La Ue deve cambiare rotta: rifondare non significa demolire

Confindustria Cremona ha riunito oltre seicento imprenditori per un’assemblea che ha delineato un quadro di preoccupazione e di sfide, definito dal presidente Maurizio Ferraroni come «l’epoca dell’incertezza».

Il discorso ha posto al centro le complessità geopolitiche che condizionano l’attività economica: la guerra alle porte dell’Europa, la competizione commerciale internazionale e le ripercussioni sulle catene del valore.

Maurizio Ferraroni ha ricordato:

«Per decenni abbiamo dato per scontata la pace; molte volte abbiamo pensato di essere protetti da una polizza assicurativa nella Nato, ma quella polizza è ormai scaduta perché non sono stati pagati i premi.»

Secondo il presidente di Confindustria Cremona, la crisi della sicurezza internazionale impone la centralità della difesa nazionale e delle capacità collettive degli alleati: senza sicurezza, ha sottolineato, sono a rischio la libertà e i presupposti stessi della democrazia.

Maurizio Ferraroni ha osservato:

«La difesa è un dovere primario di ogni stato sovrano: senza sicurezza non c’è libertà, che è il presupposto della democrazia.»

La guerra commerciale e i dazi

La discussione ha evidenziato anche la dimensione economica della competizione internazionale, con particolare attenzione alle politiche protezionistiche attuate dagli Stati Uniti negli ultimi anni. I dazi sono stati definiti non soltanto strumenti economici, ma anche leve di pressione politica che possono produrre effetti di isolamento reciproco e indebolimento industriale.

Ferraroni ha difeso la strategia europea nel negoziato con gli USA, spiegando che l’Unione ha scelto la prudenza evitando una reazione immediata di controdazi che avrebbe potuto inasprire i contrasti e danneggiare imprese e consumatori europei.

La riflessione si è estesa alla crescente consapevolezza sulla rilevanza dell’industria per l’autonomia nazionale e la competitività: senza una base manifatturiera forte un Paese perde capacità tecnologica, posti di lavoro qualificati e libertà economica.

Il caso dell’automotive e i costi indiretti delle politiche ambientali

Un esempio concreto citato durante l’assemblea riguarda il settore automobilistico europeo, che sta attraversando una trasformazione profonda con la progressiva eliminazione dei motori endotermici e l’espansione dei veicoli elettrici. Secondo Ferraroni, alcune scelte regolatorie e la gestione dei meccanismi di mercato hanno prodotto effetti indesiderati per le imprese locali.

Nel dibattito è stato richiamato il tema dei carbon credit e dei meccanismi di compensazione: l’acquisto di crediti di emissione prodotti all’estero può, in alcuni casi, tradursi in un trasferimento di costi verso fornitori non europei, premiando produzioni che inquinano altrove e penalizzando le imprese locali che subiscono maggiori vincoli ambientali e burocratici.

Per illustrare la situazione del comparto auto è stata citata la pressione competitiva di produttori extra‑UE come Tesla e aziende cinesi, la cui crescita mette in discussione la sostenibilità delle catene produttive europee in assenza di politiche industriali coerenti.

Maurizio Ferraroni ha sottolineato:

«I primi dazi che oggi frenano l’Europa ce li siamo autointrodotti.»

Riforme e proposte per rafforzare l’Europa e l’industria italiana

Nel suo intervento Ferraroni ha proposto tre priorità per ridisegnare il progetto europeo e rilanciare il ruolo dell’industria: una riforma istituzionale che riduca la dipendenza dal veto di singoli Stati e snellisca la produzione normativa, una politica economica forte e coordinata a livello europeo e un sostegno deciso alla competitività industriale, con una nuova politica energetica.

La proposta istituzionale mira a favorire decisioni più rapide e coerenti a livello comunitario, valorizzando strumenti di voto maggioritario dove possibile e riducendo i casi di unanimità che bloccano interventi strategici. Sul piano economico, Ferraroni ha invocato politiche industriali che combattano la delocalizzazione, incentivino investimenti in ricerca e innovazione e accompagnino la transizione tecnologica.

La componente energetica è stata indicata come elemento cruciale: la sicurezza degli approvvigionamenti, la diversificazione delle fonti e gli investimenti in infrastrutture e tecnologie rinnovabili sono condizioni necessarie per ridare alle imprese italiane ed europee margini di competitività.

Maurizio Ferraroni ha detto:

«Amo l’Italia e amo l’Europa; molti chiedono che l’Europa sia ridisegnata, persino rifondata, ma rifondare non significa demolire. Non può esistere una sovranità nazionale senza una sovranità europea corrispondente.»

Alla tavola rotonda organizzata durante l’assemblea ha partecipato anche il presidente di Confindustria Lombardia, che ha richiamato l’urgenza di politiche industriali territoriali integrate con gli indirizzi europei, sottolineando il ruolo delle imprese nel guidare la transizione e nel promuovere formazione e innovazione.

In conclusione, l’assemblea ha ribadito la necessità di un’azione collettiva e coordinata fra istituzioni pubbliche e imprese per affrontare sfide geopolitiche, commerciali e ambientali: rafforzare la sovranità tecnologica, sostenere la base produttiva e costruire politiche energetiche ed industriali in grado di garantire resilienza e crescita sostenibile.



Author: Tony
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