Per un risanamento efficace servono norme chiare, competenze e trasparenza
- 11 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Composizione Negoziata della Crisi (CNC), a quattro anni dalla sua entrata in vigore, ha dimostrato di essere uno strumento valido nella gestione delle difficoltà aziendali, ma presenta margini di miglioramento per ridurne gli utilizzi strumentali. Spesso viene impiegata principalmente per sospendere azioni esecutive e misure cautelari dei creditori, come soluzione temporanea in attesa di decisioni successive, oppure come via per accedere al concordato semplificato eludendo le regole più rigorose del concordato preventivo.
Fattibilità del piano
Un intervento significativo è stato introdotto un anno fa con il Dlgs correttivo 136/2024, che ha previsto la possibilità di concordare i debiti tributari nell’ambito della Composizione Negoziata della Crisi. Nonostante la norma abbia ampliato le potenzialità dello strumento, l’attuazione degli accordi con le agenzie fiscali stenta a decollare a causa di lacune normative e di incertezze interpretative.
Una delle criticità principali è l’assenza dell’obbligo di fornire un’attestazione sulla fattibilità del piano, requisito invece previsto per altre procedure concorsuali come l’accordo di ristrutturazione dei debiti, il concordato preventivo e il piano di ristrutturazione omologato. Senza questa attestazione, le amministrazioni fiscali incontrano difficoltà a valutare concretamente la proposta di transazione.
La normativa della composizione negoziata richiede esplicitamente l’attestazione della convenienza del piano e della veridicità dei dati aziendali, ma tali elementi, per quanto necessari, possono non essere sufficienti a rassicurare il Fisco circa la concreta realizzabilità dell’operazione. Per questo motivo conviene che il debitore che intende negoziare un accordo con le agenzie fiscali presenti anche una relazione di fattibilità redatta da professionisti qualificati.
Data di maturazione dei debiti
Un altro punto di incertezza riguarda la data di maturazione dei debiti tributari oggetto dell’accordo: la disciplina della composizione negoziata non specifica a quale momento vadano fatti risalire i debiti interessati dalla transazione. Ciò contrasta con la chiarezza prevista per la transazione nell’ambito dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, dove il Codice della crisi indica espressamente che sono compresi i debiti sorti fino alla data di presentazione della proposta.
La mancanza di una regola esplicita genera incertezza applicativa sia per i debitori sia per le amministrazioni, benché non sussistano ragioni evidenti per adottare criteri diversi rispetto a quelli già stabiliti per altri istituti del sistema concorsuale. Una soluzione normativa che uniformi il criterio di maturazione dei debiti favorirebbe certezza e prevedibilità nelle trattative.
Proposta di gruppo
L’articolo 284-bis, che disciplina la transazione fiscale di gruppo, non cita esplicitamente la possibilità di applicare la composizione negoziata di gruppo richiamando l’articolo 25 della norma. Questo vuoto formale ha sollevato dubbi sulla compatibilità dell’istituto con le procedure collettive di gruppo.
Nonostante ciò, la sostanza normativa consente di ritenere ammissibile, per analogia, una proposta di gruppo volta a definire posizioni tributarie aggregate, purché la struttura dell’accordo e le garanzie offerte siano adeguate a tutelare gli interessi erariali e i diritti dei creditori coinvolti.
Proposte di intervento e impatto istituzionale
Per rendere la Composizione Negoziata della Crisi più efficace e meno esposta ad abusi, sarebbe opportuno introdurre alcune modifiche legislative e prassi amministrative: prevedere l’obbligo di attestazione della fattibilità del piano anche per le transazioni con il Fisco; chiarire la data di maturazione dei debiti coinvolti; e disciplinare esplicitamente la possibilità di procedure di gruppo nell’ambito della composizione negoziata.
Parallelamente, è utile che le agenzie fiscali emanino linee guida operative per valutare le proposte, definendo criteri di ammissibilità, documentazione minima richiesta e modalità di interlocuzione con i soggetti coinvolti. Tali misure favorirebbero un maggiore coordinamento tra politica fiscale, sistema giudiziario e professionisti del risanamento aziendale.
Un quadro normativo più chiaro e procedure operative omogenee contribuirebbero non solo a ridurre i tentativi di elusione, ma anche a facilitare la composizione ordinata delle crisi, preservando il valore dell’impresa e migliorando il recupero delle entrate per lo Stato.