Nebbia informativa per la Fed: lo shutdown ritarda i dati sull’inflazione negli Stati Uniti

L’interruzione più lunga della storia recente dell’amministrazione federale statunitense ha compromesso la pubblicazione di due rapporti mensili sull’occupazione e mette a rischio anche una fotografia cruciale dell’inflazione prevista per la settimana entrante, aggravando la già densa incertezza informativa che deve affrontare la Federal Reserve, oggi probabilmente la più divisa tra le ultime presidenze.

Il Bureau of Labor Statistics avrebbe dovuto pubblicare giovedì l’indice dei prezzi al consumo di ottobre, ma la chiusura del governo non solo ha posticipato la diffusione del dato, ma ha anche sospeso la raccolta in presenza. È sempre più probabile che l’agenzia rinunci del tutto alla pubblicazione del CPI di ottobre.

L’assenza di rapporti ufficiali che orientano le scelte dei policy maker sulla traiettoria dell’inflazione e dell’occupazione allunga il dibattito su una possibile nuova riduzione dei tassi nella riunione di dicembre della Fed. Per il precedente incontro i responsabili della politica monetaria disponevano dei dati sull’inflazione di settembre, ma non di un report aggiornato sul mercato del lavoro.

Anche se il governo riaprisse nelle prossime settimane e le statistiche riprendessero a essere elaborate, i funzionari della banca centrale si troverebbero comunque a confrontarsi con dati ricostruiti a posteriori tramite indagini retrospettive e metodi alternativi — ammesso che tali cifre vengano pubblicate. Diverse indagini private sull’occupazione stanno parzialmente compensando il vuoto dei dati ufficiali, ma sostituti credibili per le statistiche sull’inflazione sono più rari e limitati nel perimetro.

Bloomberg Economics analysts said:

“Anche nel caso di una riapertura governativa, è improbabile che il Bureau of Labor Statistics riesca a raccogliere e processare i dati per i rapporti CPI di ottobre e novembre prima della riunione del FOMC di dicembre. Riteniamo che le cifre di ottobre avrebbero autorizzato un taglio dei tassi nell’ultima riunione dell’anno.”

Dopo il taglio dei tassi di ottobre il presidente Jerome Powell ha chiarito che una riduzione a dicembre non è affatto assicurata. Per i membri della Fed preoccupati dalla possibilità di una nuova accelerazione dell’inflazione, la mancanza di numeri ufficiali rappresenta una ragione in più per adottare un atteggiamento attendista.

Nonostante le probabilità di mercato continuino a scommettere su un taglio a dicembre, gli investitori seguiranno con attenzione le apparizioni pubbliche nella prossima settimana di funzionari come John Williams, Raphael Bostic, Stephen Miran e Alberto Musalem, che potrebbero chiarire orientamenti e percezioni interne.

Prospettive globali e decisioni delle banche centrali

Oltre alle incertezze statunitensi, altri appuntamenti internazionali faranno luce sulle direzioni di politica monetaria e sulle condizioni macroeconomiche: la Bank of Canada pubblicherà il resoconto delle motivazioni che hanno portato al taglio dei tassi di ottobre, offrendo indizi sul giudizio della banca rispetto al livello dei tassi e alle prospettive economiche.

In Canada il governo sta inoltre valutando misure per accelerare grandi progetti infrastrutturali finalizzati a diversificare il commercio e stimolare la crescita; tali interventi avranno implicazioni fiscali e possono condizionare le scelte della banca centrale e le aspettative degli investitori.

Asia: dati sulla produzione, consumi e segnali dalla banca centrale giapponese

La settimana inizia con le indicazioni sul fronte prezzi dalla Cina, dove la più lunga serie di cali dei prezzi in oltre quattro decenni potrebbe essere proseguita a ottobre, seppure con un rallentamento dell’entità della contrazione grazie alle misure di Pechino per limitare la concorrenza sui prezzi. Il calo su base annua dei prezzi alla produzione sembra attenuarsi attorno al 2,2%, mentre l’inflazione al consumo potrebbe registrare una variazione negativa marginale.

In India i dati sui prezzi attesi mercoledì dovrebbero mostrare un’inflazione in moderazione a ottobre, favorendo il dibattito interno alla Reserve Bank of India su un possibile ritorno ai tagli dei tassi quando verrà fissata la politica monetaria a dicembre.

In Australia verranno pubblicati due importanti indici di fiducia: il sondaggio sulla fiducia dei consumatori e l’indice di fiducia delle imprese, che insieme alla statistica sull’occupazione prevista giovedì aiuteranno a valutare se la Reserve Bank of Australia potrà considerare ulteriori riduzioni dei tassi a dicembre.

Il Bank of Japan renderà pubblici lunedì i verbali del suo incontro di ottobre, il secondo consecutivo a registrare dissensi a favore di un rialzo: il contenuto dei verbali potrebbe anticipare se esiste una tendenza verso una stretta in vista di dicembre, ipotesi condivisa da circa metà degli economisti interpellati.

