Pensioni: dall’1° gennaio arriva l’aumento legato all’inflazione, le simulazioni Inps per ogni fascia di reddito
- 8 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Dal 2026 è previsto un adeguamento delle pensioni pari all’1,4%, valore che potrebbe essere rivisto fino all’1,5% in sede di certificazione finale dei dati sull’inflazione. Le ultime proiezioni del INPS riflettono questa ipotesi, in linea con le stime dell’indice dei prezzi al consumo FOI (Famiglie di operai e impiegati) per il 2026.
Meccanismo di rivalutazione e scaglioni
L’aumento delle pensioni sarà applicato con un meccanismo a scaglioni di reddito: la rivalutazione non è uniforme, ma modulata in funzione dell’importo dell’assegno per contenere l’impatto sui conti pubblici preservando comunque il potere d’acquisto delle pensioni più basse.
In base alle simulazioni diffuse dall’INPS, la rivalutazione sarà applicata come segue: piena al 100% per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo (pari a 603,40 euro), al 90% per gli assegni compresi tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% per le pensioni che superano la soglia di cinque volte il minimo.
Le simulazioni correnti considerano una perequazione dell’1,4% applicata secondo il meccanismo a fasce: rivalutazione piena fino a 2.413 euro (4 volte il trattamento minimo), al 90% fino a 3.017 euro (da 4 a 5 volte il trattamento minimo) e al 75% per gli importi oltre la soglia di 5 volte.
Esempi numerici della perequazione
Per rendere concreti gli effetti della misura, ecco alcune simulazioni sugli importi lordi delle pensioni con una perequazione dell’1,4%:
Una pensione di 603 euro salirebbe a 611,44 euro (+8,44 euro); una da 1.000 euro diventerebbe 1.014 euro (+14 euro); una da 1.500 euro passerebbe a 1.521 euro (+21 euro).
Per assegni di importo maggiore: da 2.000 euro si arriverebbe a 2.028 euro (+28 euro); da 2.500 euro a 2.534,88 euro (+34,88 euro); una pensione di 3.000 euro diventerebbe 3.041,18 euro (+41,18 euro).
Ulteriori esempi: da 3.500 euro a 3.546,46 euro (+46,46 euro); da 4.000 euro a 4.051,71 euro (+51,71 euro).
Contesto e implicazioni
L’adeguamento delle pensioni si basa sulla dinamica dell’inflazione: una stima più bassa dell’indice FOI rispetto alle previsioni precedenti ha determinato la riduzione dell’incremento atteso dal 1,7% all’1,4% (con possibilità di arrotondamento fino all’1,5%). Questo meccanismo mira a mantenere il potere d’acquisto degli assegni ma, attraverso la modulazione per fasce, limita l’onere finanziario per il bilancio pubblico.
Dal punto di vista istituzionale, la revisione delle stime inflattive e l’applicazione della perequazione coinvolgono diversi soggetti: oltre all’INPS, l’elaborazione dei dati e la loro ufficializzazione dipendono dalle rilevazioni statistiche sull’indice dei prezzi e dalle decisioni di politica economica che considerano l’impatto sul sistema previdenziale e sulla spesa pubblica.
Gli importi indicati nelle simulazioni sono riferimenti esemplificativi: l’entità definitiva della rivalutazione e le relative modalità operative saranno comunicate ufficialmente dall’INPS al momento dell’adozione dei dati definitivi sull’inflazione per il 2026.