I settori del made in Italy spingono la crescita nel 2026
- 5 Novembre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Le imprese dei settori riconducibili al made in Italy hanno registrato una crescita superiore alla media dell’industria manifatturiera nell’ultimo decennio e sono attese a mostrare maggiore resilienza anche nella congiuntura difficile corrente, nonostante l’impatto dei dazi statunitensi e delle tensioni geopolitiche. Si tratta di circa 76.000 realtà che nel 2023 hanno realizzato ricavi per circa 637 miliardi di euro, occupando quasi 2 milioni di persone e segnando un aumento del 4,3% rispetto al 2014 (contro il +3,7% del complesso del manifatturiero), oltre a un miglioramento dei profili patrimoniali e creditizi.
Le previsioni per il 2025-2026
Il monitor elaborato da Cerved analizza i principali comparti del made in Italy — tra cui agroalimentare, sistema moda, arredo e design, automazione e meccanica, mezzi di trasporto e farmaceutica — e offre una fotografia dell’ecosistema produttivo nazionale, con stime costruite simulando le performance economico-finanziarie di circa 900.000 imprese.
Luca Peyrano ha commentato:
“Si evidenzia un ecosistema vitale che intreccia imprese, territori e capitale umano: comprenderne i meccanismi è essenziale per interpretare la traiettoria della competitività futura del Paese.”
Secondo le proiezioni, la dinamica dei ricavi dovrebbe mantenere un andamento moderatamente positivo: una lieve crescita dello 0,2% nel 2025, dopo un 2024 complesso, seguita da una ripresa più marcata pari all’1,7% nel 2026. Tuttavia sono previste marcate differenze tra settori.
Nel dettaglio, la farmaceutica e l’agroalimentare dovrebbero consolidare posizioni di forza, con incrementi annui stimati superiori al 4% per la prima e attorno all’8% per la seconda. Più critica la situazione dei mezzi di trasporto, con un calo atteso dell’1% nel 2025 a causa delle difficoltà del comparto automotive, mentre il sistema moda attraversa una fase di contrazione da cui è però attesa una ripresa nel 2026.
Campioni dell’export
Lo studio mette in luce la forte propensione all’export delle imprese del settore: pur rappresentando circa il 7,8% delle società di capitali italiane, esse generano quasi il 47,2% delle esportazioni nazionali, pari a circa 200 miliardi di euro nel 2023.
Questa vocazione internazionale è stata uno dei fattori chiave che ha consentito performance superiori nel decennio passato e costituisce un vantaggio competitivo anche per il prossimo biennio, a condizione che le imprese rafforzino investimenti in innovazione e sostenibilità e diversifichino i mercati di sbocco per compensare la minore dinamica prevista sul mercato statunitense. Il monitor segnala questo come un elemento di attenzione strategica.
Luca Peyrano ha sottolineato:
“La capacità innovativa delle imprese sarà il fattore determinante per mantenere e accrescere la competitività internazionale.”
Molte realtà, in particolare i grandi gruppi e i cosiddetti campioni nazionali, stanno già diversificando i mercati di destinazione, orientandosi verso aree in forte crescita come India, Sud-Est asiatico e Africa. Questa strategia mira a ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati tradizionali e a cogliere opportunità legate alla domanda emergente.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche e istituzionali, i risultati implicano la necessità di misure mirate a sostenere la ricerca e sviluppo, facilitare l’accesso al credito per gli investimenti verdi e digitali, rafforzare gli strumenti di promozione commerciale all’estero e stipulare accordi che favoriscano la diversificazione delle filiere. Queste azioni possono contribuire a preservare la resilienza del tessuto produttivo e a valorizzare il contributo dei settori del made in Italy alla crescita economica e all’occupazione.