Perché esiste e si può colmare?

Il settore della medtech è spesso descritto come il motore affidabile del mondo delle life sciences: meno volatile rispetto al biotech e meno soggetto agli entusiasmi del digitale, offre una crescita solida e prevedibile che molti considerano “vaniglia”, ma che al tempo stesso garantisce resilienza e valore di lungo periodo.

Un nuovo profilo di investimenti: il capitale “lumpy”

Negli ultimi anni il panorama finanziario del medtech sta cambiando in modo significativo a causa di un maggiore afflusso di capitali di grandi dimensioni, definiti talvolta come lumpy capital. Operazioni come l’acquisizione per privatizzazione di Hologic da parte dei fondi Blackstone e TPG — una transazione da circa 18 miliardi di dollari compreso debito — illustrano la tendenza: fondi di private equity che puntano a rendimenti stabili trasformando società quotate in private company per consentire pianificazioni industriali a più lungo termine.

Tuttavia, questo flusso non si distribuisce uniformemente: il US mercato attrae la maggior parte di questi investimenti “a blocchi”, mentre il UK e il resto della Europe faticano a tenere il passo. La ragione non è casuale ma strutturale: l’ecosistema statunitense è stato costruito per sostenere la crescita rapida e su larga scala, mentre i sistemi europei restano più frammentati e conservativi rispetto al rischio.

La dimensione del capitale e la dinamica dei rendimenti

La differenza nella disponibilità di capitale è cruciale. I fondi di venture capital negli US sono, in media, significativamente più grandi di quelli europei, e il capitale disponibile per le società in fase di crescita negli US supera di molto quello europeo. Questo gap iniziale tende a amplificarsi: migliori performance generano ulteriori afflussi, che a loro volta permettono scommesse più ambiziose e rendimenti superiori.

Il risultato è un ciclo autoalimentante: rendimenti elevati richiamano più capitale e consentono operazioni più grandi. Gli investitori europei, spesso vincolati a mandati più cauti e operanti in mercati meno integrati, hanno storicamente avuto difficoltà a raggiungere la stessa rapidità e ampiezza di ritorni.

Dalla fase iniziale alla fuga dei campioni locali

Numerose startup promettenti in UK e Europe riescono a ottenere finanziamenti seed e Series A, ma incontrano difficoltà nella fase più costosa di scale-up: trial clinici su larga scala, costruzione di reti commerciali e ingresso in mercati internazionali richiedono capitali di entità che spesso non sono disponibili localmente.

Per attrarre investitori americani molte aziende ricorrono al cosiddetto Delaware flip, ristrutturando la governance e la domiciliazione societaria per allinearsi a modelli giuridici e fiscali familiari agli investitori statunitensi. In molti casi questa migrazione finanziaria si traduce anche in una migrazione fisica di funzioni chiave e management verso gli US, impoverendo gli ecosistemi locali.

Regolazione e accesso al mercato: due percorsi divergenti

Sul fronte regolatorio la dinamica si è ulteriormente complicata. L’implementazione del regolamento europeo sui dispositivi medici, il MDR, nata in risposta a casi di prodotti difettosi, ha reso il processo di certificazione più complesso, costoso e spesso lento, imponendo la ri-certificazione di molti dispositivi storici e sovraccaricando gli organismi notificatori.

Al contrario, la FDA ha avviato riforme e programmi — come il programma per dispositivi breakthrough — che offrono percorsi più collaborativi e talvolta più veloci per tecnologie innovative che rispondono a bisogni medici insoddisfatti. Per investitori che valutano rischi e orizzonti di ritorno, prevedibilità e rapidità regolatoria sono fattori determinanti: in molti casi gli US appaiono ora più attrattivi.

Per il UK la sfida è duplice: da un lato il potenziale di creare un regime post-Brexit più agile attraverso la MHRA, dall’altro problemi di contesto che scoraggiano investimenti. Strumenti come il VPAS e la sua variabilità nelle “clawback” sui ricavi farmaceutici hanno aumentato l’incertezza percepita dagli investitori nell’intero settore delle scienze della vita.

La decisione di grandi aziende di rivedere piani di investimento — citando l’incertezza regolatoria o di mercato — ha un effetto segnale che va oltre il singolo caso, ridimensionando la fiducia nel territorio come luogo favorevole per investimenti di lungo periodo.

Conseguenze industriali e sociali

Il divario transatlantico nella capacità di attrarre capitali di scala produce effetti tangibili: oltre alla perdita di imprese e posti di lavoro qualificati, si riduce la capacità di mantenere competenze avanzate, centri di eccellenza e catene del valore locali. Questo rischia di trasformare l’Europa in una fucina di idee che vengono poi scalate altrove.

Un esempio storico che ricorda il patrimonio scientifico del UK è la creazione di Dolly presso il Roslin Institute: eventi del genere evidenziano che la qualità della scienza è elevata, ma senza meccanismi finanziari e regolatori adeguati i risultati possono non tradursi in un forte sviluppo industriale locale.

Come colmare il divario: linee di intervento

Per rendere i sistemi europei e britannici più competitivi nell’era del lumpy capital servono interventi coordinati su più fronti: rafforzamento dei fondi per la fase di crescita, incentivi fiscali mirati, strumenti pubblici-privati per co-investimenti e una maggiore integrazione dei mercati del capitale a livello continentale.

Sul piano regolatorio è necessario completare e rendere operative riforme che accelerino i processi senza compromettere la sicurezza: aumentare la capacità e la qualità degli organismi notificatori in Europa, portare avanti le proposte di modernizzazione della MHRA nel UK e definire percorsi chiari per l’innovazione che siano prevedibili per gli investitori.

Le autorità pubbliche possono inoltre favorire la nascita di veicoli di finanziamento dedicati alla fase di scale-up, promuovere programmi di procurement che valorizzino prodotti innovativi e stimolare la collaborazione tra centri di ricerca, imprese e investitori istituzionali per creare pipeline industriali sostenibili.

Verso un ecosistema più resiliente

Il medtech rimane un asset strategico per economie avanzate: offre occupazione altamente qualificata, contribuisce alla resilienza dei sistemi sanitari e rappresenta un’opportunità industriale significativa. Se UK e Europe intendono mantenere più del ruolo di incubatori di tecnologia per acquirenti esterni, devono passare dall’analisi alla realizzazione di riforme strutturali che rendano il loro ecosistema competitivo nell’era del capitale “a blocchi”.

Il futuro dell’industria medtech europea e britannica dipenderà dalla capacità di creare mercati finanziari più profondi, regole regolatorie prevedibili e strumenti di politica industriale capaci di sostenere la crescita su scala globale.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.