Mercato precipita nella paura estrema: Bitcoin non tiene i 100.000$

Il sentimento nel mercato delle criptovalute si è deteriorato in modo significativo: il Fear & Greed Index è sceso a 10, un valore che indica “paura estrema” e rappresenta il livello più basso da fine febbraio, avvicinandosi a un minimo di quasi nove mesi.

La flessione del sentiment segue una settimana di ribassi generalizzati tra le principali crypto, guidati dal calo di bitcoin che è sceso sotto i 96.000 dollari in una forte ondata di vendite; per la seconda volta nel mese la criptovaluta è stata sotto la soglia dei 100.000 dollari.

L’indicatore, utilizzato comunemente per misurare le emozioni degli investitori, riflette il crescente nervosismo: bitcoin ha perso oltre il 5% nell’ultima settimana e ora quota a livelli non osservati dall’inizio di marzo, dopo un calo progressivo rispetto al massimo storico oltre i 120.000 dollari.

Anche il mercato più ampio, misurato dall’indice CoinDesk 20 (CD20), ha registrato una perdita di circa il 5,8% nel corso della settimana, sottolineando la debolezza diffusa tra gli asset digitali principali.

Cause della svendita

Jake Kennis, Senior Research Analyst presso Nansen, ha dichiarato:

“La svendita è la congiunzione di prese di profitto da parte dei LTHs, deflussi istituzionali, incertezza macroeconomica e la liquidazione di posizioni long con leva. Ciò che appare chiaro è che il mercato ha temporaneamente scelto una direzione ribassista dopo un lungo periodo di consolidamento.”

Tra i fattori che hanno alimentato il movimento ribassista figurano anche le attenuate speranze di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso del mese: lo strumento CME FedWatch ha infatti collocato la probabilità di un taglio di 25 punti base intorno al 50%.

Sugli stessi mercati predittivi, operatori e trader valutano probabilità analoghe: piattaforme come Kalshi e Polymarket riflettono aspettative simili riguardo alle mosse future della politica monetaria, contribuendo a definire il pricing del rischio.

La White House ha inoltre segnalato che alcuni indicatori economici chiave recenti, incluso l’inflazione di ottobre, potrebbero non essere pubblicati a causa di ritardi collegati al recente government shutdown. Questa mancanza di dati macro riduce gli elementi di riferimento per le decisioni dei mercati finanziari.

Liquidità e struttura del mercato

Un ulteriore elemento di debolezza è rappresentato dalla scarsa liquidità: il mercato non si è ancora pienamente ripreso dal grande crollo di ottobre e la profondità degli order book sulle principali centralized exchanges resta strutturalmente inferiore rispetto ai livelli storici.

La combinazione di bassa liquidità e posizioni con leva amplifica i movimenti di prezzo, esponendo il mercato a oscillazioni brusche e a rischi maggiori di slippage per chi opera con ordini di dimensioni significative.

Implicazioni per investitori e politica

Dal punto di vista degli investitori istituzionali e retail, la situazione richiede una gestione prudente del rischio: volumi più bassi e la possibile assenza di dati macro rendono più difficile valutare tempestivamente la direzione del mercato.

Per le autorità di vigilanza e per i policy maker, periodi di elevata volatilità e liquidità ridotta possono sollevare preoccupazioni sulla stabilità del mercato e sul funzionamento delle infrastrutture di trading, aumentando l’attenzione verso misure di mitigazione del rischio sistemico.

Se la Federal Reserve dovesse confermare un atteggiamento più restrittivo o se continueranno a mancare indicatori macro affidabili, la pressione ribassista potrebbe proseguire; viceversa, segnali chiari di normalizzazione della politica monetaria o un ritorno della liquidità potrebbero favorire una stabilizzazione dei prezzi.

Gli operatori rimangono quindi in attesa di sviluppi sia sul fronte dei dati economici sia sulle decisioni di politica monetaria, fattori che nei prossimi giorni e settimane determineranno probabilmente la direzione a breve termine del mercato delle criptovalute.