Scudo anti-droni: rete nazionale di sensori per blindare lo spazio aereo, piano al consiglio supremo di difesa lunedì
- 14 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Uno scudo aereo e una flotta nazionale di droni capaci di fronteggiare attacchi ibridi: è questo il progetto a cui la Difesa sta lavorando, e che dovrebbe figurare tra i temi del prossimo Consiglio di Difesa convocato dal Presidente Sergio Mattarella per il 17 novembre. L’obiettivo è valutare l’evoluzione dei conflitti in corso, le minacce ibride e le possibili ripercussioni sulla sicurezza nazionale.
Vertice a Berlino e coordinamento europeo
Prima del Consiglio, è in calendario il vertice a Berlino fra i ministri della Difesa di cinque Paesi — Italia, Francia, Germania, Polonia e Regno Unito — per discutere proposte comuni sul rafforzamento della sicurezza europea. Al tavolo è prevista la partecipazione dell’Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Europea e della Premier Kaja Kallas, insieme ad altri interlocutori internazionali.
I temi principali includono programmi nazionali ma coordinati a livello europeo, in particolare le soluzioni antidrone, la possibilità di uno scudo aereo continentale e riflessioni su forme di difesa comune. Nel confronto rientrano anche ipotesi di supporto industriale e militare all’Ucraina, oltre alla gestione degli aiuti in un contesto operativo in rapido cambiamento.
Condivisione informativa e strategia nazionale
L’Italia sta definendo linee operative per rispondere alle incursioni di droni che da mesi interessano i cieli europei, con impatti anche sul traffico civile e sulle infrastrutture critiche.
Guido Crosetto ha dichiarato:
“Serve una strategia unificata contro la guerra ibrida dei droni: una catena di condivisione delle informazioni moderna e tempestiva fra Difesa, Interno e Enac.”
La proposta prevede un flusso informativo continuo tra le forze armate, le autorità di pubblica sicurezza e l’ente per l’aviazione civile (Enac), al fine di identificare tempestivamente minacce e gestire l’azione di interdizione. Sul piano pratico si punta a integrare capacità di sorveglianza, procedure di intervento e protocolli per la tutela delle infrastrutture critiche.
Sicurezza degli aeroporti e procedure operative
Il modello operativo già sperimentato in alcuni scali nazionali rappresenta un riferimento. Nei aeroporti di Roma, per esempio, esistono procedure che, al rilevamento di un velivolo non autorizzato, permettono di attivare contromisure e di tentare la localizzazione del radiocomando per risalire al presunto operatore.
Se il drone è classificato come minaccia concreta, il protocollo prevede strumenti per la sua neutralizzazione. Queste misure richiedono tuttavia un coordinamento preciso tra enti civili e militari e una chiara cornice giuridica per azioni che coinvolgono spazi aerei civili.
Capacità antimissile e dotazioni future
Nel lungo periodo il piano include anche il potenziamento dello scudo aereo con l’acquisizione di sistemi più numerosi e la disponibilità di missili di difesa come gli Aster. Sistemi di tipo Samp-T, sviluppati in collaborazione internazionale, sono considerati parte della soluzione per aumentare la copertura contro minacce aeree complesse.
L’espansione di queste capacità richiede non solo più lanciatori e munizionamento, ma anche iniziative industriali e logistico-operative per la manutenzione e il dispiegamento su scala nazionale ed europea.
Flotta di droni, tecnologie antidrone e partnership industriali
Un altro fronte riguarda lo sviluppo di una flotta di droni di nuova generazione, più economici e modulari, destinati a sorveglianza, interdizione e supporto alle operazioni. È allo studio anche l’impiego di contromisure tecnologiche, compresi sistemi a energia diretta come i laser per la neutralizzazione mirata.
Per accelerare la produzione e mitigare i costi, si ipotizzano partnership industriali. Tra gli esempi emersi c’è l’idea di joint venture tra gruppi nazionali come Leonardo — per sensori, sistemi ottici e integrazione — e imprese internazionali come Baykar, specializzate nella progettazione di droni. Si valuta inoltre il coinvolgimento di Paesi che hanno sviluppato competenze nei mini-droni, come Ucraina e Polonia, per creare una filiera europea condivisa.
Questi investimenti devono però essere ponderati: oltre a sostenere la produzione, è necessario progettare soluzioni economiche e riutilizzabili per evitare che l’impiego operativo comporti perdite strategiche di risorse.
La necessità di una rete europea
La concretezza delle proposte dipenderà dalla capacità dei partner europei e del Regno Unito di coordinare investimenti, standard tecnici e procedure operative. Senza una rete condivisa, gli sforzi nazionali rischiano di essere frammentari e meno efficaci nel contrasto a minacce ibride transfrontaliere.
Al summit di Berlino sarà quindi importante trovare un terreno comune per definire regole di ingaggio, condivisione delle informazioni e iniziative industriali congiunte, in modo da costruire basi solide per la protezione collettiva dello spazio aereo e delle infrastrutture critiche in Europa.