Aumento dell’età pensionabile, Bankitalia spinge per più equità
- 7 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il dibattito politico ed economico si concentra sul meccanismo che adegua la età pensionabile all’aspettativa di vita, ossia la regola che porta a innalzare progressivamente l’età di uscita dal lavoro man mano che la vita media si allunga.
Banca d’Italia ha osservato:
«Sarebbe meglio non toccare il meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile.»
La questione è al centro delle audizioni sui provvedimenti di bilancio perché l’adeguamento automatico incide sia sulla sostenibilità finanziaria sia sull’equità tra generazioni. In sintesi: se la vita media aumenta, il meccanismo tende ad alzare la soglia di accesso alla pensione.
Fabrizio Balassone ha detto:
«C’è un problema di equità generazionale e l’aumento della spesa può rendere molto difficile la gestione della finanza pubblica.»
Contesto e dati
Le osservazioni di Banca d’Italia richiamano dati concreti: la spesa pensionistica dell’Italia, rapportata al PIL, risulta tra le più elevate in Europa, attestandosi al 15,6% nel 2022 contro una media del 11,4% nell’area comparata.
Allo stesso tempo, l’età media effettiva di pensionamento è aumentata di oltre cinque anni tra il 2001 e il 2024, raggiungendo i 64,6 anni. Anche il tasso di partecipazione al mercato del lavoro nella fascia 55-64 anni è cresciuto significativamente, dal 28,2% al 61,3% nello stesso arco temporale.
Cosa prevede il disegno di legge della manovra
Il disegno di legge collegato alla manovra introduce un adeguamento graduale: un incremento di un mese dell’età pensionabile nel 2027 (portando l’età di pensionamento a 67 anni e 1 mese) e di due mesi nel 2028 (fino a 67 anni e 3 mesi). È prevista inoltre la sospensione del meccanismo per alcune professioni gravose fino al 2029.
Secondo la prassi ricordata da Bankitalia, l’aggiornamento dovrebbe avvenire di norma ogni due anni per tutte le categorie, anche se in passato sono state introdotte eccezioni e interventi mirati che hanno temporaneamente sospeso o rimodulato l’indicizzazione.
Effetti e implicazioni
Il meccanismo di indicizzazione dell’età di pensionamento alla longevità è stato pensato per riequilibrare, tra le generazioni, il rapporto tra il tempo trascorso al lavoro e quello trascorso in pensione. In termini finanziari, contribuisce a limitare la crescita della spesa pensionistica legata all’invecchiamento della popolazione.
Tuttavia, la sua applicazione solleva questioni di carattere politico e sociale: l’adeguamento automatico può risultare più gravoso per alcuni lavoratori, in particolare per chi ha svolto attività usuranti o per chi ha carriere discontinue. Per questo motivo le scelte legislative tendono ad accompagnare l’indicizzazione con misure compensative o con deroghe selettive.
Sul piano istituzionale, ogni intervento modifica il quadro di sostenibilità a medio-lungo termine e richiede valutazioni tecnico-finanziarie dettagliate da parte del governo e degli organi di controllo. Sul piano politico, le decisioni devono bilanciare obiettivi di equità intergenerazionale, tutela dei redditi da pensione e vincoli di bilancio.
In assenza di modifiche sostanziali al meccanismo, la sua funzione di contenimento della spesa pensionistica rimane centrale per le prospettive di finanza pubblica, ma resta aperto il dibattito su come accompagnare tali regole con politiche del lavoro e misure di protezione per i gruppi più vulnerabili.