Affitti brevi: il Consiglio di Stato conferma il divieto del self check-in
- 21 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia, Newsletter
L’obbligo di identificare di persona gli ospiti che soggiornano in strutture adibite ad affitti brevi rimane in vigore: niente più keybox dove lasciare la chiave né l’invio della carta d’identità tramite WhatsApp. Questa conseguenza deriva dalla decisione del Consiglio di Stato, che ha annullato la sentenza del Tar Lazio che aveva sospeso l’efficacia della circolare del Viminale sul riconoscimento «de visu» degli alloggiati.
Si conferma quindi quanto stabilito dal Ministero dell’Interno circa un anno fa: l’accoglienza da remoto non è ammessa. Le indicazioni ministeriali richiedono infatti che l’identificazione venga effettuata con verifica diretta, per assicurare la corrispondenza tra il documento e la persona che effettivamente occupa la struttura.
I gestori di tutte le strutture ricettive, compresi gli host delle locazioni brevi, sono tenuti a richiedere il documento d’identità dell’ospite, a trasmetterlo alle autorità competenti e a procedere all’identificazione di persona verificando che il titolare del documento corrisponda all’effettivo ospite.
I controlli e la sicurezza
Nel corso del giudizio d’appello davanti al Consiglio di Stato, il Ministero dell’Interno ha sottolineato il valore preventivo della verifica de visu per contenere potenziali minacce alla sicurezza pubblica. È stato richiamato un episodio significativo che ha illustrato i rischi legati a pratiche di identificazione a distanza.
In particolare, il caso di Viterbo ha visto l’arresto di due cittadini di nazionalità turca trovati in possesso di armi nascoste nella stanza occupata in un B&B. L’attività di polizia, svolta durante la processione della Macchina di Santa Rosa, era partita da una segnalazione del titolare della struttura: il sospetto era nato perché uno degli stranieri aveva inviato tramite WhatsApp un documento d’identità che non corrispondeva alla persona poi presentatasi alla struttura.
Interpretazione giuridica e impatto per gli operatori
La conferma dell’obbligo di riconoscimento de visu rafforza la validità della circolare ministeriale e chiarisce il quadro normativo per i gestori, i quali dovranno adeguare procedure operative e sistemi di accoglienza. La pronuncia del Consiglio di Stato toglie ambiguità interpretative che avevano portato alcune amministrazioni locali a rimuovere i dispositivi di deposito chiave o a tollerare pratiche di check-in remoto.
Dal punto di vista pratico, la decisione incide anche sui rapporti tra operatori del settore e piattaforme di prenotazione: sarà necessario garantire che le procedure digitali non eludano l’obbligo di verifica fisica. Inoltre, i gestori devono rispettare le norme in materia di trattamento dei dati personali quando raccolgono e trasmettono i documenti alle autorità, conciliando le esigenze di sicurezza con la tutela della privacy.
Sul piano istituzionale, la pronuncia può rafforzare la cooperazione tra enti locali, forze dell’ordine e operatori turistici per definire controlli omogenei nei centri più affollati e nelle località a maggiore afflusso turistico, migliorando la prevenzione dei rischi senza compromettere l’accoglienza.
Matteo Piantedosi ha commentato:
“La decisione del Consiglio di Stato che conferma l’obbligo di riconoscimento de visu degli alloggiati rafforza la sicurezza e chiarisce in modo definitivo le regole per tutte le strutture, comprese le locazioni brevi. La verifica diretta dell’identità tutela chi viaggia e chi vive nei quartieri più esposti e sostiene il lavoro quotidiano delle forze di polizia. È una pronuncia che conferma la linea sostenuta fin dall’inizio dal Viminale.”
Bernabò Bocca ha sottolineato:
“Il riconoscimento de visu degli alloggiati comporta un impegno che gli albergatori (così come i gestori di residence, bed and breakfast, affittacamere e campeggi) assolvono da sempre con grande senso civico, consapevoli delle ricadute positive di cui beneficia tutta la comunità, come dimostrano i recenti casi in cui sono stati individuati e catturati pericolosi malviventi.”
La sentenza del Consiglio di Stato chiarisce quindi le responsabilità operative degli operatori turistici e sancisce la priorità della sicurezza pubblica nei processi di accoglienza. Nei prossimi mesi le autorità competenti e gli stakeholder del settore dovranno consolidare prassi condivise per l’applicazione coerente delle norme, bilanciando la necessità di controlli efficaci con la continuità del servizio turistico.