Il paradosso del Sud: boom delle utility, infrastrutture in stallo
- 31 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Un valore aggiunto stimato in oltre 8,3 miliardi di euro, circa 112mila occupati e un peso crescente nell’economia nazionale: le utility del Mezzogiorno emergono come un presidio produttivo fondamentale per il Paese. Tuttavia, dietro questi indicatori si nascondono ritardi infrastrutturali e difficoltà nell’attuazione del Pnrr, in particolare nei settori più delicati quali rifiuti, acqua ed energia. Queste evidenze sono contenute nel Rapporto Sud 2025 elaborato da Utilitalia e Svimez e presentato a Roma.
Un comparto solido ma diseguale
Nel 2024 il sistema delle utility meridionali — comprendente servizi energetici, idrici, rifiuti e servizi ambientali — ha generato il 27,3% del valore aggiunto nazionale del settore. La produttività media per addetto si attesta a circa 75.348 euro, valore superiore del 17,3% rispetto alla media dell’industria locale e del 24,7% rispetto al complesso dell’economia regionale. L’occupazione nel comparto è aumentata di circa 5 mila unità rispetto al 2021, segnalando una capacità di resilienza rispetto alle crisi energetiche e inflazionistiche recenti.
Nonostante questi risultati, permangono forti squilibri territoriali. La crescita reale del Pil tra 2021 e 2024 è stata maggiore nel Sud (+8,5%) rispetto al Centro-Nord (+5,8%), ma tale dinamica è stata largamente sostenuta da spesa pubblica e investimenti straordinari legati al Pnrr, più che da una trasformazione autonoma e diffusa del tessuto produttivo.
Luca Bianchi ha dichiarato:
“I numeri confermano che il sistema delle utility del Mezzogiorno ha svolto un ruolo centrale nella fase post‑pandemica: alti livelli di produttività e l’aumento dell’occupazione ne fanno un fattore chiave per la modernizzazione e la crescita del territorio.”
Rifiuti, un ciclo ancora incompiuto
Il gap impiantistico è più marcato nel settore dei rifiuti. Ampie porzioni del Mezzogiorno, a cominciare da Sicilia, Calabria e Campania, mancano di impianti adeguati per il trattamento e il recupero delle frazioni non riciclabili, costringendo a trasferimenti verso il Nord o all’estero e determinando costi ambientali, logistici e sociali elevati. Questa situazione espone anche le regioni meridionali a procedure di infrazione a livello europeo e a emergenze ricorrenti.
Secondo le analisi contenute nel rapporto, colmare il ritardo impiantistico potrebbe generare circa 1,2 miliardi di euro di Pil aggiuntivo e creare 21mila nuovi posti di lavoro, con una concentrazione stimata di circa il 40% in Sicilia. A questi si aggiungerebbero ulteriori 4mila occupati stabili per la gestione e la manutenzione degli impianti, favorendo ricadute positive sull’indotto locale e sulla qualità del servizio.
Per eliminare questi deficit Utilitalia propone l’adozione di piani regionali coerenti, una semplificazione dei tempi autorizzativi e strumenti economici innovativi come i Certificati di efficienza economica circolare e i Titoli di efficienza energetica circolare, pensati per premiare le migliori pratiche di recupero e riciclo e per attrarre investimenti privati nel trattamento dei rifiuti.
Pnrr: grande banco di prova
Il Pnrr rappresenta un test cruciale per il settore: le risorse complessive destinate al comparto ammontano a circa 10,4 miliardi di euro, di cui il 40% è indirizzato al Mezzogiorno (con ripartizioni significative per Campania, Sicilia e Puglia). Tuttavia lo stato di avanzamento segnala forti ritardi nell’erogazione e nell’attuazione degli interventi.
A metà 2025 risultava effettuato un pagamento pari al 24% delle risorse complessive, con un divario rilevante tra Nord e Sud (circa 30% contro 14,8%). La maggior parte della dotazione è concentrata in opere pubbliche, che costituiscono circa l’80% del valore totale: queste sono le attività più esposte a ritardi procedurali e amministrativi.
Nel dettaglio dei singoli progetti, sebbene la maggioranza sia stato avviata, nel Mezzogiorno solo una porzione molto limitata è già conclusa (circa l’1,2%), il 69% è in fase di collaudo o verifica finale, mentre una parte residua (circa il 2,5%) non è ancora partita. Con meno di un anno alla scadenza del Piano, la lentezza amministrativa e la complessità delle procedure pongono un rischio significativo alla piena utilizzazione dei fondi.
Energia e acqua: hub potenziale e sfide future
Il servizio idrico nel Mezzogiorno presenta luci e ombre: il 56% della popolazione è servita da un gestore unico, ma persistono perdite di rete, frammentazione gestionale e livelli di investimento inferiori alla media nazionale. Gli investimenti medi pro capite registrano circa 43 euro per abitante nel Sud rispetto ai 65 euro della media nazionale, con poche eccezioni di eccellenza.
Un caso significativo è quello di Acquedotto Pugliese, che nel 2024 ha registrato investimenti intorno ai 113 euro per abitante, dimostrando come una gestione industriale e integrata del ciclo idrico possa avvicinare gli standard europei e migliorare servizio e resilienza.
Luca Del Fabbro ha dichiarato:
“Per innalzare la qualità dei servizi pubblici nel Sud è fondamentale promuovere una gestione industriale integrata del ciclo dell’acqua e dei rifiuti. Esperienze organizzate e capaci di operare su scala ampia attirano investimenti, migliorano l’occupazione e determinano ricadute positive sull’economia locale.”
Per sostenere questa transizione Utilitalia ha promosso la Rete Sud, una piattaforma di collaborazione fra associate finalizzata a condividere strumenti operativi, soluzioni finanziarie e approcci regolatori. L’obiettivo è superare la frammentazione, accelerare gli interventi infrastrutturali e garantire maggiore qualità e sostenibilità nelle forniture di energia e acqua nel Mezzogiorno.