Rwm, la fabbrica di droni e armamenti bellici sotto accusa: proteste, ricorsi e investimenti per oltre 140 milioni
- 31 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
La vicenda intorno allo stabilimento che produce materiale bellico e droni nella zona di Domusnovas mette in luce un conflitto tra un piano industriale ambizioso e le contestazioni ambientali e pacifiste, con al centro una complessa serie di procedure amministrative e giurisdizionali ancora non risolte.
Il progetto e l’investimento
L’azienda controllata dal gruppo Rheinmetall ha presentato un piano di ampliamento per lo stabilimento, collegato a investimenti stimati in circa 140 milioni di euro e a commesse per la produzione di droni e altri sistemi per un valore complessivo intorno a 200 milioni di euro.
Oggi l’impianto occupa approssimativamente 550 lavoratori tra diretti e somministrati; il progetto di sviluppo prevede l’inserimento di ulteriori circa 200 addetti, modificando in modo significativo il quadro occupazionale locale.
Iter amministrativo e contenziosi
Il punto più controverso riguarda la mancata presentazione iniziale della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per i nuovi reparti. Questa omissione ha dato avvio a ricorsi da parte dei movimenti pacifisti e degli ambientalisti, che hanno sollevato criticità ambientali e procedure non conformi.
Il contenzioso ha attraversato diversi gradi: in prima istanza il Tar aveva dato ragione all’azienda, ma successivamente il Consiglio di Stato ha accolto le istanze degli oppositori, ordinando la presentazione di una VIA ex post, cioè successiva all’esecuzione dei lavori già realizzati.
Dopo la presentazione della procedura di VIA, gli uffici regionali hanno trasmesso gli atti alla Giunta regionale proponendo l’approvazione della delibera conclusiva. La Giunta regionale, tuttavia, non ha adottato il provvedimento, generando a sua volta una diffida da parte dell’azienda e richieste di approfondimento da parte degli uffici. A fronte di questa inerzia, Rwm Italia ha ripresentato ricorso al Tar, che ha poi intimato alla Regione di concludere il procedimento entro sessanta giorni, prevedendo l’intervento di un commissario ad acta in caso di ulteriore omissione.
Occupazione e produzione
Dal punto di vista produttivo, l’ampliamento promette una crescita significativa delle attività e degli ordinativi, con riflessi sull’occupazione e sull’indotto locale. Tuttavia, la disputa amministrativa e le proteste sociali rendono incerta la tempistica e l’effettiva realizzazione delle assunzioni previste.
Reazione dell’azienda
Fabio Sgarzi ha dichiarato:
“Il Tar Sardegna ha accolto i ricorsi presentati da Rwm Italia Spa, riconoscendo da un lato l’inerzia della Regione Autonoma della Sardegna nel concludere la procedura di VIA ex post relativa ai nuovi reparti realizzati, e dall’altro la mancata trasparenza nella mancata comunicazione di documenti fondamentali prodotti dall’amministrazione regionale al termine dell’istruttoria. Il Tribunale ha accertato la violazione dell’obbligo di provvedere nei termini e ha ordinato la chiusura del procedimento entro sessanta giorni; in caso contrario, la decisione finale sarà rimessa al Ministero dell’Ambiente.”
Questa posizione aziendale sottolinea la richiesta di certezza procedurale e il rischio di un intervento esterno da parte del Ministero dell’Ambiente o di un commissario nominato per chiudere la pratica, con possibili implicazioni amministrative e politiche per l’ente regionale coinvolto.
Impatti sociali e prospettive politiche
La vicenda pone in rilievo il conflitto tra sviluppo industriale e tutela ambientale: da un lato l’opportunità occupazionale e gli investimenti collegati al gruppo Rheinmetall, dall’altro le preoccupazioni dei cittadini, delle associazioni ambientali e dei movimenti pacifisti per l’impatto territoriale e la destinazione produttiva dell’impianto.
La decisione della Regione e l’eventuale intervento ministeriale avranno conseguenze pratiche per i lavoratori, per la programmazione economica locale e per i rapporti tra istituzioni, imponendo chiarezza procedurale e un equilibrio tra esigenze occupazionali e vincoli ambientali.