Verso il referendum: quando si vota, serve il quorum, chi è per il sì e chi per il no — cinque domande e risposte
- 30 Ottobre 2025
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Dopo l’approvazione finale al Senato della modifica costituzionale che introduce la separazione delle carriere nella magistratura, il dibattito politico si concentra già sul referendum confermativo che dovrà ratificare o respingere la riforma.
Quando si potrà votare
La procedura di convocazione del referendum è regolata dalla legge sul referendum (legge n. 352 del 1970). Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge costituzionale approvata dal Parlamento, sono possibili tre modalità per promuovere la consultazione popolare: la firma di un quinto dei membri di una Camera, la raccolta di 500.000 firme di cittadini o la richiesta di almeno cinque Consigli regionali.
Nella prima ipotesi servono quindi o le firme di 80 deputati su 400 o di 41 senatori su 205. Una volta depositata la richiesta alla Cassazione, questa ha 30 giorni per verificarla e autorizzarla; il nulla osta viene quindi comunicato al Governo e ai presidenti delle Camere.
Il Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei ministri, ha un termine di 60 giorni per indire il referendum, che deve poi svolgersi tra il 50° e il 70° giorno successivo al decreto di indizione. I tempi perciò sono flessibili, ma l’esecutivo ha indicato l’intenzione di collocare la consultazione nella finestra primaverile successiva all’approvazione.
Carlo Nordio ha detto:
“Il governo è orientato a far svolgere il referendum tra metà marzo e metà aprile.”
Come funziona il voto
Il referendum confermativo è previsto dall’articolo 138 della Costituzione ed è lo strumento con cui i cittadini confermano o respingono una legge di revisione costituzionale già approvata dal Parlamento.
Si ricorre al referendum confermativo quando, nella procedura di revisione costituzionale, la riforma non ottiene in seconda votazione la maggioranza dei due terzi dei componenti di entrambe le Camere. In questo caso l’iter parlamentare prosegue ma l’approvazione definitiva passa per la consultazione popolare.
Il voto è confermativo e non abrogativo: si vota sì per approvare definitivamente l’intera legge costituzionale e no per respingerla. Non è possibile esprimere scelte parziali su singoli articoli o disposizioni; l’oggetto del voto è la legge nella sua globalità.
Serve il quorum per la validità
A differenza del referendum abrogativo, il referendum confermativo non richiede un quorum di partecipazione: il risultato è valido indipendentemente dall’affluenza alle urne. La riforma è approvata se ottiene la maggioranza dei voti validi espressi; in caso contrario la legge non entra in vigore.
Le posizioni dei partiti e le prossime mosse
La maggioranza che ha sostenuto la riforma è compatta nel promuovere il sì al referendum. Per accelerare la convocazione della consultazione verrà privilegiata la raccolta della firma pari a un quinto dei membri di una Camera, ma non si esclude di affiancare in seguito altre iniziative di mobilitazione pubblica, come banchetti per la raccolta di firme tra i cittadini o il coinvolgimento di Consigli regionali.
Forza Italia ha annunciato il proprio impegno nell’organizzazione dei comitati per il sì e ha indicato i referenti iniziali per la campagna.
Forza Italia ha dichiarato:
“Saremo i primi a promuoverlo.”
I referenti indicati da Forza Italia per i comitati a sostegno della riforma sono il deputato Enrico Costa e il senatore Pierantonio Zanettin. Anche il partito Azione, guidato da Carlo Calenda, si è dichiarato favorevole alla riforma.
Dal punto di vista politico, la consultazione avrà effetti significativi sul rapporto tra magistratura e politica: la separazione delle carriere tende a distinguere i percorsi professionali tra funzioni giudicanti e funzioni requirenti, con possibili impatti sull’autonomia, sulla governance della magistratura e sulla percezione pubblica dell’imparzialità giudiziaria. Proprio per questi motivi la campagna referendaria si preannuncia intensa e caratterizzata da dibattiti tecnici e politici sull’assetto istituzionale del Paese.
La scadenza effettiva dipenderà dunque dai tempi tecnici di deposito delle firme o di altre modalità di promozione, dalla verifica della Cassazione e dalla decisione formale del Presidente della Repubblica su proposta del Consiglio dei ministri. I partiti e le forze civiche si stanno già organizzando per condurre campagne informative sulle conseguenze costituzionali della scelta di voto.