Orsini avverte: Ue di fronte a una sfida esistenziale, il tempo della cautela è finito
- 31 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Emanuele Orsini ha scritto:
“Il tempo della cautela è finito. L’Europa si trova davanti a una sfida esistenziale: mentre Stati Uniti e Cina proteggono le proprie industrie e investono con decisione nelle nuove tecnologie, noi restiamo prigionieri di regole, vincoli e ideologie che rischiano di soffocare crescita e lavoro.”
La lettera aperta del presidente di Confindustria pubblicata sul Corriere della Sera richiama l’attenzione sulle tensioni globali e sui rischi concreti per la base produttiva europea. Secondo la nota, la strategia attuale dell’Unione rischia di favorire una perdita di competitività rispetto alle economie che perseguono strategie industriali aggressive e coordinate.
Rischi per il sistema produttivo e sociale
Orsini sottolinea che la competizione globale, accompagnata da politiche di sostegno molto consistenti in altre aree del mondo, mette a rischio non solo le imprese ma l’intero modello sociale europeo. Senza contromisure efficaci, secondo la denuncia, si potrebbe assistere a una progressiva erosione della base industriale, a cali salariali e a tensioni sulla coesione sociale.
Emanuele Orsini ha osservato:
“O saremo capaci di unire davvero — e non solo a parole — competitività e decarbonizzazione, oppure vedremo assottigliarsi la nostra base industriale, i salari e la coesione sociale, mettendo a repentaglio l’idea stessa di Europa.”
Transizione ecologica e rischio di deindustrializzazione
Il messaggio ribadisce che, in assenza di una strategia industriale comune a livello europeo, la transizione ecologica corre il rischio di trasformarsi in un processo di deindustrializzazione. Mentre le grandi potenze adottano politiche industriali e commerciali attente alla salvaguardia della capacità produttiva nazionale, l’Europa sarebbe troppo legata a vincoli che non tengono conto degli squilibri competitivi globali.
Emanuele Orsini ha denunciato:
“Senza una strategia industriale comune, la transizione ecologica si è già trasformata in deindustrializzazione. Il motore industriale europeo si sta spegnendo, proprio mentre le altre grandi potenze portano avanti muscolari politiche industriali e commerciali.”
Obiettivi ambientali: gradualità e verificabilità
Nel ragionamento viene richiamata l’attenzione sui target ambientali ritenuti eccessivamente ambiziosi nelle tempistiche attuali. Viene ricordato che l’Europa è responsabile di una quota minoritaria delle emissioni mondiali, mentre molte aree produttive globali non sopportano alcun costo per la CO2. In questo contesto la disparità nei prezzi del carbonio può penalizzare ulteriormente le industrie europee.
La lettera evidenzia anche la necessità che le istituzioni dell’Unione accelerino e adeguino scelte e strumenti: la Commissione Europea formula proposte legislative, ma per tradurre le decisioni in politiche operative è indispensabile il ruolo del Consiglio Europeo e l’allineamento dei governi nazionali.
Emanuele Orsini ha aggiunto:
“La transizione non può ridursi a una zelante battaglia donchisciottesca, in cui non ci si accorge neanche che i mulini a vento hanno le pale made in China. Servono prima condizioni economiche, industriali e infrastrutturali sostenibili, poi obiettivi ambientali graduali e verificabili.”
Il costo dell’energia e le ricadute sugli investimenti
Un punto centrale della critica riguarda il costo dell’energia: secondo il documento, le imprese europee pagano prezzi fino al doppio rispetto ai loro concorrenti internazionali. Questo svantaggio rischia di spostare investimenti e produzioni verso contesti dove l’energia è più economica, lasciando in Europa solo oneri e bollette più alte.
Emanuele Orsini ha affermato:
“Paghiamo l’energia fino al doppio dei nostri concorrenti internazionali. Senza un piano per ridurre i costi e garantire energia pulita adatta alle nostre imprese rischiamo di far scappare investimenti e imprese, lasciando qui solo bollette e buone intenzioni.”
Le proposte: regole comuni e neutralità tecnologica
Per affrontare queste criticità, la richiesta principale è per una politica industriale e energetica europea più coordinata: regole comuni, equità fiscale e una vera neutralità tecnologica che permetta alle imprese di scegliere soluzioni efficienti senza distorsioni normative. Viene inoltre sollecitata una collaborazione più rapida e coraggiosa tra la Commissione Europea e i governi nazionali, con un ruolo attivo del Governo italiano e degli altri esecutivi.
Emanuele Orsini ha concluso:
“Servono regole comuni, una fiscalità più equa e una vera neutralità tecnologica. Gli industriali italiani, con forza e con una sola voce, si uniscono a quanti chiedono alla Commissione e ai Governi nazionali, a cominciare da quello italiano, di intervenire insieme con coraggio e rapidità. Senza una politica industriale e, quindi, sociale comune e una visione coesa di lungo periodo, non ci sarà transizione che tenga, né futuro che possa dirsi davvero europeo.”
La sollecitazione mira a mettere al centro dell’agenda europea la necessità di conciliare gli obiettivi climatici con la salvaguardia della capacità industriale e dell’occupazione. Si tratta, secondo gli industriali, di delineare strumenti che uniscano sostenibilità ambientale, competitività economica e coesione sociale, evitando misure che possano risultare efficaci solo sulla carta ma dannose per la tenuta produttiva reale.