Referendum, scatta la corsa: scontro immediato tra i due comitati

La macchina verso il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, previsto tra marzo e aprile 2026 e senza quorum, è già in movimento: da lunedì 3 novembre è partita in Parlamento la raccolta di firme promossa dal centrodestra.

Per promuovere il quesito referendario tra i parlamentari sono necessarie sottoscrizioni pari a un quinto dei componenti di ciascuna Camera: servono dunque 80 firme alla Camera e 41 al Senato, secondo la normativa vigente sulle iniziative referendarie.

Maurizio Gasparri ha dichiarato:

“Martedì depositeremo le firme.”

La raccolta delle sottoscrizioni tra i parlamentari è stata avviata anche da altri gruppi di opposizione; non è escluso che in seguito si uniscano alla richiesta di referendum anche altri soggetti, come comitati elettorali o consigli regionali, che possono contribuire alla procedura prevista dalla legge.

Il copione ricorda il referendum costituzionale del 2016 sulla riforma nota come Boschi-Renzi, che interveniva sul bicameralismo: allora gruppi di opposizione e di maggioranza raccolsero rapidamente le firme parlamentari e fu costituito un Comitato per il Sì che promosse anche la raccolta delle 500.000 firme popolari, superando l’obiettivo con circa 600.000 sottoscrizioni depositate.

Dopo l’approvazione definitiva in Parlamento e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la legge prevede un termine di tre mesi per raccogliere le firme necessarie: tramite parlamentari (un quinto dei membri di una Camera), tramite i cittadini (500.000 sottoscrizioni) o attraverso la firma di cinque Consigli regionali.

Procedure e tempi formali

Una volta depositate le firme, la richiesta viene esaminata dalla Cassazione, che ha 30 giorni per pronunciarsi; l’esito viene quindi comunicato al Governo e ai Presidenti delle Camere. Successivamente il Presidente della Repubblica, su delibera del Consiglio dei Ministri, entro 60 giorni deve indire il referendum, che si svolge tra il 50° e il 70° giorno successivo al decreto di indizione.

Carlo Nordio ha dichiarato:

“Il governo è orientato a far svolgere il referendum tra metà marzo e metà aprile.”

La scelta dei giorni è quindi relativamente elastica: il governo può decidere di anticipare l’indizione anche prima del termine canonico dei tre mesi dalla pubblicazione, con l’obiettivo di collocare la consultazione lontano dalle elezioni amministrative di giugno, così da separare i due appuntamenti elettorali.

Contesto politico e strategia

L’intenzione di separare il voto referendario dalle elezioni amministrative risponde a una strategia politica del governo volta a “depoliticizzare” e “spersonalizzare” la consultazione, enfatizzando il merito del quesito per provare a raccogliere consensi anche tra gli elettori moderati al di fuori dell’area del centrodestra.

Un referendum senza quorum implica che il risultato sia valido indipendentemente dall’affluenza alle urne: ciò modifica le dinamiche di campagna e la mobilitazione degli attori politici e della società civile, che dovranno concentrarsi sulla capacità di convincere gli elettori attivi piuttosto che puntare esclusivamente sull’aumento della partecipazione complessiva.

Impatto giuridico e istituzionale

La proposta di separazione delle carriere riguarda la possibilità di limitare o vietare il passaggio e la sovrapposizione tra ruoli giudicanti e ruoli requirenti all’interno della magistratura. Tale modifica può coinvolgere aspetti di nomina, avanzamento di carriera, responsabilità disciplinari e criteri di valutazione, con conseguenze sulla struttura professionale e sull’autonomia del corpo giudiziario.

Dal punto di vista istituzionale, modifiche di questo tipo possono incidere sui rapporti tra organi come il Consiglio Superiore della Magistratura, le procure e i tribunali, nonché sul ruolo del legislatore nel definire limiti e garanzie per evitare derive di politicizzazione o, al contrario, per rafforzare principi di terzietà e imparzialità.

Le discussioni tecniche sulla formulazione del quesito e sulle eventuali conseguenze legislative sono destinate a farsi più intense man mano che procederà la raccolta delle firme e si avvicinerà la fase di confronto pubblico, coinvolgendo accademici, operatori del diritto e associazioni professionali.

Prossime tappe e possibili sviluppi

Se la Cassazione darà il via libera e il Governo deciderà di procedere rapidamente, il calendario indicato dal ministro della Giustizia colloca la consultazione tra marzo e aprile 2026, lasciando quindi un arco temporale per la campagna referendaria e per la mobilitazione dei promotori e degli oppositori.

Storicamente la raccolta delle firme tra i parlamentari è una procedura che può completarsi in poche ore quando esiste una convergenza politica: il fattore decisivo sarà la capacità dei soggetti coinvolti di costruire una narrazione chiara sui rischi e i benefici della separazione delle carriere, oltre alla partecipazione degli attori istituzionali e della società civile nel dibattito pubblico.



Author: Tony
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