Sicilia di Ulisse punta più in alto: la rete delle eccellenze vuole crescere ancora

C’è un filo che attraversa la Sicilia dall’interno verso la costa, che collega montagne antiche e vulcani attivi, sugherete e campi dorati, borghi apparentemente isolati ma accomunati da un’identica idea di ospitalità. È un ponte ideale che unisce i Nebrodi all’Etna, passando per le Madonie e arrivando alle colline che guardano il mare di Trapani, ai borghi del Ragusano, alle campagne di Noto e alle vigne dell’Agrigentino.

Su questo percorso si incontrano ristoranti che funzionano come case aperte, boutique hotel che comunicano sobrietà ed eleganza, cantine che vendono più paesaggio che bottiglie. Luoghi diversi che, messi in relazione, tracciano una mappa possibile di una Sicilia che intende riconoscersi e farsi riconoscere sul piano nazionale e internazionale.

Camminando su questo ponte si incontrano storie come quella dell’Antica Filanda di Capri Leone, di Shalai e DaiPennisi a Linguaglossa, di cantine e ristoranti che hanno trasformato identità locali in narrazioni contemporanee e attrattive turistiche.

Il congresso dell’associazione

Dalla geografia attiva di questi luoghi nasce Sicilia di Ulisse, un’associazione che aggrega imprese dell’accoglienza e dell’enogastronomia con l’obiettivo di definire un brand coerente dell’ospitalità isolana. L’organizzazione conta 52 soci: 36 ristoranti e pasticcerie storiche, 16 hotel di charme e 21 cantine partner, per oltre 1.500 addetti e un fatturato complessivo che si aggira sui 180 milioni di euro.

Negli ultimi mesi l’associazione ha registrato nuove adesioni, tra cui spicca l’entrata dell’Hotel des Palmes di Palermo, parte del gruppo Mangia’s. Il congresso annuale, conclusosi con una giornata dedicata allo street food all’Orto Botanico, ha scelto come tema «Nutrire il corpo, coltivare l’anima», un richiamo a un’idea di benessere intesa come radicamento nel tempo, nelle relazioni e nella cultura del cibo e dell’accoglienza.

Sicilia di Ulisse ha spiegato:

“Un invito a riflettere sul concetto contemporaneo di benessere: non solo come cura di sé, ma come costruzione di una cultura condivisa intorno al tempo, al cibo, al vino, all’accoglienza e al viaggio.”

Alla guida dell’associazione c’è lo chef stellato Tony Lo Coco, che porta l’esperienza della cucina come elemento identitario. L’idea centrale è sintetizzata in un termine recuperato dalla radice latina di gens: Gensy — comunità, stirpe, appartenenza — con l’intento di connettere cibo, vino, ospitalità e turismo per creare una destinazione unica capace di generare sviluppo diffuso.

Il potenziale di crescita però si scontra con sfide strutturali: necessità di aumentare la dimensione delle imprese, gestire la doppia transizione digitale ed ecologica, aprirsi ai mercati esteri, adeguarsi a normative complesse e affrontare il ricambio generazionale. Questi aspetti richiedono politiche pubbliche mirate, strumenti finanziari adeguati e percorsi di formazione professionale per consolidare il tessuto produttivo locale.

L’Antica Filanda: nei Nebrodi il tempo del bosco

Una storia esemplare nasce sui Nebrodi, dove l’Antica Filanda rappresenta il passaggio da attività artigianali di paese a una struttura d’eccellenza dell’ospitalità rurale. La famiglia Campisi, insieme ai Parafioriti di Galati Mamertino, avvia nel 1990 un ristorante in una vecchia filanda, recuperando memorie locali legate alla produzione del baco da seta.

L’attività si è poi trasferita in una tenuta immersa nel verde a Capri Leone, dove oggi convivono un ristorante insignito del Bib Gourmand Michelin, sedici camere, una piscina panoramica e un modello di accoglienza trasmesso di generazione in generazione.

Nunzio Campisi ha detto:

“Nei Nebrodi tutto è più lento, e la lentezza è una scelta. La qualità non la compri: la coltivi, la allevi, la aspetti. Qui il territorio non è scenografia: è protagonista.”

Nell’ottica di valorizzazione del territorio, nel 2023 è stato inaugurato Atmosfera by Antica Filanda, una sala eventi con capienza fino a 500 persone che applica lo stesso approccio: radici forti, estetica misurata e una forma di accoglienza discreta ma avvolgente. È un esempio di come le imprese familiari possano crescere senza perdere identità, generando occupazione locale e sostenendo l’economia dell’entroterra.

L’Etna come controcanto: la vicenda dei Pennisi a Linguaglossa

Sul versante settentrionale dell’Etna, a Linguaglossa, la famiglia Pennisi ha trasformato una tradizione artigiana — la macelleria — in un ecosistema dell’accoglienza che comprende il boutique hotel e ristorante stellato Shalai e l’attività DaiPennisi – Macelleria con cucina. L’esperienza ultraquarantennale ha portato a uno sviluppo graduale e coerente, con oggi 39 dipendenti e un fatturato significativo sotto la guida del general manager Luciano Pennisi.

Luciano Pennisi ha detto:

“Vivere al cospetto del Vulcano è affascinante e anche difficile da trasmettere a chi non condivide la nostra esperienza.”

La storia dei Pennisi mostra come la specializzazione produttiva possa diventare il fulcro di un’offerta turistica integrata: lavorazione delle carni, ristorazione di qualità e ospitalità ricettiva convivono in un progetto imprenditoriale che ha radici nel territorio e visione sul mercato.

Questi casi evidenziano che la valorizzazione del patrimonio enogastronomico e dell’accoglienza richiede investimenti, reti territoriali e strumenti di governance che favoriscano la crescita sostenibile. Banche, istituzioni locali e operatori devono coordinare interventi su infrastrutture, formazione e internazionalizzazione perché il modello possa essere replicato e generare sviluppo diffuso in tutta l’isola.



Author: Tony
Redazione Finanza Flash. Notizie di finanza, mercati, borsa e macroeconomia in tempo reale. Aggiornamenti su investimenti, banche, BCE ed economia italiana.