggiora troppo, la Fed potrebbe intervenire tagliando i tassi e riportando un rialzo dei prezzi.”

In pratica, quando la leva finanziaria agisce in entrambe le direzioni la volatilità amplia le perdite e può innescare vendite forzate. L’eventuale intervento della Federal Reserve (Fed) con politiche monetarie più espansive resta uno strumento che, storicamente, ha calmierato i mercati e sostenuto i prezzi delle attività rischiose.

Alcune consolazioni — e avvertimenti — per chi ha perso

Se avete subìto perdite su Bitcoin — circa un terzo sotto il picco recente e una flessione annua più contenuta — può comunque consolare il fatto che molte altre criptovalute hanno registrato perdite ancora più severe nello stesso periodo.

Ethereum ha subito cali significativamente maggiori rispetto a Bitcoin, mentre Solana e altre chain alternative hanno mostrato marcate oscillazioni. Alcune monete più speculative, come Dogecoin, hanno perso quote rilevanti, e progetti legati a figure politiche o mediatiche hanno mostrato volatilità estrema: in certi casi la perdita si misura in decine di punti percentuali rispetto al massimo recente.

Un caso illustrativo riguarda una grande istituzione accademica che ha aumentato l’esposizione in criptovalute per centinaia di milioni di dollari vicino al picco del mercato: anche se la perdita assoluta può essere limitata rispetto al totale dell’endowment, l’episodio mostra che anche investitori sofisticati possono subire errori di tempismo e valutazione del rischio.

Conclusioni e lezioni per gli investitori

Il confronto tra Bitcoin e un prodotto a leva sul Nasdaq-100 suggerisce che la narrativa della criptovaluta come bene rifugio o come asset non correlato va rivista alla luce dell’evoluzione dei mercati e dei prodotti finanziari. L’ingresso degli ETF regolamentati e la convergenza degli investitori hanno accresciuto la correlazione con il mercato azionario.

Per gli investitori la lezione è chiara: valutare con attenzione la funzione che un asset svolge in portafoglio, conoscere i meccanismi di strumenti complessi come gli ETF a leva, e considerare la liquidità e il rischio di margin call in fasi di stress. La diversificazione resta importante, ma deve basarsi su asset che offrano reali caratteristiche differenti, non solo su narrazioni di mercato.



Author: Tony
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