Nel complesso, in Asia non sono previste decisioni sui tassi nella settimana, ma i dati mensili cinesi su produzione, vendita al dettaglio e investimenti metteranno in luce la fragilità della domanda interna e le pressioni sul ciclo industriale.

Europa, Medio Oriente e Africa: crescita debole e verbali di politica

Nel Regno Unito i prossimi dati sul lavoro e sul prodotto interno lordo chiariranno il contesto seguito alla decisione della Bank of England di lasciare i tassi fermi, pur preparando il terreno per un possibile taglio a dicembre. I commenti pubblici dei vertici della banca, tra cui la vicegovernatrice e il capo economista, saranno osservati per cogliere la coesione interna sul percorso futuro.

Nell’area euro gli interventi pubblici di membri del European Central Bank, come Isabel Schnabel e Luis de Guindos, accompagneranno una settimana piuttosto contenuta sul fronte dei dati, con spicchi dedicati alla fiducia degli investitori in Germania e alla produzione industriale dell’eurozona.

I paesi nordici continueranno a pubblicare documenti e verbali: la Riksbank svedese diffonderà i verbali della riunione e il suo rapporto sulla stabilità finanziaria, mentre la Norges Bank norvegese includerà dati sull’inflazione e un proprio rapporto sulla stabilità, elementi utili a valutare la tenuta delle rispettive politiche monetarie dopo le decisioni di mantenere i tassi fermi.

Nel Medio Oriente e in Nord Africa si monitorerà l’effetto di aumenti del prezzo dei carburanti, con l’impatto sulla dinamica dei prezzi al consumo in paesi come l’Egitto. In Israele l’inflazione annua di ottobre è attesa stabile, mantenendo i responsabili della politica monetaria cauti rispetto a qualsiasi allentamento.

In Russia gli analisti osserveranno i dati sull’inflazione di ottobre per valutare la persistenza del trend discendente e le implicazioni per ulteriori tagli dei tassi, mentre il quadro della crescita nazionale è atteso mostrare un continuo raffreddamento nel terzo trimestre.

Per quanto riguarda le finanze pubbliche africane, il discorso sul bilancio a medio termine del Ministro delle Finanze del Sudafrica, previsto a metà settimana, rappresenterà un test sulla credibilità delle azioni fiscali volte a stabilizzare il debito e rassicurare i mercati in vista delle elezioni locali. Anche il bilancio annuale del Ghana sarà un momento chiave per valutare la disciplina fiscale nell’ambito dei programmi con il Fondo Monetario Internazionale.

Più decisioni di politica monetaria minori sono attese in paesi come Uganda, Zambia, Romania e Serbia, dove banche centrali potrebbero confermare o aggiustare i tassi alla luce dell’inflazione locale e degli sviluppi sul cambio.

America Latina: inflazione, verbali e rischi geopolitici

In Brasile il Banco Centrale pubblicherà i verbali della riunione di novembre, offrendo indicazioni sul dibattito interno e sulle prospettive relative a un possibile allentamento, nonché sul modo in cui i membri valutano i recenti messaggi macroeconomici.

In Colombia i dati di ottobre sull’inflazione potrebbero risultare più elevati delle attese, alimentando preoccupazioni presso la banca centrale e fra gli investitori dopo il rialzo inatteso di settembre; lo scostamento dal target ufficiale avrebbe rilevanti implicazioni per la politica monetaria e per la fiducia nel percorso di stabilizzazione dei prezzi.

La situazione in Argentina — caratterizzata dalle forti pressioni sul cambio e dall’incertezza politica legata al periodo elettorale — ha probabilmente aumentato la volatilità sui dati dei prezzi a ottobre, con stime annue che continuano a restare molto elevate e indicano rischi significativi per la sostenibilità delle politiche economiche.

In Perù la direzione della politica monetaria sembra orientata alla stabilità: il Banco Centrale del Perù (BCRP) è atteso mantenere il tasso di riferimento, mentre i documenti post-riunione aiuteranno a comprendere se sia stata tracciata una linea definitiva sulla fase di allentamento iniziata in precedenza.

In generale, la combinazione di dati mancanti o posticipati e la diffusione di statistiche alternative rende più complessa la valutazione delle condizioni cicliche a livello globale. Questo clima di incertezza può tradursi in maggiore volatilità sui mercati finanziari e in un approccio più prudente da parte dei decisori, con impatti rilevanti sia per le economie avanzate sia per i mercati emergenti.

Nei prossimi giorni, per i professionisti del settore e per gli osservatori politici sarà essenziale monitorare non solo i pochi dati ufficiali disponibili, ma anche le dichiarazioni dei governatori delle banche centrali e i verbali delle riunioni, che offrono informazioni qualitative cruciali per comprendere l’orientamento delle politiche monetarie in un contesto di informazioni frammentarie.