Dopo lo scandalo del weekend alla Fed, il Congresso indagherà sulle proprie operazioni in borsa nei prossimi giorni

Recentemente è emerso che l’ex governatrice della Federal Reserve, Adriana Kugler, ha violato le norme etiche dell’istituto riguardo a operazioni su azioni, riportando nuovamente all’attenzione pubblica il tema delle negoziazioni finanziarie da parte dei vertici di Washington.

Mercoledì mattina è prevista un’audizione presso la House Administration Committee per discutere in modo formale la possibilità di vietare le negoziazioni azionarie da parte dei legislatori, un tema che negli ultimi anni è tornato più volte al centro del dibattito politico.

L’audizione, intitolata “Taking Stock of the STOCK Act“, valuterà l’opportunità di rafforzare i limiti attuali sulle operazioni dei membri del Congresso, che oggi sono consentite purché rispettino le leggi sul insider trading e siano comunicate entro 30 giorni.

Il caso Kugler e le presunte violazioni

Le più recenti dichiarazioni patrimoniali di Adriana Kugler, che ha rassegnato le dimissioni dal Board della Federal Reserve in agosto, hanno messo in luce operazioni su azioni del 2024 non precedentemente dichiarate, comprese transazioni effettuate durante il periodo di blackout della banca centrale.

Il periodo di blackout è una finestra temporale in cui i membri delle autorità monetarie devono astenersi da operazioni finanziarie per evitare conflitti di interesse o apparenze di sfruttamento di informazioni privilegiate; il presunto comportamento di Kugler, se confermato, costituirebbe una violazione delle regole etiche interne.

L’audizione al Congresso e gli attori coinvolti

L’udienza del comitato si concentrerà in questa fase esclusivamente sul divieto per i membri del Congresso di negoziare azioni, piuttosto che su un divieto esteso a un più ampio insieme di funzionari federali. Proposte simili sono state avanzate ripetutamente negli anni ma non sono ancora giunte a una soluzione definitiva.

Tra i testimoni attesi figurano Dan Savickas, della Taxpayers Protection Alliance, e James Copland, del Manhattan Institute, che porteranno contributi e opinioni a sostegno di un inasprimento delle regole.

Dan Savickas ha espresso la sua posizione in modo chiaro:

“È finalmente ora che i legislatori facciano qualcosa al riguardo.”

Alla guida del comitato è il deputato repubblicano del Wisconsin Bryan Steil, che ha indicato l’intenzione di indirizzare i lavori in modo da garantire che “nessun membro del Congresso tragga profitto da informazioni privilegiate”.

Bryan Steil ha dichiarato:

“Nessun membro del Congresso dovrebbe trarre profitto da informazioni privilegiate.”

Proposte legislative e linee di divisione

Una proposta bipartisan che ha guadagnato attenzione è il cosiddetto Restore Trust in Congress Act, finalizzato a proibire ai membri del Congresso, ai loro coniugi, ai figli a carico e ai fiduciari di possedere, comprare o vendere azioni individuali, titoli, materie prime o contratti futures.

Il disegno di legge è sostenuto da rappresentanti di entrambi gli schieramenti, tra cui il repubblicano del Texas Chip Roy e il democratico del Rhode Island Seth Magaziner, ma incontrerebbe resistenze da parte di chi ritiene che un divieto totale possa avere effetti indesiderati o sollevare questioni costituzionali.

Nonostante i dubbi di alcuni legislatori, i sondaggi indicano un forte sostegno pubblico a misure restrittive: uno studio della University of Maryland ha rilevato che una larga maggioranza degli intervistati favorisce un divieto sulle negoziazioni dei membri del Congresso.

Contesto politico ed effetti sul dibattito pubblico

Il tema delle negoziazioni da parte dei politici è stato alimentato negli ultimi anni da vari scandali: in particolare, operazioni effettuate durante la pandemia di COVID-19 e transazioni collegate a comunicazioni su tariffe doganali hanno acuito la percezione di potenziali conflitti di interesse.

Ad esempio, in occasione di alcune oscillazioni di mercato seguite all’annuncio di nuove tariffe, alcune famiglie di parlamentari hanno eseguito numerose operazioni che, a posteriori, sono apparse capaci di trarre vantaggio da movimenti di breve termine.

I sostenitori di un divieto totale sostengono che la misura migliorerebbe la fiducia pubblica nelle istituzioni e ridurrebbe anche il rischio di scandali futuri, mentre gli oppositori evidenziano possibili problemi pratici e costituzionali, oltre a proporre alternative come limiti più rigorosi sulle tempistiche e una maggiore trasparenza delle dichiarazioni patrimoniali.

Nei prossimi giorni l’audizione del comitato fornirà elementi per valutare se sia possibile raggiungere un consenso legislativo su modifiche sostanziali al quadro normativo vigente o se le proposte saranno nuovamente rinviate nel dibattito politico.