Crescita al rallentatore: Italia fanalino di coda nella UE nonostante pil in rialzo del 2% tra 2025 e 2027
- 19 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La possibilità di un’uscita anticipata dell’Italia dalla procedura europea per disavanzi eccessivi risulta oggi più concreta anche nelle stime ufficiali di Bruxelles, pur in presenza di prospettive di crescita molto contenute per il paese nel periodo 2025-2027.
Le previsioni d’autunno della Commissione confermano un doppio binario nei conti nazionali: bilanci pubblici che mostrano miglioramenti evidenti da un lato, e risultati dell’economia reale assai modesti dall’altro.
La dinamica del deficit e la tempistica dell’uscita
Il dato centrale è la riduzione del disavanzo per quest’anno, stimato ora al 3% del Pil rispetto al 3,3% indicato in primavera: una correzione coerente con le informazioni contenute nel programma di bilancio inviato da Roma a Bruxelles (Dpb).
Valdis Dombrovskis ha dichiarato:
“Le autorità italiane hanno confermato l’intenzione di assicurare che saranno leggermente al di sotto della soglia che serve per abrogare la procedura per deficit eccessivo.”
Secondo i calcoli della Commissione, senza arrotondamenti il disavanzo italiano sarebbe pari al 2,98% del Pil, un livello che avvicina la fine del braccio correttivo del Patto Ue prevista per il 2026 quando i conti 2024 saranno certificati a consuntivo.
Il profilo del debito pubblico
Nonostante il miglioramento del saldo strutturale, le stime comunitarie mostrano un aumento del debito pubblico: la Commissione porta il rapporto debito/Pil al 136,4% per quest’anno, con un’ulteriore crescita al 137,9% nel 2026, per poi prevedere una diminuzione al 137,2% nel 2027.
Le differenze rispetto al programma italiano derivano in parte dalla metodologia: l’analisi europea è basata sul criterio delle politiche invariate, mentre il piano italiano include una componente di 0,3 punti percentuali sul debito prevista per il 2027 rispetto allo scenario tendenziale a legislazione vigente.
Proiezioni macroeconomiche e limiti della crescita
Le prospettive macroeconomiche rappresentano il punto più critico: la Commissione revisa al ribasso la stima di crescita per il 2024, portandola a +0,4% dal +0,7% stimato in primavera, un valore inferiore anche rispetto alle ipotesi governative.
Il contesto è quello di una correzione fiscale che limita lo spazio per misure espansive, mentre gli interventi di spesa degli anni precedenti hanno mostrato effetti di breve durata rispetto all’onere finanziario sostenuto.
Per il 2025 la crescita è stimata a +0,8% (in lieve calo rispetto al +0,9% ipotizzato in precedenza) e rimane sotto il punto percentuale anche nel 2027. Questo andamento porta la crescita cumulata nel triennio 2025-2027 a circa il 2% per l’Italia, il tasso più basso tra i paesi dell’Eurozona.
Confronto con gli altri paesi europei
Subito sopra l’Italia nel confronto triennale si colloca la Finlandia con un +2,2%, seguita da Austria (+2,4%) e Germania (+2,6%), che condividono con Roma segnali di rallentamento nelle rispettive dinamiche economiche.
La Francia non mostra performance brillanti (+2,7% nel triennio) nonostante un quadro dei conti pubblici complicato, mentre i paesi del Mediterraneo come Spagna, Portogallo e Grecia indicano ritmi di crescita molto più sostenuti (tra +6,1% e +7,4% nel triennio).
Nel complesso, la media di crescita triennale dell’Eurozona risulta intorno al 4%, il doppio rispetto alla performance attesa per l’Italia, mentre la media europea più ampia, che include paesi con forti recuperi come Svezia, Repubblica Ceca e Polonia, è stimata al +4,4%.
Implicazioni istituzionali e politiche
Il combinato tra miglioramento del deficit e crescita debole apre scelte importanti per le autorità nazionali e per le istituzioni europee: da un lato c’è spazio per certificare il rientro dalla procedura per disavanzi eccessivi; dall’altro permane la necessità di misure strutturali che rilancino la produttività e aumentino il potenziale di crescita.
Nei prossimi mesi gli scostamenti tra stime nazionali e comunitarie saranno oggetto di verifica tecnica, mentre il dibattito politico dovrà confrontarsi con le priorità di medio termine: sostenibilità del debito, investimenti pubblici e riforme per migliorare la competitività dell’Italia.
Un percorso di uscita ordinata dalla procedura europea richiederà conferme sui conti a consuntivo e segnali credibili su come il paese intende conciliare consolidamento fiscale e politiche orientate alla crescita.