Il volume di scambi su Polymarket potrebbe essere gonfiato del 25%, secondo uno studio della Columbia
- 8 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Una ricerca della Columbia University indica che una parte significativa dell’attività di trading su Polymarket, uno dei principali mercati predittivi basati su blockchain, potrebbe essere stata artificialmente gonfiata tramite la pratica nota come wash trading.
Lo studio, pubblicato di recente, analizza oltre due anni di dati onchain e stima che quasi il 25% del volume storico della piattaforma derivi da operazioni in cui utenti compravano e vendevano rapidamente contratti — spesso contro se stessi o con conti collusi — con l’unico scopo di aumentare le metriche di attività senza modificare la posizione netta sul mercato.
Metodologia e rilevamento
I ricercatori hanno sviluppato un nuovo algoritmo per identificare comportamenti di wash trading basato sulle dinamiche dei portafogli: in particolare su quanto frequentemente gli utenti aprono e chiudono posizioni in rapida successione e sul fatto che questi scambino prevalentemente con altri wallet che mostrano schemi simili.
Il metodo non si limita a intercettare semplici scambi avanti e indietro, ma individua anche reti complesse di wallet che formano loop o cluster di trading. Alcune di queste reti coinvolgevano decine di migliaia di account coordinati, con trasferimenti rapidi e ripetuti di contratti e capitale.
Risultati principali
Secondo lo studio, il picco di operazioni sospette ha raggiunto quasi il 60% del volume settimanale a dicembre 2024 e il fenomeno è rimasto persistente fino ad ottobre 2025. I mercati relativi a eventi sportivi e elezioni sono risultati i più colpiti; in alcune settimane oltre il 90% delle transazioni in queste categorie appariva non autentico.
Tra i casi segnalati, un cluster di oltre 43.000 portafogli è stato responsabile di quasi 1 milione di dollari di volume, prevalentemente a prezzi inferiori a un centesimo, con la quasi totalità delle operazioni classificate come probabile wash trading.
Lo studio documenta anche modalità operative sofisticate: contratti passati rapidamente attraverso decine di wallet, posizioni tenute in perdita per simulare scambi genuini, e riutilizzo di capitale tramite trasferimenti di USDC tra più indirizzi, elementi che suggeriscono sforzi coordinati piuttosto che operazioni isolate.
Motivazioni e incentivi
I ricercatori osservano che molti wallet sospetti non riportano profitti reali, il che indica che l’obiettivo primario potrebbe non essere il guadagno immediato, ma il posizionamento per benefici futuri: ad esempio l’accesso a ricompense legate a possibili token futuri, classifiche della piattaforma o altre forme di incentivo legate al volume.
Harry Crane said:
“Ritengo che la narrativa sulla manipolazione sia un tentativo di alcuni media tradizionali di screditare questi mercati, poiché ne minaccia la capacità di influenzare l’opinione pubblica.”
Vulnerabilità della piattaforma
La ricerca sottolinea come alcune caratteristiche di Polymarket possano rendere la piattaforma particolarmente esposta al wash trading: l’assenza di obblighi stringenti di verifica dell’identità, la mancanza di commissioni di trading e l’uso diffuso del USDC come stablecoin facilitano operazioni rapide e a basso costo tra account multipli.
Inoltre, la prospettiva di un futuro rilascio di un token da parte della società è indicata come possibile incentivo a manipolare i volumi, poiché distribuzioni o airdrop possono essere calcolati sulla base dell’attività storica degli indirizzi.
La società ha intrapreso in passato interlocuzioni con regolatori statunitensi e, secondo comunicazioni ufficiali, sta lavorando a un ritorno regolamentato nel mercato statunitense che includerebbe l’emissione di un token e iniziative di raccolta fondi a valutazioni riportate fino a 15 miliardi di dollari.
Impatto sui partecipanti e sulle istituzioni
Volumi artificiosamente gonfiati possono alterare la percezione del sentimento di mercato, ingannare nuovi utenti e distorcere segnali che sono alla base delle decisioni di trading. Per gli osservatori istituzionali e i regolatori, questo solleva questioni su trasparenza, integrità e tutela degli utenti nei mercati predittivi basati su blockchain.
Nei mercati finanziari tradizionali il wash trading è illegale perché compromette la formazione corretta dei prezzi e favorisce pratiche sleali; nel settore crypto il fenomeno è spesso stigmatizzato ma rimane diffuso in ambienti dove l’anonimato e la rapidità delle transazioni rendono più difficile l’enforcement.
Raccomandazioni e possibili contromisure
I ricercatori propongono l’adozione di algoritmi basati su analisi di rete per segnalare pattern sospetti e ripristinare la fiducia negli strumenti finanziari emergenti. Tra le misure suggerite vi sono l’introduzione di procedure di verifica identitaria più rigorose, limiti operativi temporanei per attività atipiche, l’applicazione di commissioni mirate per disincentivare movimenti circolari e la pubblicazione di report di trasparenza sui flussi di volume.
Per i regolatori, la sfida consiste nel bilanciare la necessità di proteggere gli utenti e assicurare mercati equi con l’innovazione in ambito blockchain: strumenti di supervisione adeguati e standard di audit onchain possono aiutare a identificare comportamenti illeciti senza soffocare l’innovazione.
Conclusione
Lo studio della Columbia University evidenzia come la combinazione di anonimato, assenza di fee e potenziali incentivi futuri possa favorire la proliferazione di wash trading nei mercati predittivi onchain. L’adozione di strumenti analitici avanzati e pratiche di governance più rigorose appare necessaria per mitigare i rischi e rafforzare la credibilità di questi mercati.