Nel mare di Taranto nasce il primo rifugio protetto d’Europa per i delfini
- 8 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
In contrapposizione a una narrazione che riduce Taranto alla sola emergenza legata all’ex Ilva, i suoi mari mostrano segnali di resilienza: da anni la rada di Mar Grande è frequentata da delfini osservabili anche durante visite guidate, mentre recentemente nel Mar Piccolo sono stati rilasciati altri 150 esemplari di cavallucci marini provenienti dall’Acquario di Genova, la seconda immissione del 2025.
In quest’ambito è nato, a ridosso dell’Isola di San Paolo della Marina Militare, il primo rifugio protetto del Mediterraneo destinato ad accogliere delfini progressivamente trasferiti da acquari o strutture zoologiche in fase di dismissione: un’area dove gli animali potranno transitare dalla cattività a un ambiente naturale vigilato attraverso un percorso graduale di adattamento.
Il progetto del rifugio protetto
Il progetto del rifugio, denominato San Paolo Dolphin Refuge, è promosso dall’associazione locale Jonian Dolphin Conservation in collaborazione con la Fondazione con il Sud, organizzazione che riunisce fondazioni bancarie, realtà del terzo settore e volontariato con l’obiettivo di rafforzare infrastrutture sociali nel Mezzogiorno. Partner pubblico dell’iniziativa è il Comune di Taranto, che ha messo a disposizione gli spazi necessari.
L’azione è partita da attività di ricerca, monitoraggio e cura dei cetacei, sviluppando anche iniziative di valorizzazione ambientale e turistica: a questo percorso si è affiancato il centro Kètos, ospitato nel prestigioso Palazzo Amati nella città vecchia, dedicato alla divulgazione sul mare e sui cetacei. I passi successivi prevedono il completamento del rifugio in mare e l’allestimento dei piani superiori di Palazzo Amati per ospitare una control room che sorveglierà le attività e i laboratori previsti.
La Fondazione con il Sud ha stanziato quasi 2 milioni di euro per l’intervento, mentre il Comune di Taranto ha offerto la disponibilità immobiliare necessaria per le attività in città.
Caratteristiche tecniche e capacità
Il rifugio protetto occupa un’area marina di circa 7 ettari e include una vasca realizzata con strutture galleggianti e reti ancorate ai fondali, di dimensione complessiva pari a circa 1.600 metri quadrati. Al suo interno sono previste grandi vasche naturali 40×40 metri formate da banchine galleggianti per l’accoglienza dei delfini, oltre a una vasca veterinaria dotata di sorveglianza continua.
La sorveglianza del sito sarà garantita mediante telecamere e sensori per il monitoraggio dei parametri ambientali; l’area sarà inoltre dotata di quattro boe, tre di segnalazione e una strumentata per il controllo della qualità dell’acqua e dell’atmosfera locale.
La struttura è dimensionata per ospitare fino a 17 delfini, ma il piano operativo privilegerà numeri ridotti per garantire condizioni ottimali agli animali che hanno vissuto a lungo in vasche di cemento e devono affrontare un processo graduale di reinserimento in un ambiente marino controllato.
Carmelo Fanizza ha detto:
“Questo sarà il luogo del tranquillo pensionamento dei delfini: non prevediamo la loro reimmissione in mare aperto. Il ‘San Paolo Dolphin Refuge’ rappresenta un modello sperimentale e replicabile che potrà favorire lo sviluppo di nuovi protocolli e infrastrutture per la gestione sostenibile e il benessere a lungo termine dei cetacei.”
Iter autorizzativo e fasi di adattamento
Il completamento operativo richiede ancora alcuni passaggi tecnici, tra cui l’installazione di un laboratorio galleggiante. A valle di questa fase, verrà presentata l’istanza al ministero competente per ottenere la qualifica giuridica di giardino zoologico, riconoscimento che comporta specifici requisiti strutturali, sanitari e gestionali previsti dalla normativa nazionale ed europea.
Carmelo Fanizza ha detto:
“Il rifugio è quasi pronto, manca l’ultimo step, il posizionamento del laboratorio galleggiante che avverrà nelle prossime settimane. Dopodiché presenteremo l’istanza al ministero per l’ultima autorizzazione: contiamo di chiudere l’iter entro sei mesi.”
Monica Barnaba ha spiegato:
“Individueremo i luoghi di provenienza e gli animali idonei al trasferimento; per ciascun esemplare inizierà un primo periodo di adattamento nella struttura che attualmente lo ospita, seguito da una fase di avvicinamento al nuovo sito e infine da un terzo periodo di ambientamento nel rifugio protetto.”
Impatto scientifico, sociale e turistico
Il progetto unisce obiettivi di tutela della fauna marina, ricerca scientifica e sviluppo locale: oltre a garantire cure e monitoraggio veterinario, il rifugio può diventare un centro per studi sul comportamento dei cetacei e sulle tecniche di riabilitazione in ambiente semi-naturale. Sul piano socioeconomico, iniziative di questo tipo possono contribuire a una narrazione alternativa per Taranto, favorendo forme di turismo responsabile e occasioni di lavoro legate alla conservazione e alla ricerca.
Resta indispensabile un quadro di vigilanza e di governance chiaro, con il coinvolgimento delle autorità veterinarie e ambientali, per garantire standard etici elevati e la replicabilità dell’esperienza in altre realtà del Mediterraneo.
Nel complesso, la nascita del San Paolo Dolphin Refuge segna un passo significativo verso soluzioni che cercano di conciliare benessere animale, attività scientifiche e rigenerazione dell’immagine ambientale di un territorio storicamente sfidato dall’inquinamento industriale.