Biffi: la produttività è la sfida cruciale per il lavoro

Alvise Biffi ha spiegato:

“Siamo di fronte a una nuova rivoluzione industriale trainata dall’innovazione, che trasformerà inevitabilmente modalità e tempi del lavoro. In questa sfida è necessario assumere un ruolo attivo e condiviso, coinvolgendo le istituzioni, le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali. Serve una svolta culturale che parta da una seria riflessione sulla produttività, che nel nostro Paese tra il 2019 e il 2024 è addirittura diminuita, secondo le analisi del Centro Studi Assolombarda, dello 0,1%. Un incremento del 10% della produttività nelle micro, piccole e medie imprese industriali, sfruttando tecnologie già disponibili, potrebbe generare circa 2,4 miliardi di euro di valore aggiunto nel territorio considerato, corrispondenti a un aumento del PIL di 0,8 punti percentuali per l’intera area del Quadrilatero. Questo si tradurrebbe in una gestione più efficiente del tempo, salari più elevati e una crescita condivisa. Per raggiungere questi obiettivi ciascun attore deve prendersi la sua responsabilità: le imprese devono continuare a innovare, investire e formare; le istituzioni devono predisporre un quadro normativo che accompagni l’evoluzione senza ostacolarla; le parti sociali devono partecipare a un nuovo patto basato su una visione comune del lavoro. È fondamentale riportare la fiducia al centro del sistema-lavoro per costruire insieme un lavoro più produttivo, più umano e capace di guardare al futuro.”

Produttività: dati e divari rispetto ad altri Paesi

Le osservazioni sull’innovazione e sulle trasformazioni del lavoro si intrecciano strettamente con il tema della produttività, come evidenziato dalle elaborazioni del Centro Studi Assolombarda presentate durante l’incontro. Nel complesso, la produttività del lavoro in Italia mostra una sostanziale stagnazione da oltre trent’anni.

Tra il 2014 e il 2019 la crescita media annua della produttività è stata solo dello 0,1%, mentre tra il 2019 e il 2024 si è registrata una lieve flessione pari a -0,1%. Questi ritmi sono inferiori rispetto a quelli osservati in molte economie avanzate.

Alla base della performance relativamente debole delle imprese italiane si riconoscono alcuni fattori ricorrenti: la prevalenza di imprese di piccole dimensioni con bassa produttività, investimenti in innovazione e in R&S ancora insufficienti, una digitalizzazione dell’offerta non ancora diffusa e una internazionalizzazione limitata.

Per fare un confronto, le micro imprese lombarde producono un valore aggiunto per addetto di circa 47,7 mila euro, contro i 56,6 mila euro delle corrispondenti imprese in Germania. Inoltre, meno del 40% delle imprese italiane investe nei processi di R&S con l’intensità osservata oltreconfine, mentre il settore ICT in Italia ha registrato una crescita media annua della produttività di circa +0,3% nell’ultimo decennio, rispetto al +1,0% della Germania.

Anche il grado di apertura internazionale resta contenuto: solo il 17% delle imprese manifatturiere esporta e una quota molto limitata di aziende concentra la maggior parte del valore delle esportazioni. Un maggiore orientamento verso i mercati esteri potrebbe favorire aumenti di produttività significativi.

Riduzione dell’orario di lavoro, contrattazione e formazione

Maurizio Marchesini ha dichiarato:

“Il tema della riduzione dell’orario di lavoro non va affrontato con approcci ideologici, ma con realismo e una visione di lungo periodo. L’innovazione tecnologica e digitale ci chiede di lavorare meglio, non semplicemente meno: occorre trasformare il tempo in valore, attraverso competenze, produttività e partecipazione. L’ipotesi di una riduzione generalizzata dell’orario o di uno smart working esteso in modo indistinto può apparire attraente, ma rischia di essere illusoria se diventa un principio universale. Ogni settore ha peculiarità proprie; la politica industriale deve tenerne conto: la competitività non si tutela per decreto, ma attraverso la qualità del lavoro e delle competenze. La contrattazione collettiva resta il luogo in cui conciliare competitività e benessere, innovazione e coesione sociale. Serve un nuovo patto industriale fondato su fiducia, formazione, flessibilità e prospettiva di lungo termine, per affrontare responsabilmente anche la sfida demografica e preservare la tenuta del sistema produttivo e del welfare. Il tempo di lavoro deve riacquistare valore civico: espressione di intelligenza, dignità e valore condiviso.”

Le parole del vicepresidente per il Lavoro e le Relazioni Industriali di Confindustria richiamano l’attenzione sulla necessità di una governance multilivello che sappia coniugare competitività e tutela dei lavoratori. In questo quadro, la contrattazione collettiva e gli investimenti in formazione continua sono strumenti centrali per diffondere competenze digitali e favorire un uso produttivo delle nuove tecnologie.

Proposte e misure per una transizione condivisa

Per tradurre le opportunità tecnologiche in crescita reale servono interventi coordinati su più fronti: incentivare gli investimenti in R&S e nella digitalizzazione, sostenere la crescita dimensionale delle imprese per sfruttare economie di scala, promuovere l’internazionalizzazione e potenziare i percorsi di formazione e riqualificazione professionale.

Le istituzioni possono agevolare il processo con politiche industriali chiare, incentivi mirati e norme che favoriscano l’adozione responsabile delle tecnologie. Le parti sociali, dal canto loro, devono essere coinvolte nella definizione di soluzioni contrattuali che valorizzino produttività e qualità del lavoro.

Un miglioramento della produttività delle imprese, soprattutto delle realtà di minori dimensioni, non solo aumenterebbe il valore aggiunto e il PIL regionale, ma consentirebbe anche una ridistribuzione dei benefici sotto forma di salari più alti, condizioni di lavoro più sostenibili e una crescita economica più equilibrata.

Per rendere concreta questa transizione è necessario un dialogo stabile tra imprese, istituzioni e sindacati, accompagnato da misure pubbliche e private che trasformino le potenzialità tecnologiche in vantaggi condivisi per il tessuto produttivo e la società nel suo complesso.



Author: Tony
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