Più flessibilità e tagliando biennale: il compromesso Ue sul clima, tra sollievo e rinunce
- 7 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
A pochi giorni dall’apertura della conferenza sul clima in Brasile, i ministri dell’ambiente dell’Unione europea hanno raggiunto un compromesso faticoso sugli obiettivi climatici per il 2040, modificando la proposta iniziale della Commissione europea per ottenere il sostegno dei governi più esitanti.
I negoziati si sono protratti nella notte e sono durati quasi 24 ore, con discussioni serrate sui dettagli tecnici e sulle garanzie per la competitività e la coesione sociale tra gli Stati membri.
Lars Aagard ha detto:
“Fissare un obiettivo climatico non è scegliere un semplice numero: è una decisione politica con conseguenze profonde per il continente. Abbiamo lavorato affinché l’obiettivo sia realizzabile preservando la competitività, l’equilibrio sociale e la sicurezza.”
Dettagli del compromesso
Il testo concordato mantiene il target centrale di una riduzione del 90% delle emissioni nocive entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990, ma introduce margini di flessibilità che attenuano l’impatto immediato sui bilanci nazionali di emissioni.
Rispetto alla proposta iniziale, che consentiva il ricorso fino al 3% a progetti di compensazione in paesi terzi, la quota di crediti internazionali ammessi è stata innalzata al 5%. Di fatto, questo porta l’obiettivo di riduzione domestica a un valore equivalente all’85%.
È stata inoltre prevista una clausola di revisione strutturata: la normativa sarà riesaminata ogni cinque anni, con la possibilità per la Commissione europea di effettuare valutazioni intermedie ogni due anni e proporre adeguamenti. Nel corso di una revisione potrebbe essere autorizzato l’uso di un ulteriore 5% di crediti internazionali per il raggiungimento degli obiettivi nazionali.
Questi strumenti riflettono la crescente controversia politica intorno alle politiche climatiche e la necessità di bilanciare ambizione ambientale e sostenibilità economica.
Voti e posizioni nazionali
La decisione è passata con maggioranza qualificata, ma non senza opposizioni e astensioni. Si sono dichiarati contrari Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria; si sono astenuti Belgio e Bulgaria.
Nel computo dei voti, la posizione dell’Italia si è rivelata determinante: il ministro dell’ambiente italiano ha espresso soddisfazione per il testo raggiunto.
Gilberto Pichetto Fratin ha detto:
“L’accordo è buono. Sono state riconosciute le istanze che portavamo avanti come Italia, in particolare la richiesta di maggiore utilizzo di crediti internazionali.”
Implicazioni istituzionali e politiche
Il testo approvato dal Consiglio dei ministri ambientali ora dovrà essere negoziato con il Parlamento europeo nell’ambito della procedura legislativa ordinaria. Ciò significa che il quadro definitivo potrà subire ulteriori modifiche durante il confronto tra i co-legislatori.
L’introduzione di flessibilità attraverso crediti internazionali e revisioni periodiche ha rilevanti effetti pratici: può ridurre la pressione immediata su industrie ad alta intensità energetica, ma solleva questioni di integrità ambientale e di credibilità internazionale dell’Unione europea nei negoziati climatici globali.
Dal punto di vista politico interno, la soluzione raggiunta tenta di conciliare obiettivi climatici ambiziosi con la necessità di tutelare posti di lavoro e competitività, in particolare nei settori esposti al rischio di delocalizzazione delle emissioni.
In preparazione alla conferenza sul clima in Brasile, la posizione che emergerà da questo compromesso influenzerà la capacità dell’Unione europea di proporsi come attore coerente e ambizioso nelle negoziazioni internazionali.
Prossimi passi
Nei prossimi mesi il dossier sarà oggetto di confronto tra Parlamento e Consiglio; la Commissione avrà un ruolo chiave nelle valutazioni tecniche e nelle proposte di aggiornamento. Le decisioni su strumenti di sostegno finanziario e meccanismi di adeguamento saranno cruciali per l’attuazione pratica degli obiettivi concordati.
La road map legislativa stabilirà tempi e modalità di implementazione, mentre i singoli Stati membri dovranno calibrare le proprie politiche nazionali per rispettare i nuovi vincoli, proteggendo al contempo la coesione sociale e la crescita economica